Della Vedova sul tetto come i gatti, per dialogare

– Una delegazione di deputati di Futuro e Libertà (Benedetto Della Vedova, Flavia Perina, Fabio Granata e Chiara Moroni) è salita sul tetto della facoltà di Architettura de La Sapienza, per incontrare ricercatori e professori in protesta contro la riforma dell’Università.

Sul tetto come i gatti, insomma, in mezzo ai ricercatori in protesta, a spiegare le ragioni di una riforma certamente imperfetta, decisamente migliorabile, ma necessaria.

Il mondo, per fortuna, non si divide in comunisti e non-comunisti, e il dialogo face-to-face è sempre una forma di confronto politico virtuoso. Anche sul tetto.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

17 Responses to “Della Vedova sul tetto come i gatti, per dialogare”

  1. Joe scrive:

    Il mondo non si divide tra comunisti e non, concordo. Ma si può dividere tra quelli che pensano – come la Thatcher, come Blair, persino come Sarkozy, facendo le debite proporzioni, certo – che quando si decide di fare una riforma si fa punto e basta. E quelli che invece… cito JimMomo: “Ivoto finale sulla riforma Gelmini è slittato ancora (al 30 novembre). Tempo che Fli sfrutterà per blandire la piazza rivendicando chissà quali meriti sul testo finale, mentre magazine e fondazioni d’area strizzano l’occhio alla protesta di un’«intera generazione», perché non è un Paese civile quello che «mena» i suoi studenti”. E mi dispiace, i liberisti ritengono legittima ogni protesta (finché nei limiti del lecito), ma siccome legittima non vuol dire giusta, la lasciano cuocere nel suo brodo.

  2. Piercamillo Falasca scrive:

    E infatti nel suo brodo cuoce. Ma spendere dieci minuti per incontrare chi protesta, per ascoltare ma senza cedere, non fa un soldo di danno, in una società troppo abituata agli scontri epocali.

  3. Joe scrive:

    Speriamo non ne faccia. Speriamo cioè non si trasformi in ulteriori emendamenti di spesa e/o “ammorbidenti”.

  4. Matteo scrive:

    Complimenti per avere fatto inserire nella riforma l’assunzione di 4500 professori associati.
    Ma vi siete preoccupati che ci siano poi anche i corrispondenti studenti?
    Ma si dai che qualcuno le andrà poi a sentire le loro lezioni.

  5. Piccolapatria scrive:

    Va di moda andar sui tetti, per un pò di voti l’arrampicata per raggiungere la somaraggine laureata val bene la fatica. Viva la libertà, appunto! E, poi, fa tanto “liberale”…!

  6. che poi quest’emendamento per lo scatto di carriera da ricercatori ad associati non l’ho mica capito.
    se proprio si voleva spendere soldi pubblici allora si stabilizzava gli assegnisti tramutandoli in ricercatori.
    con un lavoro stabile avrebbero potuto far mutui, spendere di più, avere progetti di lavoro e di vita su lungo periodo…. e forse , a parità di costo, sarebbe costata anche di meno.
    ma un emendamento del genere…. boh!

  7. Ketty Melluso scrive:

    A parte la moda di alcuni esponenti politici di andare sui tetti che mi sa tanto di patetico,ma lo scatto di carriera da ricercatori ad associati non favorisce certo i giovani: la maggior parte dei ricercatori in atto ha superato abbondantemente i 50 anni

  8. Carmelo Palma scrive:

    Un emendamento del genere (sugli scatti) ha, in teoria, assai più senso di quello sul finanziamento delle chiamate degli associati (che non “stabilizza”affatto ope legis gli attuali ricercatori, ma è aperta a parità di condizioni a tutti: studiosi interni e esterni all’accademia, “vecchi” ricercatori a tempo determinato e nuovi ricercatori a tempo indeterminato).
    Il senso è questo: la riforma dice, non ci sono più scatti automatici. Gli scatti sono attribuiti per meriti scientifici e didattici e quelli non corrisposti l’università li usa per un fondo premiale riservato ai docenti più meritevoli. Uno può credere che tanto tutti avranno tutto come sempre, ma allora tanto vale non fare la riforma. Se invece uno crede alla riforma, introdurre gli scatti meritocratici e bloccarli come se fossero automatici è sleale e cretino, perchè così, per il prossimo triennio, ad essere incentivati economicamente saranno i meno meritevoli.

