La religione libererà la Cina. Parola di Harold Berman

– “Non avevano un Dio, per questo si sono putrefatti. E’ stato il loro ateismo di regime a distruggerli”. Negli ultimi mesi di vita Harold Berman lo ripeteva sempre. Incessantemente. Era sufficiente andare a trovarlo nel suo studio e, questo anziano ed arzillissmo novantenne che nella vita le aveva davvero viste tutte, ripeteva il mantra. Era quello il motivo che aveva portato alla caduta dell’Unione Sovietica: l’ateismo di stato, la persecuzione contro le religioni.

Aveva vissuto la tragedia nella seconda mondiale sbarcando con gli alleati per liberare l’Europa invasa dai totalitarismi. Era poi tornato negli Stati Uniti per diventare il maggiore esperto di diritto sovietico. Aveva affrontato il regime a viso nudo, volando da una parte all’altra dell’oceano quando era permesso davvero a pochi. Aveva imparato il russo per tentare l’impossibile: difendere i diritti di proprietà dei privati davanti alle corti sovietiche. Nell’obituary apparso qualche giorno dopo la sua morte il New York Times ricordava la sua disperata battaglia per difendere i diritti d’autore di Arthur Conan Doyle.

Negli archivi dei servizi segreti americani restano le segnalazioni degli agenti: “Chi è questo maledetto stronzo?” , si chiedevano a Washington. Harold destava sospetti, a volte era incontrollabile, ma volava e raccontava. Libri su libri, articoli su articoli, fino a diventare uno dei più eminenti professori della Law School di Harvard. Negli anni ’70 aveva già capito che il comunismo non sarebbe durato molto. Mutò i suoi interessi scientifici: il suo interesse principale divenne l’interazione del fenomeno giuridico con quello religioso, soprattutto dalla prospettiva della tradizione giuridica occidentale. Aveva capito, Harold, l’importanza del trascendente nella storia dell’Occidente. L’importanza delle aspirazioni non terrene.

Per questo il tarlo nei suoi ultimi anni di vita era diventata la Cina. Nel 2007, suo ultimo anno di vita, e durante il quale ebbi il piacere di lavorare con lui, invitò numerosi professori cinesi ad Atlanta a parlare di libertà religiosa ed ogni volta era la stessa storia. Noi giovani attaccavamo i fantocci che difendevano il regime ed Harold ci riprendeva, ci invitava ad essere più moderati. Aveva però in mente una cosa ben precisa: il regime cinese non avrebbe resistito sotto le pressioni delle religioni e dei fedeli. Non avrebbe retto davanti alla loro sempre maggiore richiesta di libertà.

Di sicuro, guardando alle politiche di Pechino in materia religiosa, avrebbe rievocato l’esperienza del comunismo sovietico. Si sarebbe indignato, ancora una volta, davanti alla reiterata negazione di ogni libertà nei confronti della Chiesa Cattolica nella scelta dei suoi vescovi. Pastori di un gregge giornalmente violentato, internato negli “Ankang”, i manicomi per i dissidenti.

Sono i matti della fede, della democrazia e dei diritti. Così li ha definiti qualche giorno fa Giulio Meotti. Per questo mi avrebbe fatto piacere risalire nel suo ufficio nei giorni di queste polemiche fra il Vaticano e Pechino in merito alla vicenda della nomina a vescovo di Giuseppe Guo Jincai. Nomina non riconosciuta da Roma in quanto imposta dai burocrati di Pechino al fine di avere una Chiesa prona agli interessi di Stato. Una Chiesa muta che deve tacere davanti alle nefandezze del regime.

Mi avrebbe fatto piacere vedere Harold alzarsi dalla sua sedia ancora una volta e, in quel suo inglese da gran signore, dire: “Imploderanno, non possono violare così impunemente la libertà di milioni di persone”.
Contro tutti, anche contro i capi di Stato occidentali che vanno a Pechino facendosi aedi, adulatori e servi rinnegando i grandi insegnamenti dell’Occidente libero. Quelli che Harold difendeva.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

6 Responses to “La religione libererà la Cina. Parola di Harold Berman”

  1. Parnaso scrive:

    beh effettivamente esiste una correlazione tra la libertà di religione in un paese e la presenza ed il rispetto dei diritti dell’uomo in quel paese.: infatti dove è presente la libertà di religione sono presenti anche i diritti umani fondamentali (che sono cosa diversa dai diritti civili) dove invece non è presente la libertà religiosa (cina, paesi silamici, etc. ) sono assenti anche quei diritti fondamentali. Lo ha ribadito puù volte anche il precedente Pontefice.

  2. Ottimo pezzo, congratulazioni.

    Giusto stamattina rileggevo per coincidenza queste pagine di Tocqueville, che mi sono sempre state molto care nel riflettere su religione e libertá http://xroads.virginia.edu/~HYPER/DETOC/ch1_05.htm.

    Mi fa davvero piacere che si cominci a sollevare questioni cosí nel dibattito pubblico. Dá speranza.

  3. Davide scrive:

    La libertà verrà dal mercato, la religione scioglierà le catene ai piedi per metterle ai cervelli, come i berlinesi liberati da Hitler per essere occupati da Stalin

  4. Parnaso scrive:

    Il mercato non è il dio di questo mondo, anche se è idolatrato da molti da tale. anzi il mercato finanziario così come è è il problema e non la soluzione del problema. Il mercato non produce diritti umani, ma forse la schiavitù di manovalanza a basso costo. Ridurre l’uomo a ingranaggio del mercato è proprio quello che sta facendo la Cina (comunista?!?).

  5. Davide scrive:

    @Parnaso: perché non vai a commentare su “Il Manifesto” o “L’Unità”? Qui sei un troll!

  6. Parnaso scrive:

    @davide: se per troll intendi fuori luogo ti sbagli: in Italia non esiste un partito che mi rappresenta totalmente, ma se fossi in America sarei un sostenitore del Partito Repubblicano, ossia liberale (non liberista) in economia e conservatore nella morale. Bisogna sapere riconoscere i limiti e le contraddizioni del mercato: io ho avuto la fortuna di studiare e ho dei genitori che mi hanno mantenuto, ma avendo poi fatto il servizio civile in Caritas ambrosiana a Milano ti renderesti conto che ci sono povertà materiali (e spiritiali) che il mercato produce e di cui gli uomini sono vittima. Va bene questa entità definita mercato dagli uomini, ma non idolatriamola come fosse la panacea di tutti i mali. Beh in effetti rileggendo il mio intervento sembrava che a parlare fosse un sindacalista della cgil, ma volevo esprimere dei concetti che sono riportati con parole più semplici anche nelle ultime due encicliche sociali dei papi (centesimus annus e caritas in veritate).

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