di LUCIO SCUDIERO – “Signor Presidente, voteremo a favore del provvedimento. Lo faremo, non con la convinzione, lo slancio e l’entusiasmo che pure dovevano essere espressi e manifestati rispetto a una riforma che finalmente arriva a un punto di approdo”.

E’ la dichiarazione di voto pronunciata ieri al Senato da Pasquale Viespoli, capogruppo di Fli, a conclusione della discussione sulla riforma forense. Un voto che francamente non ci aspettavamo e sul quale è opportuno che dentro Fli parta una discussione approfondita, prima che il provvedimento arrivi alla Camera dei Deputati.

E deve paritre proprio per quelle ragioni che Viespoli ha avuto la bontà di spiegare più avanti nel suo intervento:

Lo slancio e l’entusiasmo che avrebbero dovuto accompagnare tale traguardo sono un po’ mitigati da alcuni contenuti della riforma che non ci paiono affrontare nella maniera migliore possibile almeno due grandi questioni di impostazione(…) Anzitutto, il tema della concorrenza, perché oggettivamente è un po’ difficile poter convenire che questa riforma ha il respiro e la coerenza dell’impostazione europea; è piuttosto dentro una dimensione che ancora affronta con difficoltà il terreno della concorrenza”.

E ancora Viespoli sulla riforma, che “affronta con qualche difficoltà una grande questione aperta in un contesto molto delicato e difficile, cioè il rapporto tra la professione e l’accesso alla stessa, in particolare per i giovani.(…)Mi riferisco al tema della mobilità sociale anche nell’ambito della professione forense e non solo di questa, al tema di come si determina il ricambio generazionale, di come le soglie di accesso di una professione siano a favore dei giovani e non di chi già ha e di chi già opera”.

Tutto perfetto, tutto condivisibile. Poi il senatore compie una virata logica e politica che, confesso, faccio ancora fatica a comprendere: “Questo provvedimento ha la stessa caratterizzazione della fase che stiamo attraversando: si ha la sensazione – e non si tratta solo di una sensazione – che si sia un po’ perso lo slancio riformatore, lo slancio legato al grande cambiamento. Al di là della politica politicante, la grande questione che abbiamo di fronte è quella di recuperare questo spirito e questo clima, determinando davvero le condizioni perché un Governo, e il suo schieramento politico, si caratterizzi, segni il percorso della sua attività in termini di riforma, di cambiamento, di spirito innovatore e di grande apertura nei confronti della società.

Questo provvedimento forse risente anche di tale clima. Proprio per tale ragione, voteremo favorevolmente, ma, come dicevo all’inizio, senza slancio ed entusiasmo”.

Spiace ammetterlo, ma ieri il gruppo Fli al Senato ha toppato. E alla grande. Non solo perché si è prestato all’approvazione di una riforma pessima nel merito, ma anche perché ha votato una “roba” che politicamente non serve a nessuno. Fuori dai denti: quanto valgono alle elezioni i voti di quattro legulei con la “strizza” della concorrenza (ché il grosso della corporazione ha già i suoi “santi” protettori) rispetto al voto potenziale della parte più giovane e dinamica del mercato dei servizi legali?

Alla Camera auspichiamo che quella proposta di legge trovi ben altra opposizione. In nome del Futuro (dei giovani) e della Libertà (di mercato).

Di seguito, intervista a Piercamillo Falasca, vicepresidente di Libertiamo, sull’argomento.
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