– La notizia è che nell’ultimo Consiglio dei Ministri è stata approvata una direttiva che istituisce il 9 febbraio come Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi. Stessa data in cui, nel 2009, moriva Eluana Englaro. Le riflessioni che scaturiscono da questa notizia sono tante.

Innanzitutto perché, come sempre accade in materia di bioetica, anche questa decisione ha sollevato polemiche politiche e non. “Questa data ricorda a tutti noi l’anniversario della morte di Eluana Englaro, una ragazza affetta da disabilità grave la cui vita è stata interrotta per decisione della magistratura”, così spiega la decisione il Sottosegretario alla salute, Eugenia Roccella. “Il ricordo di Eluana non sarà più una memoria che divide ma un momento di condivisione per un obiettivo che ci unisce tutti. Da oggi sarà un’occasione preziosa in più per ricordare a tutti noi quanto è degna l’esistenza di tutti coloro che vivono in stato vegetativo e non hanno voce per raccontare il loro attaccamento alla vita. Questa giornata sarà anche un appuntamento per fare il punto scientifico su tutte le scoperte su queste situazioni di cui sappiamo ancora troppo poco. E potrà rappresentare una finestra di visibilità per queste persone e le famiglie che le accudiscono amorevolmente, troppo spesso coscientemente accantonate dai media che si rivolgono al grande pubblico, come ha dimostrato la recente vicenda della trasmissione ‘Vieni via con me’”.

Pronta la replica di Ignazio Marino del Pd: “Cercare di accendere gli animi, di creare conflitti scegliendo una data, che dovrebbe essere semplicemente la data del ricordo personale della famiglia Englaro, credo dimostri come questo Governo non vuole assolutamente affrontare questi argomenti così importanti per tutti con uno spirito sereno e il più lontano possibile dai conflitti”.

Ma questa volta è dura anche la reazione del mondo cattolico: “Il caso Englaro è un caso, che non può e non deve diventare il simbolo di nessuna battaglia”, dice il professor Pessina, Direttore del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Le spregiudicate forme di propaganda mass mediatica che sfruttano vicende personali per consolidare deboli e confuse teorie bioetiche non possono essere prese d’esempio e non andrebbero mai imitate”.

Dunque il tema del fine vita torna ad essere un argomento di rilievo. Per questa decisione, ma anche per i contrasti che hanno accompagnato le ultime puntate di “Vieni via con me” (dare o no una replica alle associazioni “pro-vita” dopo che, nella trasmissione di Fazio e Saviano, erano intervenuti Beppino Englaro e Piergiorgio Welby?).

In odore di elezioni, tornano subito pronti a schierarsi il “partito della vita” contro il “partito della morte”. Per fortuna non tutti accettano di prestarsi a simili giochini pre-elettorali con l’obiettivo di accalappiarsi voti parlando alla pancia dei cittadini. “Mi irrita, da cattolico, la contrapposizione che alcune di queste associazioni stanno cercando subdolamente di dare. Sono dalla parte della libertà di scelta, quindi dalla parte di Eluana e di Piergiorgio ma non mi sento e non voglio essere iscritto, per questo, al partito della morte”, sottolinea il presidente dei senatori dell’Idv Felice Belisario. “Allo stesso tempo sono dalla parte di coloro che hanno fatto una scelta diversa, che hanno cioè preferito continuare a vivere sia pure in stato vegetativo. Sono, insomma, dalla parte di chi sceglie liberamente”.

Ma, in ordine di tempo, l’ultima polemica sulle scelte di fine vita, è andata in scena ieri, nell’aula di Montecitorio durante l’ultimo ricordo che i deputati hanno voluto tributare a Mario Monicelli. Protagoniste la radicale Rita Bernardini e Paola Binetti dell’Udc. Il suicidio del regista ha offerto alla deputata radicale un assist per chiedere una riflessione sulla dolce morte. Furiosa è stata la reazione della ex Pd Binetti che grida a gran voce di non confondere un gesto tremendo e di solitudine con l’eutanasia. Mentre sullo sfondo, sempre nel pomeriggio di ieri, una parte di deputati e senatori di Fli hanno presentato il “Manifesto dei laici credenti di Futuro e Libertà”.

La polemica impazza quindi, e le spaccature sono sempre più evidenti, da più parti. In questo marasma, emotivo addirittura, si prova ad alzare il tiro con la parola eutanasia. Ma prima di tutto forse andrebbe fatta una riflessione seria sul bisogno immediato di discutere una legge condivisa in tema di scelte di fine vita. Altrimenti si rischia di non superare mai l’empasse che si è venuta a creare. E un Paese dignitoso non può lasciare che su questi contenuti si giochi una guerra a colpi mediatici tra la fazione dei “pro-vita” contro quelli del “pro-morte”, nemmeno si stesse giocando a guardie e ladri.