  9. gianpaolo@liberista scrive:

    Ma invece di salire sui tetti , non era meglio portare in parlamento la proposta IBL sulla riorganizzazione del finanziamento agli atenei e alle università??Mi sembra una proposta più liberale!!!Forse per Granata è troppo complicata….

  10. gianpaolo@liberista scrive:

    Se volete leggere il contenuto, il link è il seguente:
    http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Papers/IBL-Report-Arrigo-Univers.pdf

    Saluti a tutti

  11. Salvio Maio scrive:

    Mi perdoni Benedetto, ma siete saliti sul tetto per “spiegare le ragioni di una riforma certamente imperfetta, decisamente migliorabile, ma necessaria” ma i media, con facilità e faciloneria, scrivono “pochi studenti e quattro finiani bloccano una riforma”, “FLI sui tetti per esprimere solidarietà alla protesta dei ricercatori che da due giorni protestano sul tetto dell’edificio”.
    In questo confuso contesto politico bisogna stare attenti a quel che si fa perché può essere interpretato – e manipolato – facilmente.
    Io stesso avevo inteso che lei era contrario a questa riforma..

  12. step scrive:

    Anch’io avevo capito male: leggendo i giornali sembrava prospettarsi la solidarietà dei “finiani” con la parte più ottusa dei ricercatori. Vedremo. Io mi atterrò ai fatti. Guarderò con simpatia solo chi spenderà meno per quel pozzo senza fondo chiamato “università”. Conosco bene l’ambiente universitario e a me non incantano, e dico anche che occorre dimostrare decisione, perché se ti fai vedere debole e dialogante quelli ti sbranano come squali…

    Come ho già avuto modo di affermare, ho fiducia in BDV (ma in genere, ho fiducia in tutti quelli che provengono dalla scuola radicale), ma con fascio-comunisti stile Granata o Perina la vedo dura. Questi non abbandoneranno mai l’anima “sociale” che hanno.

    Ma al di là di tali questioni, tutto sommato contingenti e di natura o personale o politico/strategica, occorrerebbe propagare nella cultura italiana una visione non negativa dei cosiddetti “tagli”. È mai possibile che tutte le volte che salta fuori questa parola scoppi la rivoluzione? Non è pensabile che prevalga sempre l’egoismo della spesa “sociale” immediata, a scapito delle generazioni future tra l’altro.

  13. Carlo scrive:

    Non è vero che i 1500 posti da associati verranno gestiti attraverso concorsi riservati. Basta leggere il testo della Legge per capire che si tratta di posti che sono gestiti secondo le modalità ordinarie previste dalla Legge, ossia una prima fase nazionale per il conseguimento della ablitazione ed una seconda fase, locale, con la chiamata da parte dell’Università. L’abilitazione nazionale è “a lista aperta”, ossia senza vincoli sul numero dei vincitori. Dovrebbe essere una fasa piuttosto rapida, dove saranno valutati solo i titoli didattici e scientifici dei candidati. E’ evidente, quindi, che non esiste nessuna preclusione nei riguardi dei ricercatori precari, se non l’ovvio fatto che, essendo i ricercatori strutturati mediamente più anziani, essi dovrebbero avere dei curriculum più “pesanti”. Dico mediamente perchè nelle nostre Università ci sono anche ricercatori strutturati che hanno fatto poca ricerca (o magari l’hanno fatta parecchi anni fa e poi si sono fermati) e ricercatori precari molto brillanti che hanno lavorato bene in pochi anni. Quindi, io penso che in questa fase, chi avrà tela tesserà, ci sarà una competizione abbastanza aperta.
    Il vero problema è, secondo me, nella chiamata. E’ possibile che i ricercatori strutturati possano ricevere un maggiore “aiuto” dai Consigli di Dipartimento, in cui sono già inseriti, magari da 5-10 anni, rispetto a quelli precari. Inoltre, fatto molto importante, l’upgrading di un ricercatore strutturato a prof. associato costa di meno dell’assunzione di un precario, fino a quel momento “esterno” ai ruoli universitari. Pertanto, io credo che nei primi anni la Riforma Gelmini penalizzarà pesantemente i precari attuali, mentre potrebbe servire meglio a chi oggi si accinge a fare un dottorato, o sta per laurearsi, in quanto costoro potrebbe avere la possibilità, a partire dal 2017, di entrare nei ruoli universitari direttamente da associato. In definitiva, il DDL offre qualche minimo spazio ai ricercatori strutturati, toglie spazio agli attuali associati, amplia il potere dei “baroni” e cancella l’attuale generazione di ricercatori precari, offrendo qualche prospettiva solo a coloro che intendono nei prossimi 3-5 anni fare un dottorato.

