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Così il Cav. ha ‘tradito’ se stesso

– da Il Secolo d’Italia del 17 novembre 2010 –

Tutti questi berlusconiani che si scoprono, da un giorno all’altro, nemici del Cav. Tutti questi traditori, ma di che? Di Berlusconi Silvio o del Presidente del Consiglio? E di cosa? Della sua persona o della sua politica, che è stata sempre “uguale” nel nome del leader, ma non nella direzione della leadership?

Alla fine i più ingrati saremo noi, che abbiamo un’idea più nobile e generosa – certamente più storica – del berlusconismo e una visione più umana e indulgente della sua vicenda personale, insidiata dalle intemperanze dell’età e dall’idolatria ideologica dei cortigiani, che vogliono cacciargli in testa, sopra la bandana, il cappello di Napoleone o il berretto di De Gaulle.

I peggiori, a quanto pare, siamo proprio noi, che non pensiamo che gli ultimi sedici anni siano stati una parentesi criminale, ma neppure che il berlusconismo sia stato “uno”, come spiegano i berlusconiani di stretta osservanza, impegnati a dimostrare che tra il ‘94 e il 2010 l’Italia è rimasta crocifissa alla lotta tra i poteri forti degli altri e i pensieri forti del Cav.

Non accettiamo di riscrivere la storia delle origini, per adeguare il volto del Berlusconi di ieri all’immagine del berlusconismo di oggi e rendere una coerenza posticcia alla storia politica del fondatore. Eppure, abbiamo preso – e prendiamo – il Cav. assai più sul serio dei suoi amici fedeli, e vediamo, per fare un esempio, le differenze tra l’eversore liberale che nel ’94 cadde mentre tentava di smontare il sistema pensionistico – azzoppato da un Presidente impiccione e sleale come Scalfaro – e quello che nel 2010 cadrà proclamando che il welfare italiano è il più “giusto” della terra.

Misuriamo la distanza tra il riformista radicale che nel 2001 partì lancia il resta contro l’articolo 18, per scornarsi contro i tre milioni di pensionati e dipendenti pubblici schierati da Cofferati al Circo Massimo, e il difensore di una “stabilità” discriminatoria e del muro normativo che separa, nel mercato del lavoro, la generazione dei padri da quella dei figli, la “classe” degli inclusi da quella degli outsider.

Sempre noi, che ci eravamo appassionati ad un premier “americano”, disponibile, per non sapere né leggere né scrivere, a correre appresso all’internazionalismo democratico di Bush – schifando i distinguo europei, per cui Saddam sarebbe ancora lì a dettare legge e ad ammazzare “legittimamente” i curdi –abbiamo oggi molto più di una riserva su di una politica internazionale gestita con la logica del rappresentante di commercio, che non è – come ci pare i fatti dimostrino  – neppure economicamente vantaggiosa.  Sui complimenti ai tiranni e agli autocrati, sorvoliamo. Mettiamo pure che sia il temperamento e la spontaneità cameratesca a trascinarlo all’eccesso. Ma come si sia passati dalla “dottrina Cheney” alla “dottrina Putin”, non l’abbiamo capito. Anzi temiamo anche di averlo capito, ed è pure peggio.

Infine tra il Berlusconi tollerante e laico – per la serie: “non tutti i gusti sono alla menta” –  e quello che pareggia i suoi negozi sentimentali con un sovrappiù di devozione alla “non negoziabilità” dei valori cristiani, preferiamo il primo non perché ci sia, di per sé, più congeniale. Ma perché tra l’uno e l’altro c’è una tale differenza di rigore, di sincerità e perfino –  stiamo azzardando? –   di serenità, che ci dispiace per lui, prima che per noi, che la politica italiana rimanga appesa alla faticosa doppiezza di un libertino costretto, per esigenze di scena, a improvvisarsi penitente.

Anche per questo, di giustizia è meglio non parlare, se non per dire che la responsabilità di avere affogato la “grande riforma”, nella palude di leggine ad hoc, – un po’ giuste, un po’ sbagliate e mai utili se non, a volte, a lui – non è dei suoi avvocati, e dei cattivi consiglieri, ma dei suoi cattivi consigli, a cui è seguito a ruota tutto il resto. L’idea che Ghedini abbia costretto con le cattive un Cav. riluttante alla scorciatoia del processo breve, dissuadendolo dall’impegno del governo e persuadendolo al dovere dell’auto-difesa, ci sembra irriguardosa. Berlusconi non è un vecchio instupidito e confuso e Ghedini non è una badante.

