Categorized | Partiti e Stato

Reguzzoni, made in family, made in Padany

– La battaglia sulle quote latte è la Kosovo Polje leghista . E hanno pure vinto, i Lumbard. Non celebrano una sconfitta eroica, ma una vittoria furba e ricattatoria, di sponda con Tremonti. Al di là infatti del dubbio linguistico – in quale idioma è stata condotta la trattativa e salutata la vittoria ? – questo è ormai il simbolo della accorata difesa del territorio padano e della Lega padrona a casa propria e anche in casa d’altri, a Roma.

Non basta però, da sola, questa lotta a tracciare il profilo di estrema purezza originaria, cui il Carroccio è ormai da tempo votato. La Lega, infatti, ha preso così a cuore la difesa del Made in Padany che l’ha esaltata, sostenuta, accentuata e protratta a tal punto da trasformarla nella promozione del Made in Family. Tutto ruota attorno alla comunità e alla famiglia, in cui gorgheggia un ideale reazionario reso da Bossi intelligentemente plebeo e non sprezzante, come dovrebbe, del popolo e delle sue debolezze. L’operato – non c’è da dubitarne – è ammirevole, mission accomplished, altro che un traccheggiante federalismo con tutte le sue complicazioni istituzionali.

C’è chi addirittura, già in età giovanile, animato sui banchi universitari da una vera e tipica vocazione all’umanesimo condominiale, coniò una filastrocca adatta a rappresentare l’aspirazione leghista alla comunità minima: “Lista mia, lista mia, per piccina che tu sia, tu sei sempre una badia”. Così Marco Reguzzoni battezzò la sua lista “antiideologica” al Liceo classico di Busto Arsizio. Meraviglioso inno padano, sprazzo di seducente fantasia di un personaggio che  grazie all’inventiva, alla fedeltà e ai gomiti è diventato emblematico della Lega di oggi, quanto le quote latte. Reguzzoni è in “quota Trota” e racchiude in sé, come un prezioso scrigno di legno duro, come è ovvio che sia, tutte le doti per contendere – fingendosene amico – al consigliere regionale più ripetente del mondo lo scettro di discendente della regia famiglia padana.

Di certo rispetto al rivale ha un’espressione meno sbalordita della vita e un sorriso sicuro da agente immobiliare dalla promettente carriera. Le doti di Mr Reguzzoni sembrano corrispondere ai dettami del perfetto manuale del giovane Riia (Fiumi, nella metafora giovanilista della Lega Lumbarda).

La prima, e più importante, è la capacità di diventare – per le malelingue, ovvio – esempio di made in family. Il matrimonio con Elena Speroni, figlia di Francesco, esponente di primo piano della Lega nascente e tuttora eurodeputato, è un tratto di storia personale in grado di metterlo in gara per il furto dello scettro all’amico dal cognome ingombrante. Ha ovviamente da vantare anche un privilegiatissimo rapporto di fiducia con l’Umberto nazionale, di cui è stato capo gabinetto quando il Senatur era Ministro delle Riforme. Insomma, Marco stava esattamente là, nelle stanze in cui la tanto agognata e appassionata rivoluzione verde prendeva forma e sostanza. Ed era sempre là mentre al suo posto, invece di uno Stato federale, di una scuola regionale, di una banca territoriale, nasceva la Lega decadente e anti-popolare dei ristoranti romani e delle passeggiate sulle strade della dolce vita capitolina.

Non si è neanche lasciato scalfire nei toni da battaglia e nel linguaggio verace dalle ultime vicende di palazzo e fiero ne ha pubblicamente accusato le meschinità e rivelato le trame. La strenua e accanita difesa della purezza, del nucleo, della piccola comunità caratterizzano il Reguzzoni dai tempi in cui si imbatté, a quindici anni, in un volantino della Lega Lombarda dei Giovani. Proprio lui che spesso s’avventura nel tema della riforma scolastica con l’abilità di un esperto prodigo di consigli, già da giovane era capace di salaci critiche al sistema dello Stato italiano: era contro la scuola coloniale, contro i programmi calati dall’alto, l’esclusione del dialetto dai programmi.

Si sentiva aggredito dall’accento siciliano come un keniota dall’inglese oxfordiano, come un indiano pellerossa, nascosto in una trincea territoriale e ideale insieme, di fronte alla lingua dei conquistatori che sarebbero diventati, per tutti, gli “americani”. Però lui, in fondo, in quella piccola trincea di fitte reti familiari, affetti trasversali, capaci di spaziare dalla stima politica alla seduzione matrimoniale, ci sta anche bene. Dopotutto la Lega senza la riserva indiana (o familiare) che cos’è?


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

3 Responses to “Reguzzoni, made in family, made in Padany”

  1. la Lega è l’involuzione della democrizia cristiana

  2. creonte scrive:

    …fatta esperienza del PCI emiliano

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] This post was mentioned on Twitter by Carmelo Palma, Carmelo Palma. Carmelo Palma said: Il Trota c'ha un padre, Umberto, e un padrino, Reguzzoni http://t.co/MEeWTty via @AddThis […]