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Saviano, vieni via con Sciascia – 2

Commenti sulla prima di “Vieni via con me” – 2

Non ho nulla contro Roberto Saviano. Non ho letto “Gomorra” e, quindi, non ho elementi per giudicare se sia veramente il romanzo-capolavoro che molti hanno elogiato (tanto che a Pisa  lo hanno anche messo in programma d’esame all’Università) o, più probabilmente, solo un buon esempio di romanzo-reportage, un genere oggi caduto in disuso, ma che annoverava nomi importanti del giornalismo italiano (uno su tutti, Curzio Malaparte).

Saviano, però, non si limita a fare lo scrittore, ma pretende – legittimamente, ci mancherebbe altro-  di dire la sua, come ha fatto tempo fa sulle intercettazioni  prendendo posizione e guidando, dalle pagine di “Repubblica”, una campagna contro la famigerata “legge-bavaglio” (legge che, per inciso, il sottoscritto non smette di rimpiangere), e come ha fatto pure una settimana fa sul terzo canale Rai a proposito della cosiddetta “macchina del fango”. Qui non si tratta più dello scrittore costretto a vivere sotto scorta e che, come tale,  va difeso e al quale  va tutto il mio sostegno. Nel momento in cui Saviano sceglie (ripeto: legittimamente) di “schierarsi”, mi pare altrettanto legittimo sottoporre a critica le sue prese di posizione. Perciò, in attesa della puntata di stasera di Vieni via con me, mi sono esercitato a trovare le imprecisioni e le contraddizioni del Saviano-pensiero esposte nel  monologo della prima di lunedì scorso.

Innanzitutto, cominciamo con la solita storia dell’articolo di Sciascia sui “professionisti dell’antimafia” . Sciascia criticò la promozione per meriti speciali di Paolo Borsellino a procuratore di Marsala. E il sottinteso  è sempre lo stesso : avete visto? Sciascia criticava Borsellino, dunque aveva torto. Andiamo con ordine. Sciascia criticò la promozione di Borsellino, è vero, ma subito dopo i due si incontrarono e chiarirono la questione, come si evince chiaramente dall’articolo successivo scritto dallo stesso Sciascia (lo si può leggere, insieme al primo, in “A futura memoria”, Bompiani).

Peccato che nessuno, tanto meno Saviano, ricordi che in quel primo articolo Sciascia, oltre a Borsellino, criticava l’operato dell’allora sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, emblema dell’antimafia come “strumento di potere”. Quello stesso Leoluca Orlando che dallo studio televisivo di Michele Santoro accusò pubblicamente Falcone di tenere nascoste le carte che accusavano Salvo Lima e di farlo solo per proteggere Giulio Andreotti, tanto che Falcone stesso fu costretto a discolparsi pubblicamente davanti al Csm dopo un esposto firmato dallo stesso Orlando. Falcone fu osteggiato, certamente, ma lo fu soprattutto ad opera di quelli che Sciascia aveva chiamato “professionisti dell’antimafia”.

Saviano ha poi aggiunto che la “società civile non sopportava quello che stava facendo Giovanni Falcone, cioè far diventare la battaglia alle mafie una battaglia culturale”. Primo errore: la citazione è di Borsellino, il quale la pronunciò in un famoso discorso ai cittadini siciliani subito dopo la morte dello stesso Falcone  (lo si può ascoltare qui) Non so se questa fosse anche l’opinione di Giovanni Falcone, anche se su questo mi permetto di dubitare, almeno se al termine “lotta culturale” si dà il significato che le assegna Saviano.

