La buona morte di Monicelli, la cicuta e il dirupo

– Andarsene così, scientemente, volontariamente, quando lo spettacolo è ormai al termine e già scorrono i titoli di coda. Calare il sipario un attimo prima che la demenza prevalga ed il dolore invada il corpo già debole. Chissà, forse la notizia di un male incurabile o forse solo il peso degli anni, che affanna e deprime l’animo ancora vivo. A questo punto poco importa. Un pensiero ricorre nella mente di molti: sarebbe stata una buona morte, quella di Mario Monicelli, se il Maestro non fosse stato costretto a sfracellarsi per realizzare quanto aveva deciso. 

Colui che ha raccontato vizi e virtù di un’Italia ironica e triste, con il suo gesto estremo ha infine testimoniato una sensibilità diffusa, quella libertà a cui forse aspira speranzoso ogni individuo: scegliere di andare e non di essere trascinati via. Non potendo assumere la cicuta che fu di Socrate, Monicelli ha scelto il dirupo. E ha in fondo svelato quanto è ipocrita una società che vieta, sadicamente, la cicuta e con essa la buona morte. Tra il dirupo e la cicuta, c’è una profonda differenza: lasciandosi cadere, il cosciente ed autosufficiente Monicelli ha scelto ciò che ad altri, intrappolati nei propri corpi, è di fatto proibito. Altre parole sono superflue, chi ha orecchie per intendere intenda.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

8 Responses to “La buona morte di Monicelli, la cicuta e il dirupo”

  1. Morte opportuna sarebbe l’eutanasia….. se non fosse, il nostro, un paese di illiberali ed ipocriti!
    Chi vuole restare sino all’ultimo rantolo lo può fare, chi invece chiede di autodeterminarsi anche nella morte, non lo può fare!
    Dov’è il paese liberale di massa?

  2. Alessia Affinito scrive:

    Caro Piercamillo,
    spiace leggere assurdi accostamenti piegati ad un’ideologia estremamente pericolosa. Dovresti sapere che la cicuta di Socrate è stata ben altro che scegliere la propria morte o decidere di andarsene: la decisione di non fuggire da Atene ha significato per Socrate restare fedele alle leggi patrie, fino alla fine. Perché le leggi – secondo il filosofo – o si rispettano o si cambiano, ma non si contestano. Il suo gesto fu pertanto un messaggio estremo di coerenza, e dunque la migliore risposta alle false accuse che gli furono rivolte in giudizio. Esattamente come aveva insegnato per tutta la vita, anche prima di morire per Socrate è preferibile subire un’ingiustizia che compierla.
    Il gesto estremo del regista Mario Monicelli merita il rispetto che va a tutti coloro che scelgono di porre termine volontariamente alla loro vita, e proprio per questo non deve essere piegato ad alcuna tendenza del momento. Affermare che ad un tale gesto è stato “costretto” da circostanze che non lascerebbero padroni di decidere come e quando farla finita, significa stravolgere radicalmente il senso della libertà individuale e fare di un atto – per quanto disperato, per quanto estremo – una bandiera politica. La buona morte non è necessariamente quella che si dà a stessi. Una morte naturale, che arriva in ogni caso per tutti – come sarebbe arrivata anche per Piergiorgio Welby e per Eluana Englaro -, non è meno dignitosa per il fatto che non siamo noi a stabilirne le condizioni. La pretesa superomistica assurta nel Novecento a paradigma di “vita degna”, che fa della completa determinazione del proprio sé la sola declinazione possibile di libertà, è in realtà astrazione assoluta da un contesto nel quale si nasce, si cresce e ci si avvia al declino. Come pure da un sistema di relazioni che inevitabilmente ci determina come esseri umani, inscritti in un orizzonte limitato ma pur sempre di senso. Una pretesa che nel negare il limite finisce per negare la stessa umanità. Probabilmente, invece di pretendere a gran voce un diritto alla “buona morte”, da uno Stato si dovrebbero esigere le condizioni per una vita pienamente umana.

  3. creonte scrive:

    @Alessia
    su Socrate: personalmente trovo i ragionamenti de L’apologia di Socrate abbastanza dubbi dal punto di vista e logico e morale. In ogni caso uno stato che decide quanto si può morire è sempre una forma di totalitarismo (ah, per inciso, anche Atene era uno stato totalitario! e non quella società aperta che in tanti hanno sognato di vedere)
    ma i greci ci hanno dato anche l’Antigone

  4. Andre scrive:

    @Alessia
    Non si tratta di fare classifiche tra chi decide l’una e l’altra morte. Qui si tratta di lasciare la possibilità ad una persona (fosse anche una sola in tutta Italia) di poter porre fine coscientemente alla propria vita. La differenza sostanziale è che l’introduzione di una legislazione del genere non andrebbe a minare alcun diritto di coloro i quali decideranno di aspettare la morte naturale, al contrario, invece, non è forse ora impedita la libertà opposta? Sembra quasi che nell’opinione pubblica ci sia la paura che l’eutanasia diverrà obbligatoria, per legge, per chiunque. Non è così.

  5. Parnaso scrive:

    Si vuola la (buona?) morte, ma si pretende che siano gli altri a dartela. il nocciolo della questione è tutto qui. Oggi è diventato difficile persino morire. Quella di Monicelli (pace all’anima sua, che Dio lo accolga ugualmente) mi sembra classificabile come un suicidio e non come la ricerca di una dolce morte. Ma (grazie ancora a Dio) nessuno può entrare nella sua mente, come in quella di nessun’altro uomo e sondarne le recondite motivazioni, che rimnagono imperscrutabili come i giudizi di Dio.

  6. secondo me ci facciamo un problema che non esiste: voglio morire, muoio.
    I commenti, le polemiche, la retorica non dovrebbero nemmeno esserci.
    E’ come se volessi scegliere di comprare una casa piuttosto che affittarla, e terze persone a me estranee iniziassero a fare polemica sulla mia scelta.

  7. Piercamillo Falasca scrive:

    @Flavio: C’è anche chi vuol morire, ma non può. Di quelli dobbiamo occuparci, chi è libero è libero, ma non tutti purtroppo lo sono.

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