Ma come si fa a parlare dei diversi Berlusconi che hanno calcato la scena del teatrino della politica italiana se, nell’enciclopedia sovietica del berlusconismo, il trattamento dei fatti e dei personaggi rispetta – diciamo così – un canone pedagogico e non filologico? Se, insomma, non si tira la morale dalla storia, ma si stira e si “lifta” pure la storia, per trarne la seguente morale: Berlusconi è sempre uguale a se stesso, e se la sua vicenda appare mutevole quanto altre mai nel campo della destra europea, questo dipende dalla “logica apparente” della chiacchiera e del pettegolezzo. Chi lo vede diverso in realtà lo guarda con occhi diversi: quelli dell’interesse e della congiura. Quindi, il dissenso politico è solo la “maschera” del tradimento. Al confronto, possiamo – tutto sommato – compiacerci del fatto che, durante la Prima Repubblica, per quasi un cinquantennio in Italia abbiano prevalso partiti che avevano una certa consuetudine con la dissimulazione e il raggiro, ma non un culto così scientifico della menzogna.

Berlusconi è sceso in campo sparigliando le carte della politica, e ne uscirà tentando di ricomporre il mazzo, rimettendo Fini al posto del “fascista”, Vendola in quello del “comunista” e se stesso in quello dell’epigono e rappresentante legittimo della tradizione democratica. Ma il Cav. non è stato solo questo, è stato di più e di meglio e sarebbe perfino possibile accorgersene, se i personaggi del presepe vivente, che cantano la gloria della sua epifania politica, non avessero imprigionato la sua leadership in un’imbarazzante letteratura mitopoietica.

Berlusconi ha davvero affrancato il sistema politico dalla servitù ad un conservatorismo e progressismo di maniera. Qualunque sia la ragione per cui è sceso in campo –  fosse pure quella di salvare la pelle in un trapasso di regime che ha sacrificato i giocatori più spericolati dell’economia italiana –  la sua presenza ha cambiato il segno e il passo della politica, laicizzandone il linguaggio liturgico e irrobustendone lo spirito pratico.

In fondo, il Cav. del ’94 nei confronti di un premier che avesse trascorso otto degli ultimi dieci anni a Palazzo Chigi non sarebbe stato comprensivo come il Presidente Berlusconi continua ad essere, oggi, con se stesso, addebitando a metafisiche “forze oscure” le ragioni del proprio insuccesso. Il Cav, in sedici anni, è passato da Milano 2 a Palazzo Chigi, cambiando tutto nell’editoria e nella comunicazione televisiva. Il Presidente del Consiglio uscirà da Palazzo Chigi per tornare, dopo sedici anni, ad Arcore – o di nuovo a Palazzo Chigi, chissà – avendo infiammato gli italiani di un amore folle o di un disprezzo inestinguibile, ma senza avere cambiato nulla della Repubblica che ha governato a lungo come nessuno, dal 1945 ad oggi.

Insomma sappiamo che Berlusconi è uno, ma il berlusconismo no. Non l’hanno inventato i berlusconiani e non saranno loro a salvarlo o a riscattarne il fallimento. Neppure se Berlusconi – che è un genio e su questo non ci piove – ci sotterrerà politicamente tutti, prima di soccombere anche lui all’età, alla noia o ai rovesci della storia.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

25 Responses to “Così il Cav. ha ‘tradito’ se stesso”

  1. Joe scrive:

    Ecco, io un articolo così, ben scritto e brillante, lo sottoscriverei. Ma lo farei solo se non, come temo, fosse finalizzato a dire che Fini non è un traditore. Perchè ci sta che uno cambi idea su tutto, anche sull’uomo con cui è stato alleato 16 anni e con cui ha fondato un partito: tutto cambia, è legittimo. Ma siccome, per fortuna, in Italia da 16 anni c’è il bipolarismo e due leggi elettorali che, belle o brutte, hanno presidiato questo schema, uno dovrebbe dire: non mi piace più Berlusconi, né la sua politica che si è involuta, avvitata eccetera: e allora gli tolgo la fiducia e si torna a votare per vedere se la mia leadership alternativa può sfondare tra gli elettori. Se invece gli tolgo la fiducia progettando di usare i miei parlamentari per portare al governo chi ha perso le elezioni, spiacente, le cose si chiamano col loro nome…

  2. roberto scrive:

    Sig. palma ho letto le intenzioni di Granata nel voler formare alleanze con il PD: secondo me sarebbe un suicidio politico perchè l’elettorato cui fa riferimento Fini e lei nel suo articolo diffiicilmente capirebbe tale alleanza. Ho paura che l’intenzione sia quella di voler far fuori Fini dalla vita politica.