Il termine “lotta alla mafia”, infatti, è entrato talmente nell’uso comune dei giornali e della politica che nessuno riflette più sulla sua ambiguità. La rilevano, per contro, Carlo Nordio e Giuliano Pisapia in un bel libro (“In attesa di giustizia”, Guerini e Associati)dal quale traggo i seguenti spunti. È Nordio, in particolare, a dire una cosa fondamentale: la “lotta” alla corruzione e alla mafia non è e non deve essere il compito della giustizia, ma questa idea deriva dal pregiudizio  “frutto di buona fede quanto generatore di cattiva giustizia”, che “i magistrati debbano lottare contro qualcuno o qualcosa”; se si parte dal presupposto che “il magistrato debba aggredire e sconfiggere la delinquenza, tanto più il processo è garantista, tanto più è inadeguato all’impresa”, ma l’impresa, evidentemente, non è quella (altrimenti, meglio la tortura); se invece “si accettano i principi della democrazia liberale bisogna convenire che il concetto di lotta è incompatibile con quello di giurisdizione. I magistrati devono solo applicare la legge, assolvendo o condannando in base alle prove raccolte secondo un ordine disciplinato dai codici” (op. cit., p. 155). 

Dalle parole di Saviano (o,almeno, questo è quello che sembra a me) traspare quel modo di pensare che divide il campo in due fazioni, i buoni e i cattivi, e che dice: o stai con me o sei contro di me, perciò se sei contro un certo modo di fare lotta alla mafia sei, eo ipso, mafioso tu stesso. Che, poi, è il modo di ragionare degli stessi mafiosi, come lo stesso Sciascia non si stancava mai di ricordare: “In nome dell’antimafia si esercita una specie di terrorismo perché chi dissente da certi metodi e da certe cose è subito accusato di essere un mafioso … Il coordinamento antimafia non capisce che in questo paese c’è libertà di opinione, libertà di dissenso, libertà di critica, e quindi chi esercita qualsiasi critica contro di loro è un mafioso”. Parole come queste avrei voluto sentire pronunciate da uno come Saviano. Spero che l’invito non cada nel vuoto. A futura memoria.


Autore: Osvaldo Ottaviani

Nato ad Ascoli Piceno nel 1987, studia filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha scritto un libro su H. G. Gadamer ("Esperienza e linguaggio", Carocci 2010) e attualmente si occupa prevalentemente di Immanuel Kant. Liberale da sempre, è socio fondatore dell'associazione Hayek di Pisa e fellow di Italian Students of Individual Liberty (ISFIL).

13 Responses to “Saviano, vieni via con Sciascia – 2”

  1. francesco scrive:

    NON CAPISCO perchè in questo Paese si fa di tutto per screditare chiunque combatta gli abusi di potere della politica, della mafia, dei potenti, e si arrivi, come fa Lei, ad inventare anche delle raffinate teorie filosofiche per scovare contraddizioni laddove non esistono….

    anzi no… LO CAPISCO…

  2. miriam scrive:

    C’è poco da dire, uno che si picca di fare analisi pseudo-filosofiche e non ha letto Gomorra è a dir poco ridicolo. Ma forse non è riuscito a leggerlo perchè troppo complesso. Osvaldo, se sei in buona fede,
    fai quasi tenerezza tante sono le banalità che elenchi; diversamrente hai pensato che per farti notare dovevi criticare Saviano, che pena.s

  3. Lucio Scudiero scrive:

    Il giudizio, legittimo, dell’autore dell’articolo, è sul Saviano telesivo, la cui comprensione non necessita della lettura del Saviano autore. Inoltre, mi pare che lo stesso autore abbia elencato una serie di contraddizioni di merito che non si smontano con accuse di ridicolaggine. Peraltro, da redattore di Libertiamo.it, la inviterei a non offendere nessuno su questo sito, ferma restando la sua libertà di esporre qualunque tipo di pensiero o opinione.
    Grazie.

  4. Carlo Cordasco scrive:

    Lucio, ma possiamo mai pubblicare i commenti di un tizio che si limita a dire “non ha capito”, “è troppo complicato per lui”, senza dire assolutamente nulla? Questa gente vada a commentare altrove, tipo al sito di Repubblica…che qui vorremmo discutere seriamente.

  5. osvaldo ottaviani scrive:

    Gentile Miriam,

    non credo che occorra aver letto “Gomorra” per esprimere delle posