Colosseo, per il bene di tutti, sponsor privato

– Il 28 luglio scorso il ministro Bondi annunciava un bando per il finanziamento del restauro del Colosseo. Una grande iniziativa per coinvolgere il privato nel settore della cultura. Non si tratta di una rivoluzione; sia chiaro. Ai privati è dato l’onore di finanziare il progetto attraverso un contratto di sponsorizzazione. Nessuna gestione concreta del business, con gli annessi benefici economici. Il lucro è saldo nelle mani della Soprintendenza, che ogni anno incassa 35 milioni di euro dallo sfruttamento economico del monumento.

Il 31 ottobre scadeva il termine per la presentazione delle offerte. Non è ancora ben chiaro se la gara sia andata deserta. Lo scorso aprile Alemanno faceva sapere che diverse aziende giapponesi erano pronte a partecipare ad una cordata societaria per il sostegno finanziario al progetto. Pare si siano dileguati; ma perché?
A parte la difficoltà pratica per un investitore straniero di prendere visione del bando pubblicato il 4 agosto (il sito internet che lo ospita è in italiano, salvo poche righe gettate in mezzo al testo con cui si invitano gli interessati a richiedere via e-mail il testo in inglese, se ne abbisognano), a scoraggiare i possibili partecipanti possono aver contribuito vari fattori.

I tempi prospettati sono rapidi, se presi seriamente: un anno, da gennaio a dicembre 2012. Il cronoprogramma è stato allegato al bando, dove veniva specificato che i lavori non dovranno ostare all’ordinaria apertura al pubblico del monumento. Alla responsabilità dei lavori in capo ai finanziatori non corrispondeva un pieno potere direttivo: il direttore dei lavori dovrà esser scelto tra una rosa di nomi indicata dalla soprintendenza, che ha curato la progettazione preliminare e sorveglierà sullo svolgimento dei lavori.
In cambio del lauto finanziamento, i privati avrebbero avuto la possibilità di veder stampato nel retro del biglietto il logo della propria azienda e di partecipare delle campagne informative relative all’avanzamento dei lavori.

Fatto sta che Diego Della Valle ieri sera ha confermato di voler mettere a disposizione 25 milioni di euro per il restauro del Colosseo, chiarendo, per altro, di non intendere sfruttare l’iniziativa a scopi commerciali e di non aver partecipato alla gara perché, in qualità di finanziatore, non intendeva assumersi le responsabilità connesse allo svolgimento dei lavori. Cosa abbastanza giustificabile: sarebbe anomalo uno stato di cose per cui chi ha la responsabilità dei lavori coincide con il soggetto finanziatore. Rispetto a Della Valle il timore è che i rapporti, non sempre idilliaci in passato, con il premier sia un fattore penalizzante nella valutazione della proposta.
Al momento, non si hanno notizie dal ministero né dal Campidoglio.

La vicenda è ad ogni modo emblematica, in quanto conferma l’interesse dei privati per la cultura. Lo testimonia, d’altra parte, il fatto che le imprese investono nel settore circa 3 miliardi di euro all’anno.
Un’analisi degli impieghi evidenzia un forte interesse per musei, mostre e spettacoli. Più difficile coinvolgerli nel finanziamento di interventi sui monumenti, finché la loro gestione sarà accentrata nelle mani pubbliche. Ma l’offerta di Della Valle può essere di incoraggiamento a ulteriori passi nella direzione di un più incisivo coinvolgimento dei privati nella gestione dei monumenti storici.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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