  3. vittorio scrive:

    Il cosiddetto “tradimento” non è verso Berlusconi: si tratta piuttosto di un “tradimento” degli elettori. Evidentemente quello che i radicali di Della Vedova non sono mai riusciti a capire è che la maggior parte degli elettori di centro destra vota Berlusconi per non avere al governo una sinistra che non sa far altro che alzare le tasse. Con questa pagliacciata di crisi voluta da Fini si corre il rischio di avere un governo tecnico a guida PD o più probabilmente un ritorno alle urne in cui c’è il rischio che vinca la sinistra. Sono gli elettori che si sentono traditi. Ma chi se ne frega di Berlusconi?

  4. Marianna Mascioletti scrive:

    Uhm… se Berlusconi lo scaricano pure quelli che fino a ieri lo difendevano (“Chi se ne frega di Berlusconi?”) mi sa che non sta messo bene…

  5. roberto scrive:

    Rispondo a joe: anche Berlusconi ha spesso cambiato idea, sulla libertà di coscienza, sulle riforme , sulla pressione fiscale (che non cala), solo che stranamente nessuno gli rimprovera nulla.

  6. vittorio scrive:

    x Marianna
    Io non scarico proprio nessuno. Per intenderci, Berlusconi rispetto a Fini è un triliardo di volte preferibile. Nel mio precedente intervento ho solo puntualizzato che il “tradimento” dei finiani è da intendersi nei confronti degli elettori, non nei confronti di Silvio Berlusconi.

  7. Joe scrive:

    Roberto, dopo un po’ di scambi mi viene un dubbio: ma tu, lo leggi quello che scrivo o ti piace fra finta di non capire?

  8. Sabbath Addesso Gianluca scrive:

    Ha ragione Vittorio secondo me…Gli elettori di centro-destra alla fine hanno sempre votato Berlusconi per ripiego, ma in realtà non l’hanno mai sofferto più di tanto..voglio dire: non che Berlusconi non sia un grande comunicatore, anzi il suo anti-istituzionalismo e la sua cultura non politica hanno sempre ispirato una certa fiducia in chi si era sentito tradito dalla politica dopo tangentopoli o in chi comunque non hai mastiocato tanto di polirica ( l’italiano medio insomma) ma in realtà chi lo ha sempre difeso lo ha fatto per l’odio che nutre nei confronti della “monocultura” progressista e della sinistra dei bolliti.
    Tant’è che i partiti di Berlusconi non hanno mai avuto un contatto così stretto con gli italiani se non quando questi si ritrovavano nelle urne.
    Adesso si prospetta, veramente la fine dei giochi: sembrava andare tutto liscio…Unione di An e Forza Italia in un unico partito, appena esce di scena Berlusconi il partito inizia a darsi delle strutture democratiche e magari anche con delle correnti interne e dei dissidi interni…
    E invece è crollato tutto: il centro-destra allo sfascio totale…io partecipo alle riunioni di Fli e condivido molte posizioni, soprattutto in materia economica, giustizia, liberalizzazioni però questa rivoluzione andava fatta all’interno, una volta finito Berlusconi…E’ stato un errore imperdonabile, solo un cieco non poteva vedere quanto fosse sbagliata questa strategia, ahimè!

  9. Carmelo Palma scrive:

    Il Berlusconismo più fazioso è quello più “apolitico”. Quello a prescindere. Quello perchè se no… Non si può essere berlusconiani come Di Pietro è anti-berlusconiano: in nome di Berlusconi, e non della sua politica.
    Io ho citato alcuni esempi giganteschi degli “auto-tradimenti” del Cav. “Tradimenti” in cui, a mio parere, Berlusconi è passato dalla ragione al torto e non dal torto alla ragione.
    Certo, anche Fini ha fatto le sue capovolte, ma nella direzione giusta (sempre dal mio punto di vista). Una cosa è passare da Bush a Putin, un’altra da Predappio a Gerusalemme.

