– Le recenti evoluzioni della scienza economica hanno rilevanti punti di convergenza con la dottrina sociale della Chiesa. É in corso di superamento l’idea che il soggetto, al momento di prendere una decisione sull’uso delle risorse materiali, badi solamente al proprio interesse. Questo non accade tanto per amore di rinuncia, quanto perché la soddisfazione dei bisogni profondi passa prima di tutto per le relazioni interpersonali e per la realizzazione della propria creatività.

L’osservazione del mondo nega l’esistenza di un homo oeconomicus orientato meramente a profitto e consumo. Apre piuttosto una prospettiva sull’uomo nella sua interezza, e la apre in senso universale; non é dedotta da una particolare metafisica, bensì indotta da uno studio empirico, e pertanto pienamente accessibile alla ragione.

Le indicazioni in questo senso vengono da tre filoni di ricerca emergenti: l’economia della felicità, che ha suscitato grande interesse mediatico negli ultimi anni;  l’economia sperimentale e comportamentale, che valse a Daniel Kahneman e Vernon Smith il premio Nobel nel 2002; la neuroeconomia, forse l’ambito piú promettente per la sua capacitá di applicare metodi quantitativi allo studio di alcuni meccanismi. Queste direzioni d’indagine hanno in comune l’interdisciplinarietà, e in particolare la considerazione congiunta di economia, psicologia, biologia, etica. Viene recuperata e portata al passo con l’evoluzione culturale la originaria vocazione filosofica dell’economia politica, messa da parte negli ultimi decenni in favore di un esasperato tecnicismo.

L’economia della felicitá prende le mosse dal paradosso di Easterlin, così chiamato in riferimento a uno studioso americano che nel 1974 confrontó il livello di reddito di vari paesi con le risposte date dai loro cittadini alla domanda “Su una scala da 1 a 10, quanto si sente felice?”. Nelle nazioni molto povere la soddisfazione media era bassa, ma tra le società non afflitte dall’indigenza di massa le differenze di felicità erano ben più contenute di quelle di reddito. In altre parole, la disponibilità di risorse materiali appare essere la chiave per il benessere solo entro i limiti in cui assicura la sopravvivenza; una volta che essa sia garantita, diventano importanti altri fattori. Secondo studi successivi sono prioritari i beni relazionali: la famiglia, le amicizie, la partecipazione alla vita politica e sociale in condizioni di piena libertà e responsabilità, tutto ciò che comunica un senso di inclusione.

L’economia comportamentale ha come obiettivo la comprensione dei processi cognitivi e dei sistemi di motivazione degli agenti economici. Uno dei risultati più rilevanti arriva dagli esperimenti di laboratorio noti come ultimatum games. Due giocatori devono dividere una certa somma di denaro; a uno dei due spetta proporre una divisione, all’altro accettare o rifiutare la proposta. In caso di accettazione la somma viene spartita, in caso di rifiuto nessuno ottiene nulla. Secondo la teoria economica prevalente, al primo giocatore conviene offrire al secondo la quota più piccola possibile, contando sul fatto che egli preferirà avere poco piuttosto che non avere nulla. Capita invece spesso che vengano proposte ripartizioni eque; il risultato, che è incompatibile con le teorie economiche tradizionali, si riscontra con sorprendente regolarità in molte culture.

La neuroeconomia, infine, osserva con tecniche di risonanza magnetica funzionale le reazioni del cervello ad azioni legate all’agire economico: quali aree si attivano, con quale intensità, con quali interazioni quando si decide se risparmiare o consumare, quando si rischia acquistando azioni o investendo su un progetto imprenditoriale. È di qualche anno fa la scoperta di tre ricercatori statunitensi per cui il sostegno volontario delle opere di carità, libera a livello cerebrale sensazioni di gratificazione in parte simili a quelle provate quando si riceve denaro per sé. Il fenomeno é inoltre distinguibile rispetto al piacere che pure a taluni deriva dalla contribuzione a cause sociali per mezzo delle tasse.

Si potrebbero aggiungere molti altri esempi, ma il punto é chiaro. Da tempo il magistero ha riconosciuto lo studio dell’economia come un proprium, meritevole di teorie e strumenti specifici che descrivano motivi e modalità della produzione e dello scambio. Ha tuttavia mantenuto saldo il punto per cui la dottrina sociale si colloca nell’ambito della teologia morale, riguardando il problema della scelta umana nel suo complesso. Come in altre aree del sapere, l’approfondimento della scienza conduce verso la formulazione di un’antropologia. L’esistenza di crescenti punti di contatto tra la proposta della Chiesa e le risposte dell’accademia non costituisce né può costituire una prova dell’esistenza di Dio; suggerisce però il contenuto di veritá, l’aderenza alla natura dell’uomo e l’attualità della predicazione sociale cattolica anche ai non credenti.