di DANIELE PRIORI – Dal ricevimento in veste istituzionale alla Camera dei Deputati in occasione della Giornata contro l’Omofobia 2009 alle polemiche sterili che le bandiere di GayLib, l’associazione di cui chi scrive è segretario nazionale, provocarono nei cosiddetti ex colonnelli dopo la Festa Tricolore 2010 a Mirabello. Dalla citazione, in un elenco di casistiche razziali, sociali, religiose e umane da non discriminare più (quindi, presumo, mettere alla pari) fornito nella convention di Bastia Umbra alla sottile risposta al direttore di Avvenire, Marco Tarquinio che aveva attaccato quell’assemblea proprio sul tema della famiglia, a giudizio dello stesso, dimenticata o, peggio, messa sullo stesso piano delle coppie di fatto, etero o omosessuali.

Gli elementi che ricorrono in tutti questi passaggi  sono Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati e leader della neonata formazione di Futuro e Libertà, e la parola “omosessuali”. Che non è solo una parola e Fini lo sa bene. Lo sa dal lontano 1997, quando attorno alle sue parole sugli ormai celeberrimi “maestri omosessuali” da discriminare incontrò la prima reazione di una neonata GayLib. “E’ scivolato su una buccia di finocchio”, ironizzammo con toni pecorecci.

Ebbene, finalmente a Bastia Umbra il leader della destra italiana, parlando alla sua platea, ha rotto il tabù, pronunciando la parola che, come era prevedibile, è costata e costerà non una ma diverse reprimende dall’ala più dura dei cattolici italiani, di cui Avvenire, quotidiano dei vescovi, è voce precipua. Ora, sperando che i neoalleati di Fini nel “primo polo”, i chierici Casini e Rutelli, aiutino il leader di Fli nell’operazione modernista e politicamente corretta di sdoganamento degli “omosessuali” dal fronte della polemica facile e dell’insulto gratuito, non ci resta che prendere atto (a meno di una settimana di distanza) della nuova citazione da parte di Fini della parola “omosessuali”. Stavolta, però, per mettere le cose in chiaro. Citazione inserita proprio in una lettera al quotidiano della Cei in cui il leader di Fli dice senza mezzi termini di essersi “sempre opposto ad ogni ipotesi di parificazione di trattamento tra matrimonio e unioni di fatto, specie di quelle omosessuali” richiamando poi i principi della “laicità positiva”, quelli coraggiosamente citati da Sarkozy di fronte al Papa nell’incontro di due anni fa a Roma.

Bene, posto che anche noi crediamo e rivendichiamo lo stesso tipo di laicità che tuteli la tradizione, dialoghi con la fede e tenga conto delle sue istanze nella società, viene da dire che, proprio in nome di quella reciprocità necessaria nei dialoghi tra persone mature, sentiamo la necessità stavolta di richiedere, anche al presidente Fini, qualche omissis.

Se, infatti, da omosessuali riconosciamo, come detto, il valore costituzionalmente sancito della famiglia e ci vede addirittura partecipi l’invito rispettoso ma fiero che il presidente Fini rivolge al termine di quella missiva, mirato a “giungere ad una nuova ‘dimensione etica e morale’ con il contributo fattivo ed intelligente di tutti i grandi ‘attori’ che operano nel nostro territorio, a partire dalla Chiesa Cattolica”, nello stesso modo ci piacerebbe che la coppia gay non venisse più presa come esempio e metro del “termometro” del rischio al quale la famiglia sarebbe sottoposta. Teoria a nostro giudizio, peraltro, totalmente surrettizia.

Secondo noi, infatti, è saldo e troppe poche volte ricordato il principio, addirittura banale nella sua logica, secondo cui riconoscendo diritti alle coppie omosessuali non si andrebbe affatto, in automatico, a toglierne altri alla famiglia tradizionale. Proprio per questo ci preme in ogni caso sottolineare come a volte talune opposizioni di principio, rimarcate a memoria futura, dovrebbero ormai essere sostituite con la semplice formula della “presa d’atto” di una differenza talmente evidente che non dovrebbe nemmeno fare più notizia o, peggio, scandalo. Tutto ciò proprio in omaggio al principio di non discriminazione laico e moderno richiamato da Fini e dall’intera formazione di Futuro e Libertà.

Ribadire, infatti, una opposizione, sia pure nella massima e autentica buona fede che ovviamente riconosciamo a Fini e alle sue citazioni, significa comunque rinfocolare la radice di discriminazione che invece, specie verso gli omosessuali sereni, visibili e dichiarati, arde, cova ed è più che mai vivace negli ambienti cattolici, alimentata anche dagli incitamenti dei discorsi e dei documenti vaticani. Dai quali, proprio in nome della laicità positiva, ci piacerebbe che la politica italiana difendesse tutti i propri cittadini, specie quelli omosessuali, che ad oggi, secondo le leggi dello Stato italiano, ancora non esistono. L’unica brutta notizia, semmai, da ricordare a chiare lettere, è proprio quest’ultima, che tiene l’Italia ancora davvero lontana dall’Europa e continua a provocare titoli, giustamente colmi di sorpresa, sui giornali di tutto il mondo.