Sarkozy e il nuovo governo Fillon. Ouverture adieu

– Rimpasto è fatto. Se ne parlava dalle regionali della scorsa primavera, dopo la sonora sconfitta del partito del Presidente. Poi però non se ne era fatto nulla. Perché? Perché come spiegare la sostituzione di François Fillon che i francesi hanno sino ad ora dimostrato di apprezzare assai più del presidente medesimo?
Già, non è affatto consueto nella République che il Capo del Governo goda di un favore così ampio e trasversale – nell’opinione pubblica, presso le parti istituzionali, e persino tra gli interlocutori politici. Così come non è affatto usuale che, a cospetto di un Primo Ministro così unificante, all’Eliseo sieda invece un Presidente così specularmene divisivo.

Il Capo del Governo francese è una specie di managing director dell’Esecutivo. Suo compito è coordinare l’azione di governo raccordandone l’agenda agli obiettivi fissati dal Presidente. Matignon è il terminale operativo dell’azione politica, non la sua centrale dirigente. Questo consiglia per il ruolo figure di provata capacità dirigenziale, ma politicamente non così forti da rischiare di oscurare la stella del Presidente.
È sempre andata così, in effetti. Tranne stavolta. Lo stile ed i metodi poco presidenziali di Nicolas Sarkozy hanno fatto sorgere il bisogno – non solo presso gli elettori – di quella normalità repubblicana a questo giro incarnata più dal Primo ministro che dal Presidente.
Rimuovere Fillon sarebbe stata un’operazione incomprensibile ai più, sebbene tra i papabili alla successione vi fosse l’assai popolare ex Ministro dell’Ecologia, Jean-Louis Borloo – centrista, ecologista, radicale assai rispettato nell’Ump – che, dopo esserne stato uno dei componenti politicamente più solidi, ha deciso di interrompere l’esperienza di governo, per “ritrovare libertà d’iniziativa politica” – ha spiegato lui stesso in un comunicato.

Il nuovo governo annunciato domenica dunque è ancora Fillon. Entra come titolare della Difesa Alain Juppé – già Primo ministro di Jacques Chiarc e Sindaco di Bordeaux. Rientra al governo anche Xavier Bertrand, che assume la guida del Ministero del Lavoro succedendo ad Eric Woerth, il ministro travolto dall’affaire Bettencourt, e lascia la segreteria generale dell’Ump a Jean François Copé, già capogruppo dei parlamentari del partito del Presidente, nonché ideatore di Génération France, il network politico ispiratore di Generazione Italia.

Il remaniement chiude definitivamente l’esperienza dell’ouverture. Fuori Bernard Kouchner, il socialista di destra che Sarkozy aveva piazzato agli Esteri ivi costringendolo però ad una libertà condizionata che ne ha in sostanza frustrato le potenzialità. Al suo posto al Quai d’Orsay la neo ex ministro della Giustizia, Michèle Alliot-Marie.
Ed insieme all’apprezzato ed ottimamente ammanicato fondatore di Médécins Sans Frontières, dicono au revoir al governo anche le ministre dell’avanguardia etnico-riformatrice de gauche: la ministra magrebina de la Ville, Fadela Amara, e la collega Rama Yade – anch’ella rappresentante delle minoranze etniche nazionali – già problematica sottosegretario ai Diritti dell’Uomo non a caso presto declassata al dossier Sport.
Oltre ai gauchiste, fuori dal governo anche centristi e liberali, le due anime minoritarie del grande rassemblement di centro-destra che è l’Ump. E questo a Sarkozy potrebbe costare la ri-candidatura unitaria alla sua stessa successione.

Resserré et de combat: così è stata defnita la squadra governativa che accompagnerà Sarkozy a fine partita quando, per conquistare un secondo mandato, sarà necessario portare in dote un record riformatore politicamente più allettante del blando, caotico insieme di iniziative assunte in questi tre anni. Riforme tipo l’impopolare bouclier fiscal (il tetto alla tassazione sui redditi più alti), o l’abolizione della pubblicità dalla tv di Stato – che ha comportato un sensibile aggravio per le casse pubbliche, nonostante la tassa sugli operatori telefonici introdotta per compensare i minori introiti del broadcaster di Stato. Di entrambe le questioni si discute già, e parecchio, all’interno dello stesso partito del Presidente. E l’opinione prevalente è: invertire drasticamente la rotta.

La nuova agenda del governo sarà annunciata direttamente dal Presidente, stasera in Tv.
Ma di annunci i francesi in questi tre anni se ne sono già sentiti recapitare tanti. Si dubita quindi che la semplice presentazione di una nuova truppa al comando – sebbene politicamente più omogenea della precedente – possa invertire il trend di sfiducia che investe – si badi bene – non il centrodestra in sé, ma la figura di Sarkozy. I sondaggi, per dire, danno Fillon vincente al secondo turno contro la leader socialista Martine Aubry, mentre con Sarkozy i giochi sarebbero aperti.

Il fatto è che i giochi sono aperti anche nella stessa area politica del Presidente, dove non mancano certo gli uomini in grado di contendere allo sposo di Carla Bruni la candidatura alle Presidenziali del 2012.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

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