Il feticista del dolore

di PIERCAMILLO FALASCA – Maurizio Sacconi non si preoccupi tanto. Gli italiani che hanno assistito al momento più toccante dell’ultima puntata di ‘Vieni via con me’, la lettura delle ultime parole di Piergiorgio Welby alla sua Mina, non si schiereranno solo per questo pro o contro l’eutanasia. Ogni persona, più volte nella vita, si trova di fronte all’esperienza della malattia e della morte delle persone più care. E ognuno di noi matura convinzioni e dubbi, poi altre convinzioni ed altri dubbi ancora.

Ascoltare la voce di Mina Welby, la storia di quella Primavera di Vivaldi che non si trova e di quel disco di Bob Dylan che così romanticamente accompagna gli ultimi momenti di una storia d’amore, può apparire come un ‘complotto laicista’ solo agli occhi di chi è ossessionato da un insensato feticismo del dolore e della morte. E bisogna proprio avere una bassa considerazione delle persone. Per la gente comune la storia di Piergiorgio e Mina è un doloroso spunto di riflessione. Di quelli che ti ricordano gli ultimi momenti dei tuoi cari defunti. Di quelli che ti lasciano più interrogativi che certezze. Di quelli che ti fanno capire come ci siano sfere della vita da lasciare giocoforza indeterminate. Né bianche, né nere: grigie, libere.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

7 Responses to “Il feticista del dolore”

  1. Quando inizieremo a discutere anche di Eutanasia?

    Piero la chiamava ” morte opportuna ”

    Spero sia arrivato il tempo…. insieme al 67% di Italiani!

  2. Parnaso scrive:

    Piercamillo, avresti detto le stesse cose se ad andare da Fazio fosse stato Crisafulli, uno nelle stesse condizioni di Welby, ancora vivo che lotta, ma che avrebbe portato l’esperienza sua o meglio della sua famiglia? io penso di no ed avresti voluto che ci fosse stata un’altra voce o punto di vista.
    La cultura di libertiamo in tema di vita e “ferothanatos” (scusa il neologismo= intendo portatrice di morte). E poi in tema di vita e di morte esiste il bianco ed il nero. Il grigio l’ha inserito la scienza, che allunga artificialmente la vita, impedendo alle persone di morire dignitosamente. Il problema non è l’eutanasia (il dire basta) ma la sua applicazione e se la decisione è stata presa e deliberata dal paziente e non indotta da terzi (e ancormeno ricostruita dai giudici)

  3. Piercamillo Falasca scrive:

    @Parnaso: in nessun caso penso che la ‘par condicio’ delle posizioni sia la soluzione… figurarsi.
    Mi pare che nel caso Welby la decisione fosse abbondantemente presa e deliberata dal paziente, no?
    Più in generale, io credo che il problema non sia mai la scientifica ricostruzione della volontà, quanto quello di lasciare la libertà di decidere agli individui e alla piccola comunità umana che ognuno di noi ha intorno (i propri figli o i propri genitori, la persona amata, l’amico di sempre, un medico di fiducia, magari un sacerdote).

  4. Paolo Luchessa scrive:

    Mi sembra che al feticismo del dolore faccia da contraltare l’esaltazione tanatofila (ricordate il gruppetto radicale che applaudiva all’annuncio della morte di Eluana?)Rispetto la decisione di Piero che peró non mi rallegra ma mi rattrista profondamente. E vorrei, se solo lo potessi, abbracciare forte forte i tanti, coraggiosi Crisafulli!

    Paolo Luchessa – Milano

  5. luigi zoppoli scrive:

    ma Sacconi, poverino. e’ il propugnatore del vitalismo economico con il sondino. Leggere l’intervista rilasciata a Rizzo di CorSera è una esilarante esperienza del più sfrenato bigottismo
    http://www.corriere.it/economia/09_agosto_24/sacconi_salari_governo_87114296-906e-11de-b4d7-00144f02aabc.shtml

  6. Mina scrive:

    Quando manca spiritualità rimane solo materialismo, e in questo caso il più becero.

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