Qui Reggio Emilia, terra di mafia

– Reggio Emilia, la ricca provincia dove tutto funziona, con gli asili che diventano dei modelli da esportare, i servizi ai cittadini, l’informatizzazione diffusa. Reggio Emilia è uno di quei posti dove non ti immagini ci possano essere la ‘ndrangheta, il pizzo, l’usura, i veicoli bruciati. E invece anche qui sono arrivati i casalesi, le famiglie di Cutro e quelle di Crotone. Qui fanno i loro affari, qui passa l’illegalità. Qui c’è la mafia, ma in molti non la vogliono vedere.

Enrico Bini, presidente della Camera di Commercio di Reggio Emilia dal dicembre 2008, è stato il primo ad alzare la testa e a denunciare il fenomeno, tra l’incredulità generale e gli attacchi di chi si rifiutava e si rifiuta di credere alla scomoda verità.

Come si manifesta la presenza dell’ndrangheta nella provincia di Reggio Emiliam, dottor Bini?

I settori prevalenti sono il trasporto, l’edilizia e ultimamente anche il commercio. L’infiltrazione criminale non si fa vedere. Arrivano con la faccia buona, sono i colletti bianchi dell’illegalità. Avvocati e commercialisti che magari esercitano il ruolo di amministratori di società sportive e che fanno i loro affari all’interno dell’ “economia legale”.

Da quando secondo lei è presente nella provincia e come si è evoluta?

E’ iniziata dal ‘70 attraverso i soggiorni obbligati e molta gente che dal Sud, in particolare dalla Calabria, è venuta a cercare lavoro nel reggiano; ma è esplosa nel Duemila con i cantieri dell’alta velocità. Servivano tanti mezzi e la criminalità organizzata è arrivata  proponendo prezzi notevolmente più bassi di quelli di mercato e con una disponibilità verso il cliente – possiamo dire –  peculiare.

Poi negli ultimi 15 anni c’è stato il boom dell’edilizia e infine con la crisi questi signori hanno acquistato tante aziende in difficoltà, imprese che non riuscendo ad accedere al credito, lo avevano chiesto alle ‘ndrine. Per poi finire direttamente nelle loro mani.

Qual è a suo avviso la responsabilità del mondo economico reggiano?

Le amministrazioni locali e, in generale, i committenti dei lavori pubblici hanno usato una logica miope. L’obiettivo è stato quello di guardare ai prezzi bassi, per cui si sono sempre scelte le aziende che offrivano l’appalto più a buon mercato,  senza chiedersi come facevano ad avere prezzi simili. Nessuno si è chiesto come mai compravano aree edificabili che costavano troppo. Qualche campanello d’allarme c’era, ma nessuno ha saputo ascoltare.

Ora però Reggio Emilia si sta ponendo il problema, ammette che c’è una presenza di criminalità organizzata, a differenza di altre province vicine dove ancora si continua a ignorare la presenza del fenomeno.

Che cosa state cercando di fare per combattere la presenza della criminalità organizzata?

Cerchiamo di convincere le persone a parlare. L’omertà è fortissima. Se distruggono una vetrina, molti cercano di minimizzare. Il problema dell’usura – ad esempio – è ormai vasto, occorre farlo emergere garantendo la tutela per chi denuncia.

La Camera di Commercio ha istituito un numero verde al quale gli imprenditori possono segnalare i loro problemi, inoltre si è deciso di ampliare l’attività di controllo nei settori dell’edilizia e del commercio, dopo gli ottimi risultati ottenuti dal Protocollo firmato in Prefettura sul settore trasporti.

Ritengo sia necessaria la tracciabilità delle transazioni commerciali, in modo da poter effettuare verifiche e controlli costanti. Occorre inoltre evitare che persone arrestate continuino a operare dal carcere gestendo i loro beni in maniera illegale.

Lei ha ricevuto attacchi e discredito da più fronti . Affrontando questa battaglia, prova mai paura?

Quando ho iniziato a parlarne, la reazione è state “questo qui è matto”. Qualcuno ha provato a screditarmi, ma i fatti hanno purtroppo dimostrato che avevo ragione. Non si può difendere il il ‘nome’ del territorio nascondendo la verità. Non ho paura, penso che se si ricoprono certi incarichi occorre davvero svolgere il proprio dovere. Come presidente della Camera di Commercio non posso tacere.

Benvenuti alla nuova frontiera del Mezzogiorno.


Autore: Floriana Bulfon

Nata a San Daniele del Friuli nel 1978, laureata a pieni voti in filosofia nel 2000, si è specializzata con un MBA presso Alma Mater School a Bologna (ottenendo una borsa di studio al merito) e nel 2010 ha conseguito la laurea in Scienze Giuridiche presso l’Università Roma Tre. Ha lavorato nella Direzione Comunicazione di General Electric, General Motors, Renault e Thomson. Si occupa di comunicazione e relazioni esterne per Enel Green Power.

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