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L’amore tradito, le tante bugie e lo sguardo ormai oltre

– Partito dell’amore, l’amore vince sul’odio, la bellezza femminile come merito politico, i tombeur de femmes della diplomazia, il machismo al potere, la politica intrisa di sessualità, il “Silvio ci manchi”. Inevitabile che in questa narrazione politica giungesse la categoria del “tradimento”: il flirt con il nemico odiato, l’amore tradito, la fedeltà rotta.

Peccato che manchi, nel quadro a tinte rosa cui hanno voluto ridurre la politica italiana, un cenno alla “bugia”. Mentire per anni, raccontare una storia diversa dalla realtà, vantarsi di riforme mai realizzate e reiterare promesse da non mantenere. E fuori dalla finestra un giardino – l’Italia – sempre meno curato, abbandonato alle erbacce. Arriva il momento in cui anche il più innamorato dei partner smette di illudersi. Si chiude quel sogno iniziale, quel 1994 di speranze, quel 2001 di auspici, quel 2008 di prospettive. Si aprono gli occhi, tanto più se il compagno con cui si credeva di condividere l’ambizioso percorso ti dice: “Se non ti piace ciò che faccio e dico, quella è la porta”. Chi voleva provare a correggere la rotta, si è visto le valigie sull’uscio. E allora ha semplicemente, e umanamente, iniziato a guardare oltre. Oltre Berlusconi.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

20 Responses to “L’amore tradito, le tante bugie e lo sguardo ormai oltre”

  1. Joe scrive:

    Encomiabile lo sforzo, ma mischiare fatti veri – le promesse false di Berlusconi – ad altri controversi – la cacciata di Fini – shackerando il tutto con una narrazione suggestiva ma omissiva non dà un buon risultato. Guardare oltre Berlusconi? Assolutamente legittimo. Però non ho ancora capito perchè il futuro dovrebbe essere Fini semplicemente perchè una mattina s’è alzato, l’ha deciso e l’ha detto: parliamo di un 58enne che è stato alleato di B dal 94 a ieri e che “sono in Parlamento da prima di te e ci starò anche dopo”: e se ne vanta pure. Questione di gusti ma poi si viene al punto, il tradimento, categoria di narrazione secondo l’autore, in realtà semplice fatto. Guardare oltre Berlusconi si può. Farlo facendolo cadere e rifiutando il corpo elettorale fino, se necessario, a portare al governo chi ha perso e all’opposzione chi ha vinto, purtoppo si può pure: ma è tradimento. Che piaccia, o no.

  2. Sara scrive:

    Vero, molto vero. Ahimé vero. Lo sa chi ci ha creduto e chi si è impegnato. Ma altrattanto vero è che non si può negare che nel suo momento è stato proprio questo partito ad aver dato la sterzata, la correzione di rotta a una politica che, così com’era, non funzionava più. Ingranaggi arruginiti e viziati dalle stesse, o altre, brutture che ne avevano imbastito i movimenti del paese. Ben venga il nuovo, sempre!!! Ma, di nuovo ahimè, la storia insegna che la scopa nuova spazza sempre bene…

  3. Piercamillo Falasca scrive:

    @Joe: c’è stata l’espulsione politica, purtroppo. E si guarda oltre non per trovare in Fini un “sostituto” di Berlusconi. Con Fini abbiamo scelto nel merito delle cose di condividere un percorso per questo “oltre”, senza consegnargli – a lui come a nessun altro – i galloni di Silvio II. Anzi.

    @Sara: compito di chi fa politica è compiere scelte, anche correndo azzardi e rischi di sbagliare. Ma l’immobilismo berlusconiano, con un paese che declina, era proprio l’ultima delle opzioni, ormai.