  10. Giulio B. scrive:

    Sì, signor Palma lei ha scritto un bellissimo articolo e dice bene, ma avete distrutto una destra possibile e che gli mancava poco per essere ancora migliore per come dei liberali l’hanno sempre sognata. Scelte che Berlusconi faceva, sbagliando come dice lei, erano cose di poco conto che con un cambio di leadership erano facilmente mutabili.
    Se per ogni cambio di leadership bisogna creare un partito noi della destra ci siamo rimessi nel bel ginepraio che avevamo un tempo.
    Che devo dire? grazie per aver interpretato i desideri dell’elettorato che anche nella primavera di questo anno vi aveva dato la fiducia.
    L’informazione, grandiosamente manipolata a sinistra come sanno fare loro, ci ha detto del calo di elettori facendoci credere che era colpa nostra; il calo era del loro elettorato e voi ci siete cascati.

  11. roberto scrive:

    Rispondo a Joe: leggo quello che dici ma le mie erano considerazioni di carattere generale. Grazie comunque per la risposta.

  12. Joe scrive:

    Dopo aver letto la dichiarazione odierna, ahimè, di BDV (un governo ci sarà con o senza Berlusconi) mi viene da ricordarmi che la politica è un brutto affare in cui tutto e lecito. Ma lo è da tutte le parti perchè, come ammetteva ieri persino Mieli, l’accusa di tradimento FLI se la beccherà se farà il rialatone. E per una volta, la troppo potente macchina mediatica berlusconiana avrà tutte le ragioni a farvi quel che vi farà.

  13. Carmelo Palma scrive:

    Che ci farà quel che ci farà non lo dubitavamo, ribaltone o no. Io i miei peccati li ho già confessati in rete (un po’ di pornografia on line, non minorile, e una cartella esattoriale per i redditi 2008, roba di qualche centinaia di euro), casomai diventassi famoso e Sallusti chiedesse la mia fucilazione. Per il resto, non temo nulla, visto che sono povero di famiglia.

  14. vittorio scrive:

    Berlusconi non avrà bisogno di fare quasi nulla. I finiani fanno tutto da soli. La ciliegina finale sarebbe un governo di “salvezza” nazionale D’alema-Casini-DiPietro-Fini. Ma credo che Berlusconi non possa sperare in tanta grazia. Non appena avrà la strada spianata il Pd vorrà andare a votare. Altro che riforma elettorale.

  15. Riccardo scrive:

    Sig. Palma, mi spiega una cosa? Se Fini è questo grande leader di destra, come mai la sua fondazione FareFuturo pubblica articoli come questo (http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=8085&Cat=1&I=immagini/PERSONAGGI/1obama_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=Esteri&Codi_Cate_Arti=30) in cui esalta Barack Obama, e come mai lo stesso Fini continua a parlare di Nancy Pelosi come esempio da seguire? Ricordo che la signora Pelosi, cara amicona del nostro Gianfranco nazionale, è la speaker attuale (ancora per poco) della Camera USA, ed è considerata una delle persone più radicali e di sinistra di tutta la politica nazionale Americana (ed anche la più detestata: http://fivethirtyeight.blogs.nytimes.com/2010/11/17/is-pelosi-americas-most-unpopular-politician/).

    Domanda: con che CORAGGIO Fini si spaccia leader di destra quando appoggia il presidente americano più di sinistra degli ultimi 50 anni e la speaker così radicale che perfino i blue dogs democrats (i democratici centristi) non vogliono?

    Fini non ha NIENTE a che vedere con la destra. La VERA DESTRA appoggia i discendenti di Reagan, non certo la sinistra più sinistra del partito democratico, come fa il nostro caro presidente della camera.

    L’unica cosa che conosce Fini è il cambiare idea. Nel 1998 al Costanzo Show disse che i gay “non potevano essere considerati normali”, nel 1994 che «Mussolini è stato il più grande statista del secolo… Ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori preminenti», negli anni 2000 la Bossi-Fini da cui si è ora dissociato, nel 2008 la nascita del PDL (da cui si è pentito), e nel 2009, solo un anno fa, che “In Italia – ragiona Fini – abbiamo fatto le riforme con una scorciatoia e abbiamo l’elezione diretta del capo del governo attraverso la legge elettorale. Di fatto siamo gia’ in una democrazia molto diversa da quella congegnata dai padri della Costituente.
    Oggi – prosegue – nessuno dice ‘la maggioranza esce dalle aule del Parlamento’, ma tutti dicono ‘la maggioranza esce dalle urne’ perche’ si vota la coalizione e sulla scheda delle ultime elezioni c’era il nome dei candidati premier delle coalizioni”.

    Tutti hanno il diritto di cambiare idea, nel corso della vita, ma se c’è una cosa costante, è che Fini le cambia di continuo, su tutto. E quando uh politico diventa così, non è per convincimento, ma per puro opportunismo.