  14. Carlo scrive:

    Gentile On.Della Vedova, sono un ricercatore universitario a tempo indeterminato, iscritto a GI ed ho, anche, partecipato al Meeting di FLI a Bastia Umbra. Sto seguendo l’attività di FLI e Sua, in particolare, riguardo il DDL sull’Università.
    Due osservazioni. In primo luogo, ho l’impressione che la copertura economica per il piano straordinario per il passaggio di noi ricercatori nel ruolo di professori associati sia “debole”, nel senso che va ad incidere su un FFO già molto risicato. In secondo luogo, ho sentito che volete appoggiare l’emendamento di IdV sul tema “parentopoli”. Voglio fare osservare che l’avere un parente all’interno dell’Università non può diventare un elemento di discriminazione. La discriminazione, la selezione deve essere fatta sul merito. Avrebbe senso mettere al posto di uno studioso che è capace e meritevole, ma è parente di un docente, un altro studioso che è meno bravo, solo perchè questi non ha parenti ? Oltretutto, dubito che sia compatibile con la Costituzione Italiana una norma che impedisce ad uno studioso di valore di fare carriera solo perchè ha un fratello nella stessa Facoltà.
    Il vero problema è fare una selezione rigorosa. Mi meraviglio che nessuno di voi parlamentari metta in evidenza che il punto più importante del problema del reclutamento sta nei criteri di selezione dell’abilitazione. Se questi criteri saranno “larghi”, l’abilitazione diventerà una “ope legis”, che personalmente rifiuto. Se, invece, i criteri per l’abilitazione saranno molto stretti, come io mi auguro, si avrà la garanzia di dare l’abilitazione ai migliori (parenti o non parenti) e, molto probabilmente, si sarà risolto anche il problema della copertura finanziaria, visto che gli abilitati saranno una modesta frazione degli attuali 26000 ricercatori a tempo determinato.
    In tempi di “vacche magre” come quelli attuali, occorre fare una selezione molto seria e dare le poche risorse che ci sono a colori che le hanno meritato sul serio. Per cui occorre che il lavoro delle commissioni per l’abilitazione sia “notarile”, di semplice certificazione dei titoli didattici e scientifici dei candidati, togliendo ai commissari la possibilità di promuovere chi non ha i titoli richiesti, che devono essere stabiliti prima e devono essere “stretti”.
    Io avrei fatto quattro cose, veramente dirompenti:

    – immediata valutazione di tutti i docenti ed i ricercatori attuali utilizzando parametri certi (tipo ISI). Chi non supera la valutazione subisce tagli di stipendio e la seconda volta viene messo in pensione o trasferito altrove nella pubblica amministrazione.
    – abilitazione nazionale con soglia di sbarramento “alta”. Ossia, valutiamo tutti i docenti e fissiamo la soglia in modo che solo il 10% degli attuali ricercatori possa diventare associato e solo il 5% degli attuali associati possa diventare ordinario. Se si va sulla banca dati ISI-Thompson (quella del famoso Impact Factor !!!) e ai mette nome e cognome, si può vedere subito cosa e dove ciascuno di noi pubblica. Quindi sarebbe facile stabilire un ranking fra di noi e premiare con la promozione solo una certa percentuale. Ciò costringerebbe chi vuole far carriera a lavorare. Ma fatto ciò, chi ha ottenuto l’abilitazione deve avere il posto sicuro nelle Università e non vincolato al “gradimento” della sede (che può essere legato a logiche di altro genere);
    – in terzo luogo, si sommi il punteggio del personale e si attribuiscano le risorse in base a questo. Ciò spingerebbe le Università ad accaparrarsi i docenti migliori (come succede ovunque nel mondo);
    – infine, iIn quarto luogo, stipendio in base al punteggio e non in base all’anzianità.

  15. Patrizia Tosini scrive:

    Caro Carlo,
    le cose che proponi sono veramente dirompenti, infatti non le faranno mai, così come tu le proponi, Sono un ricercatore confermato, a tempo indeterminato, e sono del tutto d’accordo con te !

  16. Graziano scrive:

    Io ho una profonda stima per Dalla Vedova, che resta immutata, ma salire sui tetti a incontrare chi non ha nulla in comune con la visione di Libertiamo, per giunta in compagnia di personaggi come Di Pietro e Vendola, fra gli altri, rischia di essere un autogol clamoroso come il sostegno alla ‘riforma’ dell’ordine forense al Senato.

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