Tigre Celtica, come hai potuto finire così?

di SIMONA BONFANTE – Neanche dieci anni fa era il paese della piena occupazione. Nel 2007 vantava un debito pubblico del 12% del Pil (il nostro oggi è dieci volte tanto), ed uno spread sui titoli tedeschi praticamente pari a zero. Era la Tigre celtica. Com’è potuta finire cosi? Come ha potuto accumulare un deficit che – esclusi i salvataggi bancari – raggiungerà quest’anno l’11,5% del Pil?

Partiamo dalla fine, cioé dal budget di 15 miliardi di euro (l’11% del prodotto nazionale) tra tagli alla spesa (10 mld) e nuove entrate fiscali (5 mld), annunciato ieri dal Primo Ministro Brian Cowen. Una manovra imposta da Europa e Fmi in cambio degli 85 mld di Euro di questo secondo bailout-salva-stato-membro di cui sono ancora in corso i negoziati. Il budget di Cowen significa un aumento dell’Iva fino al 23% entro il 2014, una nuova property tax entro il 2012, e poi la scure su welfare, pensioni, sanità, pubblico impiego. La corporation tax, invece, resta stabile al 12.5%.
Ancora per i prossimi quattro anni la colonna sonora della patria degli U2 si chiamerà austerity – che in realtà è la stessa struggente melodia che gli irlandesi patiscono ormai da due anni. 15 mld ti tagli alla spesa e nuove entrate: era stato quello il ritornello intonato dall’allora neo-insediata coalizione di centrodestra (Fianna Faìl e Verdi), una manovra lacrime e sangue spalmata su un biennio, quello post crack bancario.

Se stavolta però il bilancio non passa, l’Irlanda perde il bailout. E se il bilancio non passa, il governo cade e del debito sovrano i mercati faranno polpette. Se sarà così però lo sapremo solo il 7 dicembre. Lo deciderà il Dáil Éireann, il parlamento di Dublino. E non è sicuro come finirà. Più facile prevedere invece che Cowen non sarà Taoiseach ancora a lungo, sebbene non è che abbia senso attribuire proprio a lui la responsabilità dell’ecatombe, visto che in fondo guida il governo solo dal 2008. E da allora ha solo tagliato spesa pubblica e cercato di riagguantare la competitività.

La responsabilità però è politica e dunque è nelle cose che sia la politica a risponderne. La responsabilità infatti risale alle scelte sbagliate di politica economica messe in atto all’inizio del decennio. Vediamole.
Siamo ai primi del Millennio. L’Irlanda raggiunge la piena occupazione ed entra nell’Euro. Il governo che fa?  Decide di raddoppiare il tasso di crescita della spesa pubblica, costantemente, per gli anni a venire. Prezzi e salari cominciano a schizzare ad un tasso doppio rispetto all’eurozona. Il paese in sostanza perde competitività – dal 2001 al 2009 l’export, che era cresciuto vertiginosamente nei due lustri precedenti, ha un crollo del 20%. Che ci sia un nesso?

L’ex primo ministro Garret Fitzgerald sostiene sul Financial Times che sia stato commesso poi un secondo errore – una conseguenza del primo, in verità – e cioé che il boom dell’immobiliare sia stato politicamente pilotato. Pilotato da chi? Ma dal governo che – accusa l’ex Taoiseach – ha avuto l’arguzia di incoraggiare la bolla, invece di impedirla. Che si sentisse confortato dal fatto che in Irlanda si costruiva sei volte più che in Gran Bretagna? Mistero. Fatto sta che da lì il deficit ha cominciato a montare fino a raggiungere la venerabile soglia del default. Che è il punto in cui Dublino si trova oggi.

Errori politici, dunque: è questo che ha colpito la Tigre Celtica, non il suo modello di sviluppo – quel meravigliosamente efficace mix di attrattività e competitività che per così tanti anni ha fatto dell’Irlanda l’Eldorado della generazione Ryanair.
Agli errori commessi in passato dalle autorità irlandesi si sono poi aggiunti quelli più recenti dalle teste decidenti europee che, con la razionale lungimiranza che le contraddistingue, sono riuscite in questi mesi a mandare ai mercati una cacofonia di messaggi talmente sconsiderata da persuadere gli investitori a prendere la mira, tirare un sospiro e sparare.
Sparare però non vuol dire colpire. E la Tigre celtica è svelta. Abbastanza da farci confidare sappia riuscire a non finire in gabbia.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

5 Responses to “Tigre Celtica, come hai potuto finire così?”

  1. filipporiccio scrive:

    Questo è quello che accade quando i governi garantiscono per i debiti contratti dai privati (banche). Moral hazard a non finire, scaricamento dei costi su intere generazioni di “cittadini” e, ciliegina sulla torta, “è tutta colpa del mercato”.

  2. Lucio Scudiero scrive:

    Un pezzo strepitoso, di quelli che non avevamo ancora letto sul caso dell’Irlanda

  3. Matteo Coceani scrive:

    Una bella analisi, ma non capisco una cosa:

    “Il governo che fa? Decide di raddoppiare il tasso di crescita della spesa pubblica, costantemente, per gli anni a venire.”

    Perché l’ha fatto? Non può certo essere solo per l’estensione di clientele politiche.

  4. Simona Bonfante scrive:

    @matteo. sai perché l’ha fatto? perché l’eslosione dell’economia aveva creato anche l’esplosione delle entrate. è stato investito tanto in opere buone – la trasformazione di dublino, nuove infrastrutture ecc. ma anche nel sistema sociale. esempio. si è elevato il minimum wage, si sono estese le protezioni sociali e le soglie di esenzione fisale col risultato che a non pagare le tasse è circa il 40% della popolazione. ne scriverò. intanto, grazie per l’attenzione.

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  1. […] delle persone. Chi perde il lavoro in Irlanda non finisce sotto un ponte. Rischia anzi di stare tanto bene quanto chi un lavoro ce l’ha. E chi ha figli, pur se disoccupato, è in grado nonostante la crisi di garantire loro un regime di […]