– Eccolo. E’ arrivato. Non potevamo farne a meno. Sentivamo che nelle nostre grigie esistenze mancava qualcosa, ed ora finalmente eccolo qua.
Di che parliamo? Ma naturalmente del ‘Caso-Carfagna‘, che in questi giorni sta occupando abbondantemente giornali e telegiornali.

Un caso, a dir la verità, non chiarissimo, che sembra composto di illazioni più che di fatti concreti. Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità del governo Berlusconi, è stata a più riprese accusata, all’interno del suo stesso partito, di star preparando a Salerno (sua città d’origine) un’alleanza con alcuni esponenti di Futuro e Libertà, e più in generale di osteggiare con insistenza una parte dell’attuale classe dirigente e politica del PdL campano.
La situazione era già tesa da qualche tempo, ma il conflitto aperto è esploso il 18 novembre scorso, quando Alessandra Mussolini, deputata PdL, ha gridato “Vergogna!” alla Carfagna che stava parlando con Italo Bocchino. La Mussolini ha poi platealmente cominciato a fotografare i due col cellulare, mentre la Carfagna la accusava di essere soltanto in cerca di visibilità.

Secondo Alessandra Mussolini, il fatto che il ministro delle Pari Opportunità parli col capogruppo di FLI alla Camera significa che sta “facendo accordi” con Bocchino, comportamento che “sta mettendo a rischio il partito”. Anche altri esponenti PdL, come Lehner e Cirielli, la criticano, vedendo in lei un “elemento negativo per la politica del PdL in Campania”.
La Carfagna, riferisce chi la conosce, si sente attaccata da più parti, tanto da dare adito a voci – ad oggi non confermate né smentite dalla diretta interessata – che la vorrebbero sull’orlo delle dimissioni dal suo incarico istituzionale.

Lotte di potere locali che arrivano fino a Roma, comunicati stampa, accuse, controaccuse, telefonate frenetiche a causa delle quali Berlusconi arriva in ritardo al vertice NATO di Lisbona (un ozioso potrebbe anche commentare “Meno male, finché è impegnato a telefono almeno non si mette a fare le corna nelle foto ufficiali”): sembra che qualcosa non vada per il verso giusto nel Partito dell’Amore, che pare essersi liberato dello “stillicidio di distinguo” rappresentato dal “cancro” di FLI appena in tempo per farsi sommergere dalla cascata di melma delle lotte fratricide.

Non vogliamo entrare nel merito delle questioni su cui il PdL in Campania si è diviso, non vogliamo tentare una difesa politica di Mara Carfagna che, ne siamo certi, provenendo da queste pagine non le gioverebbe, non vogliamo nemmeno soffermarci troppo su questa maggioranza che perde i pezzi. Ci accontenteremmo di una spiegazioncina piccola e circostanziata su un aspetto particolare di questo caso.

Durante le campagne elettorali dell’ultimo anno e mezzo, il Popolo della Libertà sotto la specie dei suoi liberi giornali ha ritenuto opportuno (secondo noi con qualche ragione, lo diciamo senza alcuna ironia) difendere igieniste dentali e attrici di fiction candidate nel PdL da chi le accusava di avere un curriculum politico un po’ scarso e di essere state incluse nelle liste per meriti non precisamente politici. La maggioranza del PdL ha scelto di ribattere a queste accuse bollandole come antifemminili, assicurando che essere giovani e belle e lavorare nello spettacolo non vuol dire essere oche né non sapere niente di politica, infine, tocco da maestro, insinuando che comunque le critiche provenissero soprattutto da stagionate femministe invidiose dell’avvenenza delle fanciulle in questione.

Non siamo qui per discutere sulla validità o meno di queste argomentazioni, ma soltanto per fare un paragone con la situazione attuale, in cui i detrattori ‘berlusconiani’ della Carfagna, oltre a contestarla sul piano della politica (e fin qui niente da dire), sembrano essersi messi d’accordo sulle ovvietà da ‘sparare’ contro una bella donna entrata in politica dal mondo dello spettacolo. Lehner dice che se la Carfagna “vuol bene a se stessa” dovrebbe “smetterla coi colpi di teatro”; gli fa sponda, in maniera più scoperta, la Mussolini, che accusa la collega di “drammatizzare la situazione”, di fare “la scena madre”, e ironizza sul suo possibile essere “un caso psichiatrico”, per finire in bellezza con “avrà i suoi problemi che a noi non interessano”.

Anche se né Lehner né la Mussolini sono riusciti a raggiungere, con le accuse personali a Mara Carfagna, i livelli da trivio cui arrivò Sabina Guzzanti un paio d’anni fa, ci spiace constatare che i loro argomenti somigliano un po’ troppo, nel loro untuoso paternalismo, nel loro richiamare implicitamente il pregiudizio per cui una bella donna che ha fatto televisione rimane per tutta la vita una diva isterica, a quelli di certa sinistra bacchettona.

Ecco, la spiegazione che ci piacerebbe ottenere (e che, sospettiamo, non otterremo mai) è proprio questa: come mai gli stessi giornali che un anno fa furono subito pronti a lodare la Minetti e la Matera, e soprattutto ad accusare chiunque avanzasse perplessità sulla loro preparazione di rinnegare un non meglio precisato ‘ideale femminile’, non hanno finora ritenuto opportuno schierarsi decisamente contro questa sottile delegittimazione di una donna che – per quanto “tiepide” siano ultimamente le sue difese del premier – pure è e resta ministro dell’attuale governo?

Esiste certamente chi, nel PdL, ha difeso e difende Mara Carfagna, come i ministri Prestigiacomo, Frattini e Gelmini, come Fabrizio Cicchitto (che però generalizza: “[secondo me] Gli attacchi personali sono sempre sbagliati”), come lo stesso Berlusconi che, durante la telefonata da Lisbona, ha cercato di rassicurarla, soprattutto – sospettiamo – per cercare di tenere insieme quel che resta del partito. La loro difesa, tuttavia, è basata sulla parte politica della questione, sul suo ruolo nel PdL campano e in quello nazionale, sugli attestati di stima per la sua attività di ministro.

Ad oggi, insomma, sembra che tutti cerchino, volontariamente o meno, di glissare sull’aspetto secondo noi più sgradevole di questo caso, quello appunto delle contestazioni personali rivolte alla Carfagna: è paradossale che, tra cotali e cotanti difensori delle giovani e belle donne in politica, tocchi proprio a noi, coi nostri limitati mezzi, offrirle solidarietà contro le accuse dei suoi compagni di partito.
Ma, del resto, non è il primo paradosso che abbiamo mai affrontato. Vivere in Italia e seguire la politica italiana, come dire, allena.