– I testamenti biologici consegnati ai Comuni sono illegittimi e senza “alcun effetto giuridico”. Questo il punto centrale della circolare firmata venerdì scorso dai ministri Maroni, Sacconi e Fazio in merito al biotestamento. “Non si rinvengono elementi idonei a ritenere legittime le iniziative volte alla introduzione dei registri per le dichiarazioni anticipate di trattamento”, scrivono i ministri del Lavoro, della Salute e dell’Interno.

E aggiungono una “specifica” importante rivolta ai Comuni: “In tale quadro si potrebbe, anzi, ipotizzare, nel caso in cui si intenda dar comunque corso ad iniziative del genere, un uso distorto di risorse umane e finanziarie, con eventuali possibili responsabilità di chi se ne sia fatto promotore”. Dunque i 72 Comuni che hanno istituito i registri destinati alla raccolta delle dichiarazioni anticipate di volontà hanno commesso un abuso. “In linea generale occorre considerare che la materia del fine vita rientra nell’esclusiva competenza del legislatore nazionale e non risulta da questi regolata”. Così “l’intervento del Comune in questi ambiti appare pertanto esorbitante rispetto alle competenze proprie dell’ente locale e si traduce in provvedimenti privi di effetti giuridici”.

Secondo il parere dei dicasteri, i Comuni che hanno intrapreso tale iniziativa avrebbero adottato provvedimenti fuori dalle loro competenze, pur a fronte di una richiesta “spontanea” da parte dei cittadini. Dopo i casi Welby ed Englaro infatti, in mancanza di una legge che regolamenti le scelte di fine vita in rapporto al principio della libertà di cura, varie associazioni, tra cui l’Associazione Coscioni e “A buon Diritto”, si sono rese promotrici dell’istituzione dei registri presso i Comuni, per conferire valore pubblico – se non giuridicamente obbligante – alle scelte di cittadini. I registri non sostituiscono una legge che non c’è, ma per l’appunto “registrano” in un atto pubblico una volontà che il legislatore nazionale finora confina nella dimensione e nell’irrilevanza privata. Durante questi mesi l’iniziativa ha riscosso un buon successo. Ma a quanto scrivono i ministri, tutti i testamenti raccolti sono carta straccia. Ma davvero lo sono dal punto di vista deontologico? L’articolo 35 del Codice di deontologia medica prevede che il medico intervenga “nei confronti del paziente incapace, nel rispetto  della dignità della persona e della qualità della vita, evitando ogni accanimento terapeutico, tenendo conto delle precedenti volontà del paziente”. Quella contenuta nei registri non è una volontà ampiamente documentata?

I Ministeri sono sicuri di no e spiegano infatti che “i registri istituiti presso pubbliche amministrazioni rispondono alla preminente finalità di attribuire certezza giuridica a specifiche situazioni”, quali provenienza e data di deposito di un determinato documento, dati identificativi di una persona… Ma “il compito di disciplinare la materia delle certezze giuridiche, implicando rilevanti effetti che possono anche condizionare l’esercizio di diritti fondamentali, è sempre stato riservato allo Stato, al quale spetta di stabilire quali siano gli effetti probatori degli atti conservati da pubblici ufficiali“. E la circolare rimanda, ad esempio, gli articoli da 449 a 455 del codice civile concernenti gli atti di stato civile. Un’attribuzione di competenza confermata anche – ricordano i ministeri – “dall’articolo 117 della Costituzione, che assegna alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in via generale l’ordinamento civile e specificatamente le materie, tra l’altro, di stato civile e anagrafi.” .

E’ contraddittorio come il Governo, per compiacere la Lega, esalti il federalismo fiscale e poi, proprio per voce di Maroni, eserciti il centralismo morale. Anche se, quando occorreva boicottare l’RU486, propria la Lega e i Presidenti Cota e Zaia rivendicarono una potestà “biopolitica”, proclamando Piemonte e Veneto regioni “kill-pill free”.

Naturalmente poi, questa disposizione ha subito riacceso le polemiche tra gli schieramenti politici. I primi ad indignarsi sono stati i radicali: “Sul biotestamento Maroni, Sacconi e Fazio hanno scelto la via del ‘ricatto’ finanziario ai Comuni, definendo illegittimi i registri istituiti a livello locale e minacciando sanzioni” – dice Cappato. “Una scelta che, nelle aule dei tribunali, si scontrerà con le ragioni della Costituzione, che saranno riaffermate contro quelle dalla prepotenza”. Mentre il sottosegretario alla salute Roccella, gli faceva il controcanto definendo i registri “una presa in giro dei cittadini”. Ma la discussione è stata ben più accesa e larga. Dal plauso della Chiesa attraverso il Cardinal Sgreccia, “hanno fatto bene i ministri”, alle critiche del senatore del Pd, Ignazio Marino, “allo stallo del Parlamento il Governo risponde, ancora una volta, dimostrando una volontà ideologica di contrastare il senso comune degli italiani.”.

A tirare la morale di questo ennesimo contenzioso in cui si fondono ragioni di diritto e di principio è stato Benedetto Della Vedova: “’E’ meglio prendere atto dell’esistenza di una domanda sociale, diffusa ed emergente, di cittadini che vogliono manifestare la propria volontà in ordine ai trattamenti e alle cure cui potrebbero essere sottoposti qualora versassero in stato di incoscienza. Non e’ facendo una guerra ai comuni e alle loro iniziative che si cancella una sensibilità diffusa”.

Come è stato più volte ribadito, su delle questioni così ampie, che rimandano ad una dimensione irriducibilmente personale, sarebbe meglio lasciare spazio alle diverse sensibilità. Non discutere le leggi biopolitiche stabilendo, a maggioranza dei votanti, chi abbia moralmente ragione. Senza scomodare i prefetti per le battaglie pro-life.