  4. Joe scrive:

    Sai benissimo che Fini non è finito in quel modo, come va dicendo, perchè sosteneva il voto amministrativo agli immigrati o la posizione di Beppino Englaro, posizione per la quale gli fui grato. C’è stato tecnicamente un “anatema”, non una vera espulsione che non era possibile: ma dovremmo discutere se Fini tramite il suo luogotenente napoletano se la sia cercata creando l’anarchia nel PDL perchè, ragionando con la logica del 70/30, non ha digerito il cambio di fronte dei colonnelli e la conseguenza di trovarsi in minoranza e quindi, per la prima volta in vita sua, a non contare un tubo… In ogni caso, il problema non è perchè avete scelto Fini: non la condivido ma è una vostra legittima scelta. Il problema è questo “oltre”: se significa fare il ribaltone col PD e l’IDV, è un oltre che ha come premessa un indiscutibile tradimento. Questo è.

  5. anonimo scrive:

    E i soldi in contanti che vi ha dato non ce li metti? E la poltrona che vi ha dato non ce la metti?

  6. enzo51 scrive:

    Poetica ma purtroppo tardiva piece teatrale sul romantico idillio tra ” personaggi in cerca d’autore “.

    L’amore è enfasi all’inizio e psicodramma quanto si ci scopre mendaci.

    La valenza del pezzo è tale avendo messo a nudo l’ipocrisia fatta sistema tra un politico navigato e supponente e un imprenditore non solo prestato alla politica – il che non è stato un male nei primi anni del suo mandato – ma dalla stessa avviluppato in una sorta d’onnipotenza che lo ha deviato dalla retta via che era quella di rappresentare e operare bene per il proprio paese.

    Ok Joe,OK Piercamillo!!

  7. Luciano scrive:

    Della Vedova. Che delusione! Buon viaggio. Spero di non rivederLa più in Parlamento.

  8. Gionata Pacor scrive:

    Ma il tradimento non è mica (solo) verso Berlusconi! E’ anche verso gli elettori. Che bugie vi abbiamo raccontato noi?

  9. Piercamillo Falasca scrive:

    @Gionata Pacor: io avevo capito che questo governo volesse ridurre la pressione fiscale sotto il 40% e che volesse riformare il welfare e il mercato del lavoro. In nessun caso i finiani hanno ostacolato i provvedimenti del governo (anche sull’Università, dopo una normale dialettica e trattativa parlamentare, si è votato sì), ma dei provvedimenti più attesi nemmeno l’ombra. C’è invece stato molto altro e di diverso: xenofobia pura in salsa leghista, tremontiana alterazione della realtà, accanimento etico sacconiano, immobilismo elevato a strategia di governo.
    Il tuo essere l’ultimo giapponese del Berlusconi del ’94 è encomiabile, ma a questo punto un po’ anacronistico, visto ciò che è oggi Berlusconi e il suo mondo.