    Fini capirà presto che quello che ha fatto in questi 2 mesi gli costerà, per sempre, la possibilità che aveva di diventare leader di tutto il cdx Italiano.

  16. GIANCARLO scrive:

    Massimo rispetto per Carmelo Palma e per la decisione di Libertiamo di confluire in FLI. Massime condoglianze per NOI liberali che non abbiamao più neanche speranze in un sito internet. Non mi resta che sperare nei tea party italiani.

    Buona fortuna a tutti!

  17. tommaso scrive:

    col mio amico Carmelo condivido la mancata riforma della giustizia in senso liberale messa da parte per i provvedimenti tamponi al premier e anche fiscale causa anche della crisi,cmq riconosco al governo di aver fatto delle cose positive e aver saputo tenere i cordoni della spesa vista la grande crisi mondiale,le previsioni economiche oggi rispetto al 2008 volgono al meglio anche se con una ripresa lenta,la riduzione del deficit procede,la legge stabilità è stata approvata anche con 5,5 mld allo sviluppo che saranno pochi ma meglio di niente in questo periodo se consideriamo ogni anno 70 mld di euro di interessi sul debito pubblico,da Fini e Fli mi sarei aspettato maggiore attenzione su questi problemi come risposta al patto di legislatura proposto dal suo vecchio amico ora nemico Silvio invece di chiederne le dimissioni con ingresso dell’Udc e sostituirlo magari con Letta,Tremonti criticato nei mesi scorsi per la politica economica,diciamola tutta a Bastia Umbria alla fine Fini ha fatto Casini!
    Giancarlo cmq Carmelo potrebbe capeggiare liste liberali alle prossime elezioni politiche!

  18. Franci scrive:

    Ma perché continuare a parlare ,e a litigare, su destre e sinistre quando il messaggio più importante del faticoso cammino politico esistenziale di Fini a mio parere e proprio quello di traghettarci oltre le ideologie( sempre terribili) verso un pensiero ragionato sui valori e sui contenuti importanti del vivere sociale e della persona. Ragioniamo su questo,alleniamoci a pensare e a confrontarci oltre e più in alto delle viscere ideologiche. Ce la faremo? Cosa ce ne importa di nancy peloso?quanto astio e rabbia traspare!!!! Credo che proprio di questo sti

  19. Franci scrive:

    Ma perché continuare a parlare ,e a litigare, su destre e sinistre quando il messaggio più importante del faticoso cammino politico esistenziale di Fini a mio parere e proprio quello di traghettarci oltre le ideologie( sempre terribili) verso un pensiero ragionato sui valori e sui contenuti importanti del vivere sociale e della persona. Ragioniamo su questo,alleniamoci a pensare e a confrontarci oltre e più in alto delle viscere ideologiche. Ce la faremo? Cosa ce ne importa di nancy peloso?quanto astio e rabbia traspare!!!! Credo che proprio di questo stile di pensiero abbiamo bisogno di liberarci. Confrontiamoci su quale società vogliamo ed in quale mondo ci piacerebbe vivere……

  20. Riccardo scrive:

    @franci
    Forse non te ne sei accorta, ma è Fini che ha parlato di destra. E’ lui che ha affermato di rappresentare la destra, e che quindi l’ha citata per primo. Ma non si può sentirgli dire da una parte queste parole, e poi da un’altra sentirlo che prende la Pelosi come modello. Perchè sarebbe come dire “io sono di destra, ma il mio modello è Zapatero” o “io sono di sinistra, il mio modello è GW Bush”.

    Se Fini vuole inventarsi un nuovo modello, è liberissimo di farlo, ma allora che non si rappresenti come la destra, nè tra l’altro vada in TV a parlare di valori di destra. Tra l’altro, dimenticando di nominare il PRIMO valore di ogni destra: la libertà.

  21. vittorio scrive:

    Ma cosa sarebbe un “un pensiero ragionato sui valori e sui contenuti importanti del vivere sociale e della persona”? In cosa consiste il superamento delle ideologie? Sarebbe tutto ciò un modo per giustificare il ribaltone? Che cos’è il superamento degli steccati ideologici? La distinzione fra destra e sinistra non è affatto superabile. Se un elettore vota a destra per non avere i buffoni della sinistra che aumentano le tasse, vorrei sapere come conciliate le aspettative deluse di costui con un governo tecnico improntato fiscalmente a sinistra. Volete far digerire D’alema e Visco grazie ad un pensiero ragionato? Ma dai. Allora aboliamo la democrazia e affidiamo il governo ad un gruppo di filosofi impegnati nella sintesi degli opposti. Tanto vale fondare la società dei figli dei fiori, aderire a scientology e dedicarsi anima e corpo al consumo di droghe pesanti. A leggere certi commenti mi viene il sospetto che ci siano un po’ troppe fondazioni politico culturali in giro.

