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Schede bianche, indifferenza o protesta? Una proposta per la nuova legge elettorale

– Come ha argutamente intuito Murray N. Rothbard nel suo “Power & Market” la democrazia, intesa come massima espressione della volontà di una maggioranza, dovrebbe concepire la possibilità di veto sulla propria stessa esistenza, ovvero l’opportunità che un gruppo di elettori in maggioranza decreti con una votazione la fine della democrazia, optando per un sistema di governo ritenuto migliore.
Questo principio è stato per ovvie ragioni regolamentato nelle democrazie moderne dotate di una carta costituzionale che pone dei limiti alla volontà popolare. Potremmo prendere ad esempio l’Art.75 della nostra Costituzione che di fatti impedisce alla maggioranza di poter deliberare tramite referendum abrogativo “le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”.

Al di là della provocazione intellettuale lanciata da Rothbard, vi è un modo decisamente corretto e moderato di esprimere un dissenso nei confronti del sistema, che spesso le istituzioni non riconoscono tale. Come scrive Adriano Gianturco Gulisano nel suo interessante saggio “La fenomenologia del non voto e del voto no nelle elezioni politiche ed europee” (inserito in “Election Day, Votare tutti e tutto assieme fa bene alla democrazia?”, Luiss University Press, Roma, 2010), le istituzioni attuano una banale quanto ingiusta semplificazione che pone sullo stesso piano le schede elettorali da considerarsi nulle e quelle lasciate in bianco. La negligenza perpetrata durante gli spogli elettorali consiste dunque nel non comprendere che le schede bianche possono essere una conscia e volontaria manifestazione di dissenso messa in atto dagli elettori.

Come inoltre prosegue Gianturco Gulisano nel suo scritto, è difficile credere che un individuo si prenda la briga di recarsi alle urne per poi esprimere astensione consegnando una scheda vuota; tanto meno, aggiungerei, che una volta entrato in cabina si ricreda e opti per un non voto. La diffusa pratica dell’astensionismo dimostra la differenza teorizzata da Gianturco Gulisano tra il non voto e il voto no, ove per il primo concetto si intende appunto l’indecisione nella scelta dei candidati presentati o piuttosto l’indifferenza nei confronti di un elezione, mentre nel secondo caso la volontà dell’elettore di protestare apertamente contro il sistema vigente, il che giustificherebbe l’atto di recarsi alle urne altrimenti privo di significato.

L’intero dibattito nasce dalle ripercussioni che la mancanza della suddetta divisione ha sul risultato delle elezioni. Le schede bianche del voto no vengono infatti conteggiate allo stesso modo delle altre, per cui contribuiscono alla suddivisione del rimborso elettorale tra partiti, effettuato sull’ammontare totale degli aventi diritto al voto, e non su quanti hanno di fatto espresso una conscia e volontaria preferenza elettorale.
In occasione delle mid term elections statunitensi, lo stato del Nevada sembra essere giunto alle medesime conclusioni di Gianturco Gulisano in quella che egli stesso chiama pars costruens del già suo citato saggio. Come proposto anche dal politologo italiano, il Nevada ha inserito nella sua scheda elettorale una casella recante la dicitura “nessuno dei precedenti candidati”.

Sarebbe doveroso, nel rispetto della democrazia come libertà di scelta, inserire nella nuova legge elettorale a cui ha fatto appello il Presidente Fini, durante la Convention nazionale di Futuro e Libertà per l’Italia, un punto che tenga conto delle considerazioni effettuate e proponga delle modifiche in linea con i consigli di Gianturco Gulisano e l’esempio offertoci dagli americani.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

7 Responses to “Schede bianche, indifferenza o protesta? Una proposta per la nuova legge elettorale”

  1. giovanni scrive:

    Citare Rothbard in un sito che supporta la politica di chi promette piu’ tasse sul risparmio o peggio lo definisce rendita per poi promettere il finanziamento delle solite baronie mi sembra davvero una volgarità. Tipo marxisti che parlano di libertà

  2. Hai capito Daniele “Zarathustra”,

    citazionista, pungente e con la burbanza accademica di certi critici :-)

    Per avere 18 anni, sei un fenomeno! Ma non lo scopro ora.

  3. Forse, più che l’art. 75, si poteva citare l’art. 139…

  4. Daniele Venanzi scrive:

    Grazie per i complimenti e grazie per il suggerimento di Giovanni Boggero. Anche l’art.139 è una bella rogna. Per quanto riguarda invece il commento dell’altro Giovanni che non ha precisato il cognome rivendico, come cita il sottotitolo del sito, la nostra coerenza nelle politiche liberali, liberiste e (sentire ancor più vicino alle mie posizioni) libertarie. Libertiamo non ha nulla a che vedere con aumenti delle imposte; semmai si batterà sempre per la loro riduzione

  5. Piercamillo Falasca scrive:

    Bravo Daniele, hai espresso egregiamente la posizione di Libertiamo in questo commento a Giovanni. Aggiungo una cosa, a beneficio di tal Giovanni: nella vita, l’unico modo per non sporcarsi le mani è tenerle in tasca.

  6. Iezzino scrive:

    Articolo veramente interessante. Sarei favorevole all’introduzione di questa dicitura nelle schede elettorali. Sarebbe un buon metodo per contrastare la politica del voto al meno-peggio.
    Limiterebbe, secondo me, anche l’influenza della criminalità nelle operazioni di voto.
    Lo scoglio più arduo da superare è certamente la irremovibile staticità dei costituzionalisti “super mega difensori” di un sistema che loro reputano giusto. Chi osa accennare a modifiche costituzionali viene istantaneamente additato come fascista.

  7. Paolo scrive:

    [Sulla revisione della forma repubblicana]

    Almeno ad un livello di semplice interpretazione letterale della Costituzione, la revisione della forma repubblicana sarebbe comunque possibile, seppur con una procedura complessa.

    L’enunciato dell’art. 139, infatti, non è autoreferenziale, pertanto allo stesso articolo è applicabile la revisione prevista dal 138: quindi (sempre seguendo un livello di interpretazione meramente letterale della Costituzione), è ipotizzabile una Legge Costituzionale che modifichi il 139, dopodiché una Legge Costituzionale che modifichi la forma repubblicana.

    Ma immagino che i Costituzionalisti interpretino il testo dell’art.139:

    | la forma repubblicana non può
    | essere oggetto di revisione costituzionale

    come se fosse:
    | la forma repubblicana E L’ART. 139 non possono
    | essere oggetto di revisione costituzionale

    Mi piacerebbe saperne di più.

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