Un piccolo emendamento Libertiamo alla riforma dell’università

– Ricordateli questi giorni, ricordateli per la vergogna che dovrà provare questa classe politica per l’approvazione al Senato (sperando che alla Camera…) di una fascistissima riforma sull’esercizio della professione forense. Ma, passando da queste parti, ricordate anche questo irriducibile manipolo di liberali che, se serve, come abbiamo dimostrato con l’azione a favore dell’emendamento Libertiamo sulle borse di studio, sa convertirsi alle ragioni della solidarietà e dell’aiuto ai più deboli.

Ieri, nel corso delle serrate riunioni tra il ministro e i gruppi parlamentari, siamo riusciti ad ottenere che un emendamento del relatore all’articolo 21 del nuovo testo sulla riforma universitaria, che andrà a disciplinare le procedure per la selezione dei nuovi ricercatori, contenga il divieto categorico di qualsiasi prova scritta o orale nella selezione dei futuri ricercatori. Scelta che dovrà invece basarsi “esclusivamente” sulla valutazione dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati.

Può sembrare roba da poco, ma nel mondo del drafting legislativo dove si “fanno cose con parole” è una piccola vittoria liberale. Il testo originale indicava come criteri di valutazione i titoli e le pubblicazioni, appunto, ma non esplicitava il fatto che altre forme di valutazione non potessero essere a queste aggiunte. Questo era puntualmente accaduto quando il ministro Gelmini aveva provato giustamente provato a disciplinare con una propria direttiva le procedure di selezione dei ricercatori: la direttiva parlava di valutazione dei titoli e delle pubblicazioni, le università accompagnavano quanto previsto dal Ministero con ulteriori prove scritte e orali per i candidati. Il tutto per fare selezioni più severe? No, banalmete per consentire ai candidati “favoriti” di scavalcare con tali prove (o meglio, con il giudizio poco imparziale delle commissioni) i candidati più meritevoli. E così, la nostra preoccupazione era che la nuova norma venisse applicata esattamente come veniva applicata la direttiva, con fantasia.

Quell’avverbio che abbiamo fatto aggiungere – esclusivamente – e il divieto di prove scritte e orali fuga ogni dubbio: non sarà più ora possibile per le commissioni che selezioneranno i futuri ricercatori tirare questi tiri sinistri. Ci si dovrà assumere la responsabilità di un giudizio motivato sulla base del curriculum e delle pubblicazioni dei candidati. Può sembrare roba da poco, ma potrebbe non esserlo. Saluti da un vascello corsaro come Libertiamo.


6 Responses to “Un piccolo emendamento Libertiamo alla riforma dell’università”

  1. Rorschach scrive:

    Tutto sta nel capire come questa nuova proposta venga applicata. Se la valutazione non é basata su criteri di trasparenza e cioé se non si espongono le ragioni per cui si é scelto il vincitore rispetto al secondo e al terzo classificati, semplicemente non cambierá nulla. Al pubblico si dirá che ha vinto il primo perché era il migliore e nessuno si curerá di approfondire piú di tanto.

    Io ho fatto un concorso in UK e ho perso, pur piazzandomi tra i primi posti. Quando mi é stata comunicata la notizia il professore mi ha fatto sapere che il vincitore, oltre ad una base teorica buona come la mia, aveva un curriculum, era un esperto sui metodi richiesti, mentre io no.

    Ora, in UK io credo che uno si possa fidare, sebbene il professore, insieme a tutta la commissione, avrebbe potuto tranquillamente inventare di sana pianta tutto quello che voleva sul candidato che mi ha sconfitto. Figuriamoci cosa potrebbe accadere dunque in Italia, la terra in cui vengono aperti concorsi di mattina e chiusi di sera, raccogliendo un solo concorrente….

    Secondo me la soluzione sarebbe quella di pubblicare un giudizio per i primi 5 concorrenti, con nomi e cognomi e ragioni della scelta. Non c´é nessun disonore nel far sapere ad un candidato che il suo curriculum non era sufficientemente adatto alle richieste.

  2. Joe scrive:

    Sì, va bene, ce ne ricorderemo. Ma sfortunatamente per noi e per voi, sia detto senza ironia ma con amarezza, ci ricorderemo anche di altro. Cioè che, ricapitolando: quando questo governo presenta una “riforma” che è semplicemente da buttare, – quella della professione forense – FLI la vota. Quando ne presenta una decente – quella dell’Università – invece, subordina il suo sì all’inclusione di misure di spesa, alcune delle quali pensate apposta per prendersi una rivincita sulla manovra di luglio che si dovette ingoiare senza poter dire “a”. Ecco qua il valore aggiunto del nuovo partito.

  3. Baron scrive:

    Si. E’ vero. Il valore aggiunto del ” Fli ” al Paese e’ troppo modesto, poco chiaro ogni giorno che passa di piu’…….senza insomma prospettive ne’ uomini concretamente credibili. Insisto nella ferrea convinzione ( molto diffusa qui al Nord Italia ed assolutamente presente in tutti i ceti sociali) che il nuovo partito radicale di Fini sia un grave disturbo alla stabilita’ del Paese sia per la modestia innovativa dei suoi esponenti che per il futuro risultato elettorale che non potra’ superare il 4 o 5% dei consensi…………..ma vedo che i suoi esponenti restano convintamente chiusi nei loro uffici senza capire nulla del Paese che vive fuori e sempre lontani dalla gente d’Italia. La scarsa sensibilita’ per le vere istanze del centrodestra li portera’ a finire come il ” partito dell’Elefantino ” di triste memoria. Purtroppo.

  4. Carlo scrive:

    Rorschach, guarda che anche oggi gli atti dei concorsi sono pubbliche, con i curriculum dei candidati ed i giudizi dei commissari, solo che molto spesso i giudizi sono solo cazzate messe lì per giustificare scelte fatte per altri motivi.
    Concordo con l’emendamento di avere esclusivamente la valutazione dei titoli, perchè altrimenti nella prova orale e nella prova scritta si annidano le possibilità di alterare l’ordine di merito fornito dalla valutazione dei titoli.

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