La Polonia mette fuori legge il comunismo. Ma non è una bella notizia

– Una delle questioni più rilevanti su cui i regimi totalitari differiscono dalle democrazie è la repressione sistematica delle opposizioni attraverso l’uso della forza. La democrazia, come qualsiasi altra forma di governo, può concepire una tolleranza soltanto parziale e apparente al dissenso che non provochi il sovvertimento del sistema stesso. I metodi di repressione sperimentati dalle dittature facenti ricorso alla violenza fisica vengono rimpiazzati nelle democrazie moderne dall’uso della legge come forma di coercizione che anela all’ideale utopico di reprimere quelle rivendicazioni politiche invise al potere costituito.

Quando un governo promulga una legge che vieta l’apologia di alcune ideologie, spesso con il fine di scongiurare il ripetersi di vicende storiche già vissute,  ha l’illusione di poter in tal modo entrare nella testa dei dissidenti e sterminare il germe che li ha contagiati così da immunizzare l’intera società da quelle credenze reputate malsane.

Da pochi giorni la Polonia è vittima della stessa pretesa statalista che vedrà i suoi cittadini privati della libertà di poter fare apologia di simboli propri dei regimi totalitari. Il provvedimento approvato dalla camera e controfirmato dal Presidente della Repubblica polacco prevede una pena detentiva pari a due anni; particolare che conferma quanto già sostenuto riguardo l’atteggiamento che la democrazia assume nei confronti dei dissidenti. In Italia d’altronde vige una norma per natura analoga a quella polacca, benché ancor più discriminatoria in quanto condanna l’apologia della sola fede fascista. E’ indicativo che la mozione polacca sia stata seguita da una legge sulla castrazione chimica, anch’essa in linea con il clima repressivo che si respira nell’ex paese del blocco sovietico.

In 1984, capolavoro di George Orwell, il regime si assicura lo sterminio delle opposizioni grazie all’istituzione del reato d’opinione, che comporta la reclusione dei sovversivi per sottoporli al fatidico lavaggio del cervello in seguito al quale vengono riabilitati nella società come innocui servi del sistema. Con la minaccia di una nuova reclusione in caso di reiterazione del reato, possiamo affermare che le odierne democrazie, nel voler a tutti i costi cambiare delle opinioni, compiono una violenza analoga a quella profetizzata dal romanzo inglese al fine di omologare l’opinione pubblica e appiattire l’apparente dissenso entro dei rigidi limiti consentiti.

Una società veramente libera non teme alcuna opinione, anzi la preserva. Negli Stati Uniti sono presenti partiti dichiaratamente nazisti e comunisti; ma se da una parte la legge ne consente l’esistenza, dall’altra il buon senso ne impedisce un qualsiasi risultato elettorale. Come ammonisce Ludwig Von Mises in Burocrazia, la persuasione culturale è l’unico mezzo legittimo per convincere terzi delle proprie posizioni; molto spesso la repressione, infatti, provoca un effetto opposto a quello desiderato. Può sembrare scontato ribadirlo, ma i regimi più sanguinari della storia sono giunti al potere grazie ad un forte consenso popolare, ben più esteso di quello di cui possa godere un qualsiasi governo democratico. Per queste ragioni è improbabile credere che possa essere una legge, per quanto rigorosa, a scongiurare eventuali derive totalitariste.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

19 Responses to “La Polonia mette fuori legge il comunismo. Ma non è una bella notizia”

  1. Mattia scrive:

    Sono d’accordo con te. La democrazia non puó permettersi di mettere fuori legge un partito perchè lungo il corso della storia ha dato origine a una dittatura. Non a caso la più grande democrazia del mondo occidentale non lo fa.
    Un esempio soprattutto per noi italiani che in quanto a democrazia guardando al nostro passato ne dovremmo sapere più di ogni altro.

    Tu saresti favorevole anche all’abolizione dell’illegittimità di un partito fascista in italia? ;)

  2. Daniele Venanzi scrive:

    Caro Mattia, certo che lo sarei! La libertà d’opinione vale per tutto e per tutti indistintamente!

  3. Baron scrive:

    Mah….a dire il vero io sono allibito! Il nazifascismo ed il comunismo sono due aborti della mente umana ( e sfido chiunque a dimostrare il contrario, viste le belle esperienze gia’ fatte dall’umanita’ in proposito )……………. Fare un articolo dicendo che ” non e’ una bella notizia che in Polonia il comunismo sia stato messo fuori legge” e’ un insulto all’intelligenza dell’ uomo ed ai milioni di morti che queste due orrendi parti umani hanno fatto…………Va bene che questi anni sono ormai anni totalmente privi di ogni senso etico e comportamentale ed inbevuti di un relativismo totale e marcio davvero, ma prima di ideologizzare ancora su due aberrazioni sociali di questo livello sarebbe bene pensarci su tanto ma poi tacere……… perche’ comunque il rischio e’ solo quello di cadere nel patetico. O no?

  4. andrea scrive:

    Caro Daniele, è molto facile commentare la notizia della messa al bando dei comunisti in Polonia come un fatto negativo.

    Peccato che non hai considerato il fattore più importante: il contesto.

    Tu hai avuto parenti e/o amici perseguitati dal regime comunista polacco o dai suoi alleati? Spero e penso di no. Per cui cercherei di separare la teoria (liberismo e libertarismo) dal contesto in cui esso si muove. E’ facile, per esempio, per gli USA ammettere manifestazioni e partiti estremisti, dal momento che loro non hanno dovuto subire l’applicazione gli -ismi del ventesimo secolo sul loro territorio e nel loro governo. Fagli passare settantanni sotto il PCUS o venti sotto il duce e vedrai che tali manifestazioni non saranno più ammesse

  5. Daniele Venanzi scrive:

    Coloro che voglio impedire l’apologia di determinate ideologie per via degli scempi commessi in passato prestano il fianco a quanti vogliono impedire il liberismo perchè nella storia ha generato disuguaglianza

  6. creonte scrive:

    uno stato è libero se i cittadini son liberi di dire strònzate come la “legge marziale” che vorrebbe un certo leghista.
    altrimenti lo stato sarebbe debole: vietare è sintomo di debolezza

  7. andrea scrive:

    Un conto sono le diseguaglianze, un conto l’essere perseguitati. Non può essere paragonata una dittatura totalitarista con il liberismo, scelto dagli elettori.

  8. Daniele Venanzi scrive:

    D’accordo con Creonte. Proprio per questo ho introdotto l’articolo con una descrizione del vizio intrinseco alla democrazia

  9. andrea scrive:

    @ creonte: vietare un’ideologia che ha portato fame e persecuzioni non è sintomo di debolezza, piuttosto è sintomo di buon senso. Essere liberisti e libertari non significa tollerare e permettere tutto, quella è anarchia

  10. Daniele Venanzi scrive:

    Caro Andrea, hai una visione un po’ distorta del liberalismo. Libertà è innanzitutto poter rivendicare una propria opinione senza che altri uomini siano in diritto, attraverso la coercizione, di impedirlo. Di questo passo dovremmo vietare la professione di fede islamica per via degli episodi di terrorismo registrati negli ultimi decenni. Tuttavia c’è un piccolo particolare che viene tralasciato: un islamico non è necessariamente un terrorista.

  11. andrea scrive:

    Daniele, io non ho assolutamente un’idea distorta del liberalismo, posto che ho le mie idee e che non sono la fotocopia di nessuna teoria ne ideologia. Cerco solo di distaccarmi dalla teoria, che a te invece piace molto, e di capire nella pratica cosa è realizzabile e cosa non lo è. Il tuo esempio sull’islam, tra l’altro, non è affatto calzante con quello che sostengo. Ripeto e riassumo quello che dicevo nel mio primo messaggio: le tue sulla Polonia sono belle parole, ma non entri minimamente nel contesto, appunto quello polacco, in cui le decisioni che commenti sono maturate. Prova solo a immaginare la frustrazione e la preoccupazione di persone che hanno vissuto per decenni una dittatura, senza libertà e senza possibilità di scelte per la loro vita… E’ molto semplice commentare tutto questo da Roma o Milano, vivendo o avendo vissuto in un paese dove tutti possono dire e pensare quello che vogliono…

  12. Piercamillo Falasca scrive:

    La libertà di essere comunisti. Affascinante.

  13. enzo51 scrive:

    La libertà di essere fascista.Intrigante.

    Per noi italiani è giusto non dimenticare ma è anche giusto metabolizzare il “fenomeno fascismo” che ben si integrava nell’epoca che l’ha generato.

    Risulta riduttivo e sicuramente forse anche offensivo non riconoscere l’impatto emotivo che l’evocazione di tale fenomeno suscita in noi.

    Anche il fascismo,checchè se ne dica ,appartiene alla nostra storia e forse non solo alla nostra visto l’estensione planetaria dello stesso con contaminazioni anche in diverse nazioni.

    Abbiamo avuto Leonardo,Michelangelo,Togliatti,De Nicola,De Gasperi etc.;teniamoci anche Mussolini che,a ben guardare ,tanto “puzzone ” non era!!

  14. Troppo vecchio per iscrivermi al fan club di Daniele?

  15. Claudio scrive:

    Non si possono vietare le idee, per quanto aberranti siano.
    Il confine tra uno stato etico (quindi tendente al totalitarismo ed alla dittatura) ed uno stato non etico (liberale e democratico) è proprio la capacità di garantire ai cittadini la libertà di pensare ciò che vogliono.

