di PIERCAMILLO FALASCA – Maurizio Sacconi non si preoccupi tanto. Gli italiani che hanno assistito al momento più toccante dell’ultima puntata di ‘Vieni via con me’, la lettura delle ultime parole di Piergiorgio Welby alla sua Mina, non si schiereranno solo per questo pro o contro l’eutanasia. Ogni persona, più volte nella vita, si trova di fronte all’esperienza della malattia e della morte delle persone più care. E ognuno di noi matura convinzioni e dubbi, poi altre convinzioni ed altri dubbi ancora.

Ascoltare la voce di Mina Welby, la storia di quella Primavera di Vivaldi che non si trova e di quel disco di Bob Dylan che così romanticamente accompagna gli ultimi momenti di una storia d’amore, può apparire come un ‘complotto laicista’ solo agli occhi di chi è ossessionato da un insensato feticismo del dolore e della morte. E bisogna proprio avere una bassa considerazione delle persone. Per la gente comune la storia di Piergiorgio e Mina è un doloroso spunto di riflessione. Di quelli che ti ricordano gli ultimi momenti dei tuoi cari defunti. Di quelli che ti lasciano più interrogativi che certezze. Di quelli che ti fanno capire come ci siano sfere della vita da lasciare giocoforza indeterminate. Né bianche, né nere: grigie, libere.