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Legge 40, una normativa pessima che la Consulta sta per affossare

– Come Libertiamo aveva puntualmente segnalato, il Tribunale di Catania ha sollevato la questione di legittimità costituzionale delle legge 40/2004, in materia di procreazione medicalmente assistita, nella parte in cui vieta la fecondazione eterologa, cioè tramite la tecnica che utilizza i gameti (spermatozoii e ovuli) di donatori esterni alla coppia che acconsente al trattamento.

E’ doveroso ricordare che non si tratta di un episodio isolato, ma semplicemente dell’ennesimo rinvio alla Suprema Corte di una norma che non sembra essere perfettamente aderente ai principi costituzionali italiani ed europei, e neanche ben considerata dal senso etico comune della società civile.

Ripercorriamo brevemente la singolare “storia giudiziaria” della legge 40/2004.

  • Il 16 luglio 2005, il Tribunale di Catania sospetta l’illegittimità costituzionale dell’art. 13, in materia di diagnosi embrionale pre-impianto: la Corte (9 luglio 2006) dichiara inammissibile il ricorso per l’errata formulazione della domanda.
  • Nel 2007, il Tribunale di Cagliari (24 settembre), poi il Tribunale di Firenze (17 dicembre) hanno ritenuto pienamente legittima la diagnosi pre-impianto: rilevano, infatti, l’inesistenza di un divieto specifico a tale diagnosi, mentre limiti in tal senso sono stati introdotti dalle linee guida ministeriali che accompagnano la norma. Affermano, inoltre, che la diagnosi in questione risulta essenziale per garantire la salute della madre e del nascituro, durante tutto il trattamento.
  • Il 21 gennaio 2008, il TAR del Lazio annulla con sentenza le linee guida contenute nella parte “misure di tutela dell’embrione”, che disponevano la diagnosi pre-impianto per soli fini di “tipo osservazionale”.
  • L’11 aprile 2008, il ministro della salute Livia Turco emana le nuove linee guida che recepiscono gli orientamenti espressi dal TAR del Lazio.
  • La Corte Costituzionale, con sent. 151/2009 dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 2 nella parte in cui dispone l’obbligo di produzione di soli 3 embrioni in ogni ciclo di fecondazione.

 Alla luce dei precedenti riportati, diversi sono gli spunti di riflessione.

Il nostro legislatore, infatti, non sembra operare con le necessarie attenzioni e conoscenze in materia scientifica e bio-etica, forse per imperizia, forse perché ancora influenzato da correnti non propriamente laiche.

Anzitutto, la norma presenta un’evidente carenza: le definizioni.
Dalla lettura dei 18 articoli del testo, ad esempio, non è possibile, nè per il cittadino, né per il giurista, distinguere tra chi è il “concepito” e chi è “embrione”, essendo i due termini utilizzati indifferentemente (artt. 1,13,14), nonostante gli studi biologici riconoscono una diversa evoluzione del feto nella fase pre-natale.

Sarebbe, dunque, opportuno apportare i necessari riferimenti tecnici con la precisione e la specificità propri del linguaggio scientifico, onde evitare una lettura incerta e discrezionale della norma, da parte dell’interprete.

Non a caso, in tema di sperimentazione, la confusione terminologica creatasi tra finalità di “ricerca clinica” e “ricerca diagnostica”, di cui all’art. 13, è stata causa di perplessità e discussioni per i Tribunali di Catania, Cagliari e Firenze.

Fortunatamente, l’intervento del TAR del Lazio ha rimediato ad una evidente contraddizione interna: infatti, il divieto della diagnosi pre-impianto poteva produrre, quale estrema conseguenza, l’impianto in utero di embrioni affetti da gravi malattie, magari ereditarie; con l’ulteriore possibile risvolto di dover praticare un aborto terapeutico, per non compromettere la salute della futura madre.

Autorizzando la diagnosi embrionale pre-impianto, dunque, è possibile selezionare solo gli embrioni sani, per garantire una serena gravidanza e per tutelare al meglio la salute del nascituro e della partoriente.

Sempre per garantire la salute della madre, la sentenza della Corte Costituzionale di cui sopra, dichiara illegittima la produzione di soli 3 embrioni in ogni ciclo di fecondazione, ritenendo tale limite gravemente lesivo dell’integrità fisica delle donne.

Rimane ancora da definire l’illegittimità o meno dell’art.4, che sancisce il divieto di fecondazione eterologa.

