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Perchè sul tetto e a dire cosa

– da Il Foglio del 27 novembre 2010

Che i finiani sul tetto avrebbero fatto notizia e le loro parole no, lo sapevamo. Qualcuno avrebbe equivocato, molti avrebbero marciato sull’equivoco. Eppure, dal nostro punto di vista era utile andare, non per rendere omaggio alla moda del momento, ma per parlare con studenti – “ne partigiani”, “né terroristi” – che pensano molto male di una riforma cui non siamo contrari.

L’Università italiana è messa male. Non è però una sacca di spesa improduttiva, come vorrebbero i corifei più stonati del fronte governativo. La spesa pubblica per l’Università in rapporto al Pil è di un terzo inferiore alla media OCSE (0,8 contro 1,3%) e sul totale della spesa per servizi di poco superiore alla metà di quella UE a 19 (1,6 contro 2,9 per cento). Nel contempo nulla di buono può venire dal consolidamento del sistema burocratico-baronale, che la riforma vuole correggere introducendo un sistema di reclutamento più trasparente e un modello di governance meno opaco.

Dall’università dove i panni sporchi si lavano in famiglia, sporcando anche quelli puliti, si può passare ad un’accademia meno autoreferenziale, più efficiente e più autorevole. Anche per bussare a quattrini alle porte del governo. Per queste ragioni penso – come il senatore Valditara, che del provvedimento è stato relatore al Senato – che se il governo manterrà fede agli impegni assunti grazie alla nostra impuntatura sugli incentivi premiali e sui concorsi (nel prossimo decennio andranno in pensione quasi la metà dei docenti, non servono?) martedì FLI potrà votare a favore della riforma, rivendicando il merito di avere ottenuto che alle buone parole seguissero alcuni fatti.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

16 Responses to “Perchè sul tetto e a dire cosa”

  1. Carlo scrive:

    Gentile On.Della Vedova, sono un ricercatore universitario a tempo indeterminato, iscritto a GI ed ho, anche, partecipato al Meeting di FLI a Bastia Umbra. Sto seguendo l’attività di FLI e Sua, in particolare, riguardo il DDL sull’Università.
    Due osservazioni.
    In primo luogo, ho l’impressione che la copertura economica per il piano straordinario per il passaggio di noi ricercatori nel ruolo di professori associati sia “debole”, nel senso che va ad incidere su un FFO già molto risicato.
    In secondo luogo, ho sentito che volte appoggiare l’emendamento di IdV sul tema “parentopoli”. Voglio fare osservare che l’avere un parente all’interno dell’Università non può diventare un elemento di discriminazione. La discriminazione, la selezione deve essere fatta sul merito, non solo sul cognome. Avrebbe senso mettere al posto di uno studioso che è capace e meritevole, ma è parente di un docente, un altro studioso che è meno bravo, solo perchè questi non ha parenti ?
    Avrebbe avuto senso impedire a Paolo Maldini di giocare in Nazionale solo perchè il C.T. era il padre ? Il discrimine è il merito o il cognome ? O forse Lei pensa che il meccanismo di selezione contenuto nel DDL non funzioni per cui se ne deve creare un altro basato sul cognome ?
    Oltretutto, una discriminazione basata sul “cognome” non servirebbe a fermare amanti e compari di vario genere. E’ vero che in passato sono entrati nelle Università persone incapaci e raccomandate, ma il problema era che erano incapaci. Lo scandalo ha luogo se un “barone” aiuta un allievo incapace, non se ne sostiene uno capace.
    Dubito, infine, che sia compatibile con la Costituzione Italiana una norma che impedisce ad uno studioso di valore di fare carriera solo perchè ha un fratello nella stessa Facoltà. Anche perchè non si capisce perchè questa norma dovrebbe valere solo nell’Università e non alle Poste, nella Scuola Pubblica, nella Sanità Pubblica ed in qualsiasi altra Pubblica Amministrazione.
    Il vero problema è fare una selezione rigorosa. Mi meraviglio che nessuno di voi parlamentari metta in evidenza che il punto più importante del problema del reclutamento sta nei criteri di selezione dell’abilitazione. Se questi criteri saranno “larghi”, l’abilitazione diventerà una “ope legis”, che personalmente rifiuto. Se, invece, i criteri per l’abilitazione saranno molto stretti, come io mi auguro, si avrà la garanzia di dare l’abilitazione ai migliori (parenti o non parenti) e, molto probabilmente, si sarà risolto anche il problema della copertura finanziaria, visto che gli abilitati saranno una modesta frazione degli attuali 26000 ricercatori a tempo determinato.
    In tempi di “vacche magre” come quelli attuali, occorre fare una selezione molto seria e dare le poche risorse che ci sono a colori che le hanno meritato sul serio. Per cui occorre che il lavoro delle commissioni per l’abilitazione sia “notarile”, di semplice certificazione dei titoli didattici e scientifici dei candidati, togliendo ai commissari la possibilità di promuovere chi non ha i titoli richiesti, che devono essere stabiliti prima e devono essere “stretti”.
    Io avrei fatto quattro cose, veramente dirompenti:

    – immediata valutazione di tutti i docenti ed i ricercatori attuali utilizzando parametri certi (tipo ISI). Chi non supera la valutazione subisce tagli di stipendio e la seconda volta viene messo in pensione o trasferito altrove nella pubblica amministrazione.
    – abilitazione nazionale con soglia di sbarramento “alta”. Ossia, valutiamo tutti i docenti e fissiamo la soglia in modo che solo il 10% degli attuali ricercatori possa diventare associato e solo il 5% degli attuali associati possa diventare ordinario. Se si va sulla banca dati ISI-Thompson (quella del famoso Impact Factor !!!) e ai mette nome e cognome, si può vedere subito cosa e dove ciascuno di noi pubblica. Quindi sarebbe facile stabilire un ranking fra di noi e premiare con la promozione solo una certa percentuale. Ciò costringerebbe chi vuole far carriera a lavorare. Ma fatto ciò, chi ha ottenuto l’abilitazione deve avere il posto sicuro nelle Università e non vincolato al “gradimento” della sede (che può essere legato a logiche di altro genere);
    – in terzo luogo, si sommi il punteggio del personale e si attribuiscano le risorse in base a questo. Ciò spingerebbe le Università ad accaparrarsi i docenti migliori (come succede ovunque nel mondo);
    – infine, in quarto luogo, stipendio in base al punteggio e non in base all’anzianità.

  2. Carlo scrive:

    L’archivio ISI-Thomson viene utilizzato per valutare le Università e i singoli ricercatori dal punto di vista della ricerca.

    http://www.isiwebofknowledge.com/

  3. inutile scrive:

    Allora andare sul tetto è stato un modo propagandisco per farsi vedere, sappiamo tutti che non sono quelle le sedi per parlare.
    E’ l’azione di politici alla canna del gas per cercare di far parlare di loro.
    Dopo poche ore lo stesso FINI dice:
    1) Non strumentalizziamo i giovani
    2) Voteremo si alla riforma Gelmini
    3) La riforma Gelmini è la miglior cosa fatta dal governo (effetto positivo dell’uscita del FLI??).
    Caro BDV, ti stai facendo trascinare da Briguglio, Granata e Bocchino.
    Questo è il modo alto di fare politica? Salire sul tetto insieme ai ragazzi dei centri sociali? Strizzando l’occhio a Montezemolo e Casini.
    IL FLI ora deve assumersi le responsabilità o anzi può continuare a fare il pesce in barile con la certezza di scomparire al primo turno elettorale.
    Vuole fare alleato in futuro del centrodestra con PDL e Lega o no?
    La chiarezza paga, poi chissà son convito che sei tre sopra citati avessero avuto poltroncina governativa ora il governo Berlusconi veniva definito come il migliore della Storia.
    Caro BDV stai facendo l’utile idiota, la foglia di fico per dire che non sono tutti del movimento sociale. Non è invidiabile la tua posizione, pensaci

  4. Mauro Lib scrive:

    Caro Della Vedova, i liberali sui tetti non ci vanno.

