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Quella volta che il Nuovo Mondo non rivendicò il simbolo del Vecchio Mondo

– “E lasciamoglielo quel simbolo!“, disse Thomas Jefferson rivolgendosi a John Adams. Era il 4 luglio del 1776 e a Philadelphia si stava ratificando la Dichiarazione d’Indipendenza delle colonie americane dalla Gran Bretagna. “Dichiarandoci indipendenti abbiamo deciso di andare oltre il Re, oltre la Gran Bretagna… e oltre quella bandiera…“. Si avvicinò alla finestra e rivolgendosi a tutti gli altri trentadue delegati esclamò: “Noi saremo degli Stati Uniti, un paese libero in cui ogni idea ed ogni uomo avranno pari dignità. Noi non dovremo intonare canzoni al Re, né accettare alcun potere dispotico!“.

Si guardarono l’un l’altro, chi annuendo, chi borbottando. Ma Jefferson continuò: “Si tenessero il loro vessillo, simbolo di un mondo ormai superato. L’umanità chiede un rinnovamento, di uomini e istituzioni. E’ il nostro compito storico! Quella bandiera, che pure è stata la nostra, sarà ricordata come il simbolo di un fallimento, di un dispotismo inaccettabile qui nel Nuovo Mondo“. Un lungo applauso scrosciò nella sala.


3 Responses to “Quella volta che il Nuovo Mondo non rivendicò il simbolo del Vecchio Mondo”

  1. Filippo Santore scrive:

    Cara Redazione di Libertiamo,

    Vorrei un vostro commento su quest’affermazione di Italo Bocchino:

    “Dicono anche che nella conferenza stampa tenuta due giorni fa a Lisbona [Berlusconi ndr] si sia fatto sfuggire che vuole scendere in campo definendosi “il vero centrodestra”. Per evitargli problemi giudiziari, che purtroppo non gli mancano, gli comunichiamo che dal 17 maggio scorso “il vero centrodestra” è stato registrato da noi all’ufficio marchi e brevetti di Roma.”

    Ma il 17 maggio Fini non era ancora stato “cacciato di fatto” dal PDL. Perché allora registrare quel nome?

  2. Luca scrive:

    Il vero centrodestra che guarda al futuro siamo noi, non ci servono rivendicazioni di simboli. La logica dei simboli lasciamola al nostro vecchio partito e concentriamoci verso il nuovo centrodestra europeo libero dai populismi e dai personalismi.
    Il simbolo del PDL non va ricordato infine come la bandiera del fallimento, ma come una tappa della nostra storia politica, tappa superata che ci proietta ora verso un futuro ben diverso.

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