  22. Rorschach scrive:

    Vittorio,

    Il punto sulla dicotomia “destra vs sinistra” é che non serve a nulla, cioé servirebbe se evidenziasse qualcosa di distinto. Ma alla fine se la destra usa soldi pubblici per salvare aziende private, spende i soldi dei single per aiutare gruppi elettori come le famiglie, innalza la spesa pubblica, ecc… la differenza tra destra e sinistra diventa solo quantitativa. Forse dovremmo tornare ad una dimensione qualitativa e parlare dunque di statalisti e liberali, ma chi ce ne offre l´occasione in Italia? Futuro e Libertá, il partito del federalismo solidale, dei fondi all´editoria e degli investimenti sull´educazione?

  23. Franci scrive:

    Il vero punto e che e sempre più difficile usare il pensiero al posto della pancia. Questo a mio avviso e stato il danno più grande che B. Ha fatto agli italiani considerati minus da impacchettare. Io non so se sono, di destra,di centro o di sinistra. Io non voglio dare il mio voto a storace perché mi dice che e di dx,a casini perché di centro, a vendola perché di sn. A me non basta dire che voglio la libertà ,chi non la vuole? Io voglio sapere se siamo d’accordo nella libertà da…. E nella libertà di……e allora ci raggrupperemo quelli che avremo idee condivise. Io. Voglio sapere se pensiamo di voler vivere in una nazione laica (e cosa vuol dire) o in uno stato clericale: ed e un altro raggruppamento . Voglio sapere quali sono i diritti umani fondamentali da rispettare per sentirsi persone civili, voglio l’elenco dei fattori di base che devono essere presenti per una dignitosa esistenza e convivenza civile in un paese occidentale,e potrei ancora continuare. E allora facciamo gli insiemi come si fa a scuola, mettendoci insieme quelli che la pensiamo in modo omogeneo, e allora forse scopriremo che nel 2000 e passa le persone non si riconosceranno più sotto l’etichetta dello spazio( dx-sn-centro-sopra-sott) ma più proficuamente si aggregheranno in nome di valori ed idee riconoscibili da condividere. Se qualcuno pensa ancora che tutto questo e solo un esercizio di intellettualismo frutto di troppe fondazioni, beh…..allora beata ignoranza e che si viva di panza

  24. vittorio scrive:

    x Rorschach
    Quanto dici è verissimo. Un partito autenticamente liberista è introvabile. Però usando il criterio del meno peggio uno fa la sua scelta. Le distinzioni fra PdL e PD ci sono e sono marcate. Fermo restando che il PdL non incarna certo l’ideale liberista.

  25. marcello scrive:

    La Costituzione (non quella di Arcore) dice che se viene meno un governo, il presidente della repubblica deve prevare a vedere se esistono delle maggioranze alternative. In Inghilterra e/o Germania è cambiata la maggioranza nel corso della legislatura e sono degli stati dove di solito i governi sono stabili. Poi il governo sarebbe con una parte di quello che era il pdl, visto che, grazie al cielo, non c’è ancora l’elezione diretta del premier (che poi non esiste in nessuno stato europeo.
    Fini non è di sinistra (anche se lunedì nei valori della dx non ha parlato molto diversamente da Bersani). Se il valore della destra, almeno di quella liberale, è la libertà (formale o dallo stato), non vedo come si concilia col servilismo verso quello che dice la chiesa in materia di diritti civili. E Fini ha accettato il valore della laicità dello stato come va riconosciuto ai radicali di destra.
    Poi non riesco a comprendere perché si debba, per non avere i “comunisti” al governo votare un uomo che ha delle tentazioni autoritarie. Esiste anche l’astensionismo, e ora c’è la possibilità di votare il partito di Fini che comunque credo che non sia uno che è per il liberismo estremo, avvicinandosi più agli altri partiti di dx europei che al sistema anglo-americano.
    Poi era comunque di destra Montanelli, che però aveva avvertito del pericolo di Berlusconi, e lo è Travaglio, che scriveva sul Giornale.

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