  5. gianpaolo@liberista scrive:

    Penso che sarebbe stato più utile aprire un dibattito all’interno della vostra sede, sui tetti ci si va per protestare!!A meno che voi di Futuro e libertà volevate protestare contro la legge Gelmini che voi stessi avete contribuito a fare….e FLI sarebbe un movimento liberale??Leggetevi quello che dice Alberto Mingardi su chi è salito sui tetti!Buona serata a tutti

  6. inutile scrive:

    Allora posso capire BDV che esce dal PDL, ma non capisco proprio che va nel FLI con i missini alleati con i cattolici di Casini e Rutelli. Non ha alcun senso, ogni parola è superflua ed ogni giustificazione è solo una presa in giro per gli intelletti di chi ascolta. Caro BDV perchè allora non rifondare i RIFORMATORI LIBERALI?Quella sarebbe una scelta di carattere, dove i tuoi valori liberali (se li hai ancora), possono venire fuori senza conzionamenti.
    Pensaci credo che avresti molto più seguito, non so cosa hai sotto con Fini e che legami nascosti ci siano, ma se la tua stella polare è fare politica in un certo modo la tua scelta è ricreare i Riformatori Liberali!

  7. inutile per una volta siamo d’accordo :D

  8. Matteo scrive:

    Ma per carità, Onorevole, venga giù subito, che non vada a farsi male!

  9. Piccolapatria scrive:

    BdV- già american-radical-liberale: la sua motivazione della scalata sul tetto l’è pezo il tacon del buso, per dirla efficacemente alla veneta! Sono daccordo con Oscar Giannino che vi esortava a restarci sul tetto; invece siete tornati piedi a terra e continuerete a far danno, a squadernare quotidianamente le vostre sentenze intrise di opportunismo, spacciandole per alti intenti. La realtà, caro onorevole, ci mostra che anche lei si sta prestando a un gioco desolante, condito da qui lo dico e qui lo nego. Voi, la novella gioiosa macchina da guerra, sputacchiando dichiarazioni perentorie vi ammantate furbescamente di moralità (?) e non siete altro che la rappresentazione di un vecchio,vecchio, molto già visto modo di far politica ( politica?). Passato e partitocrazia altro che futuro e libertà. # Matteo, qui sopra la esorta a venire giù per non farsi troppo male; io, invece, che ho più cattiveria di lei la esorto, ora che è venuto giù, ad andare a scopare il mare insieme alla combriccola dei 4 moschettieri (Fini-Casini-Montezemolo-Rutelli).

  10. Ruggero Moroni scrive:

    già che c’era poteva restarci…. a quando il nuovo cambio di casaccca?

  11. inutile scrive:

    Chissa quando si renderà conto BDV di esser l’utile idiota di quel progetto.
    Ora Fini lo manda allo sbaraglio come Granata a dire NO alla FIDUCIA.
    BDV esci dal FLI, mettiti in proprio prima che sia troppo tardi.
    Ora qualche liberale ti segue, se passi ancora un mese nel FLI, non sarai credibile più per nessuno che crede nei valori Liberali, ti bruci per sempre, noi troveremo altri a cui appoggiarci come abbiamo sempre fatto, tu invece non troverai altri voti. Rifletti seriamente

  12. Samuel scrive:

    Non mi soffermo sull’opportunismo rivoltante dei finiani perchè ce ne sarebbero da dire moltissime; chi mi stupisce di più è Della Vedova che pur di liberarsi di Berlusconi (che fino a non molto tempo fa gli andava a genio) si disfa anche del liberismo salendo sui tetti delle università con il resto dell’Armata Brancaleone finiana. Saranno gli elettori a fare “giustizia” alle prossime elezioni, rimuovendo dal Parlamento il marasma denominato fli e gli opportunisti che lo compongono.

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