  10. Gionata Pacor scrive:

    Piercamillo, io non sono l’ultimo giapponese di Berlusconi, ma l’ultimo giapponese di un’idea bipartitica della politica (anche se noi ne abbiamo solo una forma bastarda, con 2 coalizioni di 2 partiti), e di un sistema in cui chi viene eletto per governare viene giudicato dagli elettori alla fine della legislatura. Qua invece si vuole che il Presidente del Consiglio venga giudicato dal “cofondatore” e dalle seconde file dei partiti che lo dovrebbero sostenere (che hanno tutto l’interesse ad impallinarlo per prendere il suo posto o per fare carriera politica).
    Quanto alla riduzione delle imposte, questo è un fallimento vostro, mica di Berlusconi! Siete voi che avete detto per anni (da quando sono nati i Riformatori Liberali) che si andava nel centrodestra a fare “la competizione sulle idee”. Ammettete di aver perso quella competizione e che l’hanno vinta gli statalisti del PDL?
    Inoltre avete votato la riforma sull’Università dopo aver messo un aut aut sull’aumento della spesa pubblica di quasi 1 miliardo.
    State votando la finanziaria dopo aver messo un aut aut sull’aumento della spesa pubblica per i giornali di partito, per salvare il Secolo d’Italia (!!!). A quando un aut aut sulla riduzione delle tasse? O questa non è la linea di FLI in economia? Avete perso la “competizione sulle idee” anche in FLI e vi trovate ad essere minoranza anche lì? Qualche giorno fa mi hai assicurato che in FLI tutti sono favorevoli alla riduzione delle tasse per il quoziente familiare e alla riduzione delle tasse per fare i crediti d’imposta. Se è così dimostratelo con i fatti e fate le riforme: se avete la forza per far cadere una maggioranza avete anche la forza per fare le riforme. Altrimenti vuol dire che FLI non ha quella linea economica (ed è un partito statalista) oppure vuol dire che preferite fare la battaglia per le poltrone piuttosto che quella per le riforme.
    Alla fine riducete la politica nell’essere pro Berlusconi o contro Berlusconi. Non ti accorgi che non sto parlando di Berlusconi, ma di voi? Perché dovrei stare (ancora) con voi? Perché fate gli emendamenti vetrina (ossia gli emendamenti presentati per far vedere quanto belle sono le vostre idee, anche se “tanto nessuno li vota”)?
    FATE LE RIFORME! PER QUESTO VI ABBIAMO SOSTENUTO IN PASSATO! PER QUESTO VI PAGHIAMO (CON LE IMPOSTE)GLI STIPENDI! PER QUESTO CI SIAMO ISCRITTI IN PASSATO AI VOSTRI “SOGGETTI POLITICI”! E SE TI CHIEDO DI FARE LE RIFORME NON DARMI DEL BERLUSCONIANO!!!!

  11. Joe scrive:

    Ecco, PF, con tutti i giri di valzer che l’apparteneneza a FLI vi impone, non è stato saggio rispondere con una battuta piena di sufficienza a Gionata. Prosit, Gionata.

  12. vittorio scrive:

    Forse Piercamillo non è molto al corrente sull’ultimo ordine del giorno di Fini: “credere nel taglio delle tasse è come credere in babbo natale”. Vedrete che Fini arriverà a dire che le tasse sono bellissime.

  13. Piccolapatria scrive:

    “Ahi serva Italia di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di province ma bordello..”
    Terzo polo: è l’ appellativo che vi siete guadagnati! Contenti del lavoro portato avanti con tanto sconquasso, costi quel che costi a noi tapini cittadini impotenti? Sono con Vittorio e Gionata: hanno detto bene. Ma, purtroppo, di fronte al vostro agire siamo disarmati e gabbati. Ma ci vedremo a Filippi ( se lo potremo avere da elettori)! Vi manderemmo a “scopare il mare”!

  14. Cristian Cattalini scrive:

    Alla fine è Gionata a non capire, si scaglia contro FLI come se fosse la forza responsabile degli insuccessi e delle mancate riforme, invece, a mio parere, è il contrario. Berlusconi di fatto, oggi, si prefigura come l’anomalia che frena la destra politica (quella del meno stato, meno tasse) e, quindi, lo sviluppo bipolare delle istituzioni. Un capo che vuole fare il Re è una anomalia per i liberali e liberisti OPPURE NO?!?!?!

    Le altre critiche di Gionata sono assolutamente pretestuose, sono un pretesto per criticare, perchè se fossero critiche fondate allora Gionata, prima di criticare FLI e Libertiamo, dovrebbe passare su tutti gli altri forum di tutti gli altri partiti e, poi, alla fine ma solo alla fine passare di qui.

