Veronesi a capo dell’Agenzia Nucleare, il Senato dà l’ok

Via libera al Senato per la nomina di Umberto Veronesi alla presidenza dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare e degli altri componenti. Il 5 novembre scorso il Consiglio dei Ministri aveva deliberato l’elezione del vertice dell’authority di settore. Le commissioni industria e territorio hanno approvato a pieni voti l’oncologo proposto al vertice dell’agenzia e i due membri designati dal Ministero dello sviluppo economico, ossia Maurizio Cumo e Marco Enrico Ricotti, entrambi docenti di impianti nucleari.

Il voto favorevole sul nome di Umberto Veronesi espresso dall’opposizione dovrebbe impegnare l’intero arco parlamentare ad abbandonare le posizioni preconcette contro il nucleare talvolta emerse nel dibattito di questi mesi e a trattare responsabilmente una questione che richiede continuità alla politica.

Non hanno convinto del tutto, invece, le designazioni del Ministro dell’ambiente. Solo 28 parlamentari su 39 hanno dato il proprio assenso alla nomina di Michele Corradino e Stefano Dambruoso.

Il primo è un eminente docente di diritto amministrativo e svolge attualmente l’incarico di capo di gabinetto del Ministero dell’ambiente. Stefano Dambruoso, invece, è magistrato di elevate competenze in materia di lotta alla mafia e al terrorismo. Due figure di statura, ma non presentano esattamente il tipo di profilo che sembra adatto a guidare un’authority preposta allo svolgimento di compiti di natura tecnica.

Mentre si attende che anche la Camera dia il suo parere sulle nomine dell’agenzia, altre, più pressanti urgenze si annotano nell’agenda dell’energia.

Il 15 dicembre prossimo scade il mandato del presidente, Alessandro Ortis e dell’altro componente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, Tullio Fanelli. I tempi sono stretti, anche perché le nomine che saranno proposte dal Ministro dello sviluppo economico dovranno essere sottoposte al parere vincolante delle commissioni parlamentari competenti, chiamate ad esprimersi a maggioranza qualificata.

Se la poltrona vuota lasciata da Cardia alla Consob (da ieri assegnata a Giuseppe Vegas)  può non aver inciso in modo negativo sull’operatività dell’autorità, nel caso dell’AEEG il mancato rinnovo dei vertici avrebbe effetti paralizzanti; per questo i commentatori più avveduti, come Carlo Stagnaro, invocano a gran voce un accordo in tempi brevi.

Per la presidenza si fa il nome di Antonio Catricalà, attualmente a capo dell’Autorità di Garanzia per la Concorrenza e il Mercato, mentre gli altri quattro nomi, su cui paiono convergere le forze politiche sono quelli di Alberto Biancardi (direttore generale della Cassa conguaglio del settore elettrico), Guido Bortoni (capo dipartimento energia al ministero dello Sviluppo economico e già direttore mercati dell’Aeeg), Luigi Carbone (capo dipartimento del ministero della Semplificazione normativa) e Valeria Termini, economista e direttrice della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione.

Rimane da verificare se l’opposizione è davvero compattamente schierata a sostegno di questa rosa di nomi, dato che l’assenso espresso pare abbia provocato le dimissioni di Federico Testa da responsabile per l’energia del Partito Democratico, che giudicherebbe non sufficiente l’esperienza nel settore dei candidati.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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