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La partitocrazia italiana è un Cerbero

– Basta con il Terzo Polo, fosse pure il Primo. Non se ne può più! L’uscita dalla crisi politica italiana non sta nel fantomatico Terzo Polo e neppure nel Nuovo Ulivo né, tantomeno, nella Grande Destra. Sono tutte idee logore, vecchie e passatiste. La via d’uscita, però, non si trova neanche nei personalismi di Vendola, Casini, Di Pietro, che rimandano e ricordano il modello personalistico di Berlusconi.

E perciò, ogni volta che si legge sui giornali della nascita del Terzo Polo, molti osservatori o cittadini ritengono, giustamente, che si stia soltanto alimentando la confusione. Mentre i mass-media prospettano l’eventuale nascita di un terzo polo, molti elettori si allontanano dalla politica: sono disillusi, disorientati, sfiduciati, amareggiati, confusi. Soprattutto, si sente esclamare dai cittadini: “Non si capisce più niente!”. La questione più grave, comunque, resta il fatto che l’attuale sistema del Potere fine a se stesso è un corpo unico, un solo blocco partitocratico, un grande mostro con due teste (quella di centrodestra e quella di centrosinistra). Qualcuno lo chiama bipolarismo, Marco Pannella lo definisce un “monopartitismo imperfetto”. Ma se questo mostro è bicefalo, la risposta non starà certo nella costruzione di una terza testa! E’ inutile aggiungere nuove o vecchie teste o poli se il corpo, cioè il sistema partitocratico, resta sempre lo stesso.

Il mostro passatista e partitocratico del Vecchio Regime, qualora spuntasse davvero una terza testa, cioè un terzo polo, diventerebbe ancora più atroce e feroce. E non sarebbe certo la soluzione. Il sistema, infatti, non cambierebbe. Anzi, il mostro bicefalo si trasformerebbe nel più insidioso e pericoloso Cerbero, cioè nel mostro a tre teste della mitologia greca. Insomma, il progetto di formare il Terzo Polo, come ho più volte scritto e ripetuto, rafforza l’attuale Potere dominante e partitocratico. Non va dimenticato che Cèrbero era un cane a tre teste, le quali simboleggiavano, non a caso, la distruzione del passato, del presente e del futuro. Sì, ciascuna testa rappresentava la distruzione di una delle tre dimensioni temporali: il passato, il presente e il futuro. Che potrebbero, a loro volta, rappresentare la sinistra, la destra e il centro. Il corpo di Cerbero era ricoperto, anziché di peli, di velenosissimi serpenti, che ad ogni suo latrato si rizzavano, facendo sibilare le proprie orrende lingue. Il suo compito era quello di impedire ai vivi di entrare negli inferi e ai morti di tornare indietro.

Il nome di Cerbero esprime l’idea di un guardiano arcigno e difficile da superare. E’ un mastino sanguinario e gigantesco che emette dalle fauci dei latrati che scoppiano come tuoni. Nessuno è mai riuscito a domarlo, tranne Eracle, colui che rappresenta la Forza. Ecco, il punto è qui: c’è da costruire un terreno “altro” rispetto all’attuale campo partitocratico e trasversale, c’è da far nascere e crescere un altro corpo, sano. Si tratta, in poche parole, di alimentare l’alterità della Politica rispetto all’antipolitica del Potere dominante. Insomma, per cambiare davvero e per uscire dalla crisi politica in atto non si ha bisogno del Terzo o Primo Polo, ma di una forza “altra” e diversa, nuova e innovativa, cioè antica e viva. Mi riferisco alla conquista di un più vasto terreno liberale e democratico, che in Italia ancora non c’è.


Autore: Pier Paolo Segneri

Nato a Frosinone nel 1973, è laureato in Lettere Moderne presso l’Università La Sapienza, con una tesi su Leonardo Sciascia e la mafia. Scrittore, regista e autore teatrale, scrive editoriali per riviste e quotidiani. Nel 1997 è stato consigliere comunale di Frosinone. Diplomato presso la Scuola di Liberalismo di Roma, ideatore del progetto politico della Rosa nel Pugno, che ha anticipato nel 2004 con il suo pamphlet intitolato "La rosa è nel pugno". Dal 2000 è iscritto e militante dell'area radicale.

2 Responses to “La partitocrazia italiana è un Cerbero”

  1. In conclusione del tuo bellissimo articolo, colgo un chiaro accenno alla tua idea di Costituente Liberale, di cui vai parlando già da qualche settimana: “per uscire dalla crisi politica in atto non si ha bisogno del Terzo o Primo Polo, ma di una forza “altra” e diversa, nuova e innovativa, cioè antica e viva. Mi riferisco alla conquista di un più vasto terreno liberale e democratico, che in Italia ancora non c’è.”

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