  16. creonte scrive:

    @andrea
    andrebbe messa al bando anche la lega nord allora (tasse universitarie più basse per i residenti, nessun voto agli immigrati che lavorano, presentare certificato medico a scuola per i bambini che non mangiano maiale alla mensa scolastica, costruire scuole con simboli di partito….)

  17. Jackson Pollock scrive:

    Pongo a Venanzi un’interrogativo su come districare quella che mi pare una contraddizione logica insita nei ragionamenti à la Bloc, di “difesa dell’indifendibile”.
    Nel far questo, propongo un esempio totalmente ludico, sulla base di principi puramente libertari.

    Supponiamo di voler effettuare un gedankenexperiment e di ipotizzare l’esistenza di una semplice, molecolare, comunità privata di individui sovrani che chiameremo Polandia, costituitasi sulla base di tensioni naturali all’aggregazione volontaria e di mutua relazione avente come unico seme fondativo “etico” e “costituente” il rispetto della sovranità dell’individuo, della proprietà privata e della non-aggressione.

    Chiamiamo questo “assioma”, principio zero, o di non aggressione. Ipotizziamo ora che la mutua relazione tra i componenti di questa nostra comunità volontaria rifiuti qualunque meccanismo di rappresentatività elettorale e attività normativa per delega, come sostanzialmente accade nelle reali democrazie.

    Supponiamo tuttavia che al crescere del nostro aggregato di individui “agoristi” gli stessi decidano di modulare le proprie reciproche relazioni di interesse, ovvero interazioni giuridico-economiche, con l’introduzione di agenzie private di consulenza giuridico-economica, di stampo friedmaniano, che interagiscono tra loro nell’interesse dei singoli individui da loro rappresentati. Supponiamo ora che le medesime agenzie agiscano nel solo interesse dei propri clienti e che giungano all’elaborazione di policies che ottimizzino i rapporti economico-giuridici dei loro clienti e di loro stesse. Tra queste viene individuata, nel pieno rispetto del principio zero, una policy che ostracizzi comportamenti, ideologie, o confessioni religiose che siano considerate scatenanti l’insorgere di comportamenti che contravvengano al principio di non aggressione, o che impediscano dell’ottimizzazione dei rapporti economici, e ciò venga fatto sulla scorta di accadimenti storici appartenenti a un dato passato prima della costituzione della stessa comunità.

    Ipotizziamo anche che nel novero di quanto soggetto ad azione di ostracismo vi sia anche un’ideologia denominata “comunismo” alla cui base vi sia la teorizzazione dell’annientamento ontologico dell’individualismo, della proprietà privata e del profitto individuale. Eventuali potenziali individui esterni alla nostra comunità volontarista che con la quale volessero interagire, professando ideali “comunisti” in palese contravvenzione ai principi fondanti la comunità, verrebbe naturalmente “ostracizzato”, se non proprio espulso, tramite l’estensione di un “cordone sanitario” di impronta hoppeana.

    In conclusione di questo scherzosa storiella di fantapolitica libertaria, ti chiedo Daniele: sono così diverse Polonia e Polandia?

  18. Mattia scrive:

    Jackson la tua obbiezione è molto acuta. Il problema che tu poni venne allaluce per la prima volta nel mondo classico subito dopo la nascita della democrazia ateniese. Come possiamo ben vedere a oggi sembra rimasto senza una risposta chiara. La questione se In una società che si è formata sulla base della democrazia ( e dunque della libertà) sia giusto o no limitare alcuni diritti quali quello di associazione o di stampa per movimenti o partiti il cui scopo dichiarato è quello di abbattere la democrazia ( per ora tralasciamo gli altri) è rimasta insoluta.

    Gli atienesi dissero no
    Nella loro democrazia Tutti avevano diritto di parola. Epotevano esprimerlo andando anche contro la democrazia ad esempio se a parlare era un filoligarca. Certo subito dopo partiva una querela se non in casi piu gravi l’espulsione ma parlavano, potevano farlo!!! e nessun aveva l’arroganza di interromperli o mettersi a protestare mentre lo stavano esprimendo la loro opinione

    oggi in italia si ha la stessa possibilità? No

    Ancora una volta- ed é molto triste doverlo ammettere -,il mondo antico ci supera proprio sul terreno al quale diciamo di appartenere : la democrazia.

  19. Chiunque ha il diritto di esprimere idee stupide. Altrimenti, la libertà non sarebbe un diritto fondamentale davvero garantito, ma solo una presa per i fondelli.
    Bisogna essere tolleranti, se si è liberali, e capire che le idee non possono essere estirpate.

    L’importante, però, è punire i comportamenti antidemocratici: io posso pure dirmi nazista e fare propaganda nazista, ma non potrò mai – in uno stato autenticamente democratico – agire da nazista, compiendo azioni xenofobe e antisemita, usando la violenza e tutti quegli strumenti propri dell’ideologia nazista.
    Quindi, riassumendo: tollerare le parole, non le azioni.

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