– ‎”Nel nostro manifesto dei valori c’è il rispetto per la persona umana con la tutela dei diritti civili di ogni persona umana: senza alcuna distinzione e senza alcuna discriminazione. Rispettare la persona non vuol dire distinguere tra bianchi e neri, tra cristiani, musulmani ed ebrei, tra eterosessuali ed omosessuali, tra cittadini italiani e stranieri. La persona è al centro di qualsiasi cultura politica che voglia creare i presupposti per l’armonia.”
Con queste parole pronunciate a Bastia Umbra Gianfranco Fini ha dettato la linea di Futuro e Libertà sul tema dei diritti civili e ha definitivamente collocato la destra italiana in una destra europea, moderna e in linea coi tempi.

Per queste parole però, il Presidente della Camera, ha ricevuto una sorta di “scomunica politica” da parte dei vescovi che, dalle colonne del quotidiano Avvenire, tuonando contro l’apertura alla questione omosessuale hanno evidenziato una evidente disparità di trattamento riservata dalle istituzioni ecclesiastiche ai protagonisti della vita politica del Paese. Da una parte la netta contrapposizione nei confronti del Presidente della Camera che si è solo proposto, in un’ottica europea, moderna, laica e nel rispetto della persona umana, di stabilire diritti e doveri per una parte di cittadini italiani finora priva di tutele e garanzie; dall’altra, la complicità neanche celata, riuscendo addirittura a contestualizzare anche la bestemmia, nei confronti di chi, pur definendosi cattolico praticante, quotidianamente compie atti che con l’amore, il rispetto e la pietas cristiana hanno ben poco a che vedere.

Dalle parole del Presidente Fini e dalle reazioni dei vescovi emergono due aspetti fondamentali: la necessità di regolamentare le unioni, che di fatto esistono e che il legislatore laico non può ignorare, e la posizione della Chiesa Cattolica sull’argomento.
Penso che la Chiesa non possa condannare l’amore nella sua libera espressione. L’amore porta due persone ad unirsi ed a intraprendere insieme un percorso di vita comune, fondato sul rispetto, la fedeltà e il mutuo soccorso. Cosa rende diversa la coppia eterosessuale dalla coppia omosessuale? Nulla dal punto di vista sentimentale e spirituale: l’amore è amore. Se dunque due persone decidono di dedicare la propria vita l’una all’altra, assumendosi sostanzialmente degli obblighi civili oltre che morali, come può uno Stato laico restare cieco e sordo dinnanzi ad un simile nucleo che viene a formarsi all’interno della società? Come può uno Stato laico lasciare una parte di cittadinanza priva di regolamentazione, di tutela, di diritti e di doveri?

Il mio non vuol essere un tentativo relativistico di confutare dogmi, dottrine e precetti della Chiesa Cattolica – Criticabile? Anacronistica? Ipocrita? Non mi interessa in quanto questa valutazione risiede nella totale libertà e sovranità di chi quel culto rappresenta e amministra, secondo le regole che gli sono proprie. Ogni confessione ha le sue regole che devono essere rispettate da chi vuole abbracciare e far propria una determinata religione, e la dottrina cattolica non accetta e non permette la partecipazione ai sacramenti per le persone omosessuali.

Certo, si potrebbe fare della facile ironia sul fatto che gli omosessuali, la cui unica “colpa” è quella di amare una persona dello stesso sesso, siano visti come l’incarnazione del demonio mentre mafiosi, assassini, pedofili, adulteri e divorziati, in proporzione di censo e potere, vengano ammessi alla comunione o si vedano annullato il matrimonio dalla Sacra Rota, ma ripeto, in quanto entità sovrana, la Chiesa, può sancire e derogare le proprie regole come meglio crede e ritiene opportuno.

Come ho avuto modo di esporre a Perugia davanti alla platea dei più giovani, da omosessuale che ha ripreso a fare politica grazie  a Gianfranco Fini e a Futuro e Libertà, mi rendo conto che l’istituto civile del matrimonio, seppur originariamente istituto di diritto romano, al giorno d’oggi, per la numerosissima comunità cattolica italiana, viene spesso identificato con il sacramento cristiano ed è dunque comprensibile lo spirito di avversione che si genera quando si paventa, erroneamente, la possibilità di fare oggetto del sacramento chi, per la religione cattolica, quel sacramento non è “degno” di ricevere.
Proprio perché consapevole del fatto che la realtà italiana sia una realtà a se stante, ho lanciato una proposta: venga sancito in Costituzione che il matrimonio può essere contratto solo tra uomo e donna, in modo da sgombrare il campo da ogni equivoco e in modo che quell’identificazione tra l’istituto civile e il sacramento venga preservata nel rispetto di un sentimento cattolico molto diffuso nostro Paese. Di contro ovviamente, sempre in Costituzione, riconosciamo il fatto che altre forme di unione, diverse dal matrimonio, indipendentemente dall’orientamento sessuale, debbano ricevere regolamentazione, tutele e garanzie.

Vorrei chiedere ai vescovi se ritengano umanamente e cristianamente accettabile che  possa essere impedito ad un essere umano di assistere il suo compagno di vita e se ritengano giusto che un rapporto di duratura convivenza non possa essere disciplinato da diritti e doveri imposti alle parti, lasciando magari soccombere la parte più debole senza alcuna tutela.
Certo, la famiglia “tradizionale”, all’interno della quale ci sono dei bambini, il futuro della nostra Nazione, i custodi della nostra cultura, deve e dovrà avere sempre la priorità su tutto in tema di politiche sociali, e il riconoscimento di altre forme di unione non potrà mai andare ad intaccare questo principio: nessuno intende creare alcun surrogato o sostituire un modello di società con un altro; nessuno intende scimmiottare il rito cattolico del matrimonio.
I gay esistono, vivono, amano, lavorano, votano, pregano, partecipano alla vita pubblica e sociale del Paese e come tutti i cittadini italiani devono vedere riconosciuti i loro diritti. Quello di cui oggi necessitano questi così bistrattati figli di Dio è solo il riconoscimento, da parte dello Stato italiano, di alcuni diritti già universalmente riconosciuti. Dopotutto pagano le tasse, rispettano le leggi, adempiono ai doveri che lo Stato impone loro. Perché dunque non riconoscere loro anche i diritti civili?

La Chiesa faccia la Chiesa, preservi la sua natura e la sua dottrina, critichi anche le scelte del legislatore, partecipi attivamente al dibattito offrendo spunti, proposte, soluzioni, ma eviti di alimentare l’odio verso le diversità in quell’ottica cristiana di rispetto dell’essere umano e della sua dignità in quanto tale.
Mi chiedo inoltre, senza trovare risposta, quale parte, quale elemento di quel pensiero laico pronunciato da Gianfranco Fini, possano essere considerati in contrasto con la visione cristiana della persona umana.