L’Euro, il miglior amico dell’economia tedesca

– Uno spettro si aggira per l’Europa: è la paura che l’Unione non riesca più a tenere, che la crisi economica travolga l’Euro, che tornino a prevalere spinte protezioniste, egoismi nazionalisti, sino allo scenario più drammatico: l’uscita dalla moneta comune di alcuni paesi, o perché non ce la fanno (Grecia, Irlanda, per ora) o perché non gli conviene (Germania in testa). Il Trattato di Maastricht, cui poi seguì l’unione monetaria, non prevede però meccanismi di fuoriuscita dalla moneta unica: semel euro, semper euro, a meno di ricorrere a iniziative ultra legem – in sostanza a veri e propri atti unilaterali di rottura dall’esito incerto e traumatico. Quello che prevede il trattato istitutivo dell’Unione monetaria sono invece i cinque parametri di convergenza (il più noto dei quali è quello del rapporto tra debito pubblico e Pil, che non deve superare il 60%) il cui mancato rispetto porterebbe a delle conseguenze sanzionatorie, che non arrivano comunque alla estrema ratio dell’espulsione dalla moneta unica.

Grazie anche al contributo dell’Italia, al tradizionale criterio del debito pubblico si è recentemente aggiunto anche quello del debito aggregato (debito pubblico più debito privato), sia pure in seconda battuta, quale riferimento nelle linee guida per la valutazione dei criteri collegati al Patto di Stabilità e crescita UE (sotto questo punto di vista l’Italia è sotto la media UE e se la vede molto meglio di tanti altri paesi).
Se quindi è improbabile che dall’euro si torni indietro, è altresì innegabile che la crisi finanziaria ne ha messo in luce alcune criticità, di cui occorre tenere conto. Vediamole dal punto di vista del paese europeo più forte, la Germania.

Primo, il cittadino tedesco è disponibile ad aiutare un paese in difficoltà, a patto però che tale situazione sia solo temporanea. Pagare una volta per il greco o l’irlandese che ha barato o sbagliato va bene, pagare sempre no. In questo senso, si assiste a livello europeo a un confronto tra aree ricche e meno ricche che ricorda quello nostrano tra nord e sud.
Secondo, che fare se il paese in crisi non riesce a raddrizzarsi da solo? Ancora dalla Germania arrivano alcune indicazioni, sebbene non sempre univoche.  Il Cancelliere Merkel ha detto che gli interventi di sostegno dovrebbero chiamare in causa anche gli investitori privati. Ad esempio, in caso di un salvataggio di un paese europeo la leader tedesca ha ipotizzato class action o meccanismi di ristrutturazione e riprogrammazione delle scadenze dei pagamenti sul debito pubblico, salvo precisare però che, allo stato, non vede nessun paese in questa situazione.

Un’altra idea che si fa strada è quella di Hans-Olaf Henkel, leader degli industriali tedeschi tra il 1995 e il 2000, che ha dichiarato che oggi l’Euro dovrebbe essere spaccato in due; uno forte, caratterizzato da un’area monetaria che comprenda Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo e Finlandia (forse anche l’Austria), con espresso invito a danesi e svedesi ad unirsi al progetto. Un altro euro più soft, invece, caratterizzerebbe un’area economica di un sud non ben identificato, del quale certamente farebbero parte Francia, Spagna, Italia e poi chi vivrà vedrà, ma la sensazione è che torni l’antico limes oltre il quale hic sunt leones.

Sempre fra gli industriali tedeschi si fa poi strada la convinzione che la proposta della Merkel di fare partecipare gli investitori privati al rischio paese quando ne acquistino un bond è corretta, altrimenti che senso avrebbe, in Germania, avere imposto per legge costituzionale l’obbligo di pareggiare il bilancio pubblico se poi il denaro risparmiato va a ripianare i debiti di altri stati, col paradosso di una Germania che, per salvare l’euro, sforerebbe i parametri? Proprio su questo ragionamento riposa infatti l’attesa per la sentenza della Corte costituzionale che potrebbe dichiarare illegali i salvataggi dei paesi in difficoltà.

La crisi finanziaria ha insomma messo a nudo alcune importanti fragilità dell’euro – la diffusione in paesi troppo diversi tra loro, e la non contestuale introduzione di efficaci meccanismi centrali di controllo e di prevenzione. Peraltro, politica fiscale e politica monetaria in Europa viaggiano ancora separate.
La Merkel, però, continua a dire che vuole un euro forte ed è pronta a mostrare il suo impegno, la sua solidarietà per mantenere il valore della moneta unica. È sincera? È probabile visto che è proprio la Germania il paese cui l’Euro porta i maggiori benefici.
Se infatti potesse uscire dall’Euro e tornare al Marco la Germania si troverebbe con una moneta troppo forte per competere con la valuta europea sulle esportazioni. Ed è comunque sempre meglio essere un paese forte al centro di un mercato comune con unica moneta – dove quindi è più facile produrre, vendere e rimanere punto di riferimento trainante – piuttosto che un paese forte, ma con difficoltà a esportare, non solo nel mondo ma anche all’interno della stessa Europa.

C’è da credere quindi che le ragioni dell’opportunità più che quelle del cuore convinceranno la Merkel a tenere ben saldo il timone della moneta comune. C’è solo da augurarsi che l’euro-entusiasmo non conduca ad eccessi come quello ventilato – su assist del primo ministro russo, Vladimir Putin – da Josef Ackerman, capo della Deutsche Bank, il quale si è augurato che un domani anche la Russia possa entrare a far parte dell’Euro. Davvero troppo anche per i più convinti europeisti.


Autore: Francesco Valsecchi

Nato a Roma da famiglia valtellinese nel 1964, avvocato, docente alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, è stato, tra i vari incarichi, componente della Commissione di studio per la riforma del processo civile e consigliere di amministrazione di Poste Italiane S.p.A. e di ENEL S.p.A.. Ha scritto “Il popolo della Lega" (Marietti 1820) e “Poste Italiane, una sfida fra tradizione e innovazione" (Sperling & Kupfer).

5 Responses to “L’Euro, il miglior amico dell’economia tedesca”

  1. vittorio scrive:

    Sicuramente la Merkel farà di tutto per tenere in piedi la baracca euro: la Germania ne ha tratto solo benefici. Mi piacerebbe invece sapere quando nelle testoline dei politici italiani si affaccerà l’idea che la scelta di cedere la sovranità monetaria sia stata per l’Italia una delle più grandi cazzate mai fatte, seconda solo alla discesa in campo nella II guerra mondiale al fianco di Hitler.

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