  15. Adriano Teso scrive:

    Caro Piercamillo, hai raccontato bene, con uno stile un pò lirico, ma la sostanza è quella che hai raccontato.
    Andando però sulle cose da fare, la sostanza l’hanno raccontata benissimo Gionata, Joe e gli altri. Berlusconi ha fatto poco, ma le poche cose dette dal Fli non fanno ben sperare. Su pressioni fiscali del 70-80% per piccoli imprenditori e dirigenti non è stato accennato nulla. Anzi. E nemmeno uno straccio di politica economica e fiscale, che sta alla base dello sviluppo, dell’occupazione e del benessere, è mai stato presentato. Berlusconi avrà promesso dei sogni in larga misura non realizzati e con vari Ministri poco credibili, ma un pochino la barra in quella direzione l’ha tenuta. Il FLI è ancora per molti, sopratutto in economia e fiscalmente, quasi un oggetto misterioso. E le allenza che ha fatto non lasciano ben sperare. Liberalismo, se ci sei, batti un colpo. E metti per iscritto che programma vuoi avere. Le dichiarazioni fatte non sono in larga misura quelle del programma del PDL, che il FLI si ostina genericamente a dire che è quello che vuol realizzare. Salvo poi fare continuamente dichiarazioni non in sintonia. Aspettiamo di sapere.

  16. creonte scrive:

    se non erro pure i libdem inglesi son nati da una scissione dal partito conservatore. non farei la cosa tanto tragica/farsesca

  17. Paolo scrive:

    @Gionata:
    No, qualcosa FLi l’ha fatto: ha votato la riforma corporativa dell’avvocatura (il Medioevo delle Corporazioni delle Arti e dei Mestieri).
    Proprio un bel biglietto da visita per i liberali!
    Fintanto che Della Vedova è a suo agio a sedersi in Parlamento a fianco dell’on. Siliquini, mentre FLi si allea con l’UdC, le belle parole liberali della “carta” di Libertiamo sono destinate a restare lì, sulla carta.

  18. Lucio Scudiero scrive:

    @Paolo: certo che hai un bel coraggio ad additare il gruppo senatoriale di Fli per aver votato la riforma forense, peraltro con l’esclusione di due senatori, quando quella stessa riforma è stata presentata come ddl Mugnai e sostenuta a spada tratta in tutte le sedi nientemeno che dal ministro Alfano. Fateci una cortesia, tutti voi che onorate Libertiamo.it della vostra attenzione: quando criticate (legittimamente) Fini, Fli, Bdv ecc. ecc. abbiate almeno la decenza di non utilizzare l’argomento del liberalismo, chè chi sostiene questo Governo e il Pdl ha poco da insegnare su quel tema al resto del mondo politico.

  19. Joe scrive:

    Ma infatti Scudiero nesuno tira fuori il liberalismo: sul quale i realisti hanno messo una croce sopra da un bel po’. Siete voi che venite a raccontarci che il giovane e futurista Fini con la sua banda di cariatidi ex missine da sempre in Parlamento vuol fare la destra liberale: e vuole farla, specifico, con lo “sviluppo” della spesa pubblica e una legge elettorale che affossi il bipolarismo – capito, Cristian? Noi, coerentemente, ci limitiamo a castigare mores ridendo.

  20. Filippo Santore scrive:

    Il punto è che le proposte di FLI, come ha analizzato Lakeside Capital, sono state finora poco convincenti.

    La promessa di abbassare le tasse è stata accantonata, perché in questa situazione di crisi essa potrebbe essere attuata solo riducendo allo stesso tempo la spesa pubblica (cioè non è possibile permettersi ulteriore deficit sperando che negli anni successivi il taglio delle tasse induca una crescita del PIL).

    E siccome gli Italiani non vogliono ciò a Berlusconi non resta altro che prenderne atto.

    Stessa storia per altre riforme promesse e mai attuate:

    – Il tentativo di riforma delle pensioni nel 1994 portò un milione di persone in piazza e determinò la caduta del governo.

    – Il tentativo di abolire l’art. 18 nel 2002 portò tre milioni di persone al Circo Massimo. Stavolta Berlusconi capì l’antifona, e lasciò cadere il progetto.

    Quindi ad oggi la scelta è fra il cercare di fare la riforma liberale ed essere sconfitti e il non farla. Se si sceglie la seconda ipotesi almeno si evita che al governo ci vada qualcuno che, oltre a non fare la riforma, farà politiche che vanno in senso opposto. A cominciare dalla tassazione delle rendite finanziarie.

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