A tal proposito, bisogna precisare che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha già condannato l’Austria che, analogamente alla normativa italiana, autorizzava unicamente la fecondazione omologa.

La Corte Europea, invero, ha rilevato che, non essendo disposto nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo un divieto tout court alla fecondazione eterologa, stabilisce che negli ordinamenti in cui è consentita la fecondazione omologa, deve essere consentita anche l’eterologa, per evitare una illegittima discriminazione tra le coppie che possono utilizzare i propri gameti, e coppie che, affette da gravi patologie, non ne hanno la possibilità.

Certamente, la Corte Costituzionale si pronuncerà nella maniera più opportuna sulla questione, sapendo, anche, recepire gli orientamenti della giurisprudenza e delle fonti comunitarie, nel rispetto dei principi fondamentali della nostra Carta Fondamentale.

Ad oggi, infatti, le fondate perplessità della giurisdizione ordinaria, accolte dalla Suprema Corte, hanno contribuito ad un significativo miglioramento della normativa italiana in tema di procreazione medicalmente assistita; i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale, il buon senso e la sensibilità laica alle esigenze della società civile hanno saputo rimediare, nelle adeguate sedi istituzionali, alle evidenti carenze del nostro legislatore.

Dunque, ancora una volta, lamentiamo l’atecnicismo, l’imperizia, l’errata difesa dei diritti personalissimi del cittadino, la naturale repulsione del senso laico comune contenuta nelle nostre norme, nella speranza si possa rimediare a questa triste consuetudine legislativa; come erano soliti dire i latini: “repetita iuvant”.

 


Autore: Francesco Scordo

Nato a Roma nel 1988, è un Ex-Allievo della Scuola Militare Nunziatella, oggi studente presso la facoltà di Giurisprudenza dell' Università Roma 3.

5 Responses to “Legge 40, una normativa pessima che la Consulta sta per affossare”

  1. Giulia scrive:

    ma qualcuno mi spiega perchè è così difficile capire che tutti noi siamo stati degli embrioni?che tutti noi all’inizio eravamo formati solo da poche cellule, ma che se le nostre madri ci avessero considerati come tali e non come bambini non saremmo al mondo ora?saremmo morti. Inoltre non capisco perchè il diritto ad essere genitori ultimamente si sta trasformando in pretesa, come se un figlio non fosse innanzitutto una creatura da amare ma una da possedere. E ancora non capisco, ma queste coppie che acconsentirebbero all’inseminazione eterologa perchè non lo adottano un bambino? C’è una differenza tanto abissale? Ci sono così tanti bambini che hanno bisogno di essere amati.
    E infine vorrei porre unìultima domanda: perchè in questioni come l’aborto e l’inseminazione artificiale(con le annesse migliaia di embrioni-per non dire bimbi- lasciati a morire)ci si preoccupa sempre degli svariati diritti della madre, del padre e quasi mai dei diritti di chi non è in grado di farsi velere da solo, del più piccolo, di chi non ha forza con cui battere per la propria possibilità di vita?

  2. Marianna Mascioletti scrive:

    Ma qualcuno mi spiega perché è così difficile capire la parola “scelta”?

  3. Giulia scrive:

    la parola scelta è molta semplice da capire, un out-out, ne compiamo continuamente di giuste e sbagliate, di proficue è di inconcludenti.
    Certo che si può scegliere: si può scegliere il proprio bene, la strada più facile da percorrere, si può scegliere di uccidere un embrione, e chi te lo vieta! Ma si deve essere consapevoli di quello che si fa, bisogna chiamare le cose col loro nome.
    Si può anche scegliere per il bene di qualcuno a cui una scelta non è invece permessa, qualcuno che deve subire la scelta di chi decide della sua vita.
    Due pesi e due misure no?

  4. monica scrive:

    Il compito di un genitore è fare il possibile perchè un figlio “viva” e per quel che possono “viva bene” qui non si tratta solo di volere essere genitori di un figlio “proprio” ma per lo più si tratta di mettere al mondo una vita SANA ed inoltre non crediamo che sia tanto facile adottare dei bambini.Dalle mie parti si dice “il sazio non crede al digiuno”.
    E per aggiungere qualche informazione in più ad un anno dal “miracoloso” intervento del TAR del Lazio dalle mie parti ancora non è stato recepito il nuovo protocollo infatti a maggio dopo una penosa interruzione di gravidanza per una malattia ereditaria al policlinico mi è stato detto che la diagnosi preimpianto in Italia era vietata.
    VERGOGNAMOCI!!!

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