– In Italia, più che negli altri paesi Occidentali, nel corso dell’ultimo trentennio della storia contemporanea, la politica ha perso ogni attrattiva nei confronti delle giovani generazioni.

La ragione di tutto questo risiede nello smarrimento della sua componente emozionale, quasi catartica. La polemica, anche aspra, condotta nel campo dei valori e delle ideologie è stata sostituita dalla tecnica di demolizione degli avversari attraverso gli scandali e la ricerca di scheletri nell’armadio – che chiunque accumula nella propria vita, figurarsi le personalità pubbliche.  

Lo stesso giornalismo politico, per la maggior parte, alimenta questa prassi deteriore invalsa nella vita pubblica del Paese, devolvendo la sua massima attenzione al dossieraggio e dimenticando di pungolare la classe dirigente sul merito delle questioni.

Eppure ogni tanto ci si dovrebbe ricordare che l’Italia e il Mediterraneo sono stati la culla della migliore civiltà politica che conosciamo. In principio gli Ateniesi le diedero la forma della democrazia.  Ne nacque una società libera che, trasmettendo la sua eredità attraverso la Roma Repubblicana prima, e l’Europa Medioevale poi, è giunta agli stati dell’Occidente moderno. Questo susseguirsi di società libere nel corso dei secoli (e non si insiste mai abbastanza su questo punto: il fatto che siano state libere) si è registrato solo in questa parte del mondo, e costituisce la cifra della nostra esperienza civile. E’ responsabilità di chi oggi calca il proscenio nazionale trasmetterla integra nella sua essenza alle nuove generazioni,  di cui vanno recuperati attivismo e partecipazione.

Insomma questo è ciò che è indispensabile alla vita prima politica, e poi economica e sociale, di una polis di qualunque epoca e luogo: speranze, sogni, partecipazione.

Chiunque sarà capace di elaborare una proposta politica che rilanci queste tre componenti renderà omaggio alla nostra tradizione garantendole un futuro attraverso l’azione dei più giovani, la risorsa del nostro presente.