– Il PdL morirà. A decretarne la fine però non sarà wikileaks, qualche battaglia legale sul simbolo bianco e azzurro o la solita magistratura politicizzata. La fine del Popolo delle Libertà è stata siglata nel momento in cui l’unica forma di consenso accettata ed accettabile all’interno del partito (se cosi si puo’ chiamare) è divenuta l’accondiscendenza.

Se il consenso, nella sua forma più alta e nobile, implica consapevolezza e condivisione, l’accondiscendenza invece non implica alcunché, anzi. Spesso l’accondiscendenza implica la negazione in toto di qualsiasi critica costruttiva. Ed è questo il motivo per cui quella parte di elettorato di centrodestra, che talvolta tappandosi le orecchie riusciva ad accettare il continuo lamentio di un’area politica ossessionata dalle toghe rosse, dalla sinistra comunista, da Santoro e da Floris, da prostitute parlanti(altro che escort!), e da tutto l’esercito di persone che con “l’invidia e l’odio” voleva averla vinta sul “partito dell’amore”, non si sente più rappresentata in un partito che libero non è.

Nessuno nega che dall’uscita di Fini in poi all’interno del PdL si sia aperto un dibattito. Il punto è che questo confronto, seppur tardivo, non può restituire al Popolo delle Libertà una verginità perduta. Verginità perduta perché la parola “libertà” è stata stuprata. Sia chiaro che parlo di Popolo delle Libertà, e non di Berlusconi, per il semplice fatto che chi nel PdL ci è rimasto, non opponendosi alla cacciata sovietica di Fini, ha di fatto accettato una logica stalinista. Allo stesso tempo chi ha aderito a Futuro e Libertà per l’Italia non può confondere la riflessione politica estemporanea, con cui è facile muovere gli animi e le piazze, con la visione politica complessiva.

Infine, ad oggi, se Berlusconi decidesse di continuare la sua battaglia politica si troverebbe di fronte a una doppia difficoltà: la prima sarà quella di costruire un nuovo soggetto politico con regole che non andranno bene a nessuno; la seconda è che se non si renderà disponibile a trovare un accordo “consensuale” più che accondiscendente, con i centristi e Fli, diventerà sempre più schiavo della destra con l’effetto che l’elettorato moderato ci penserà dieci volte in più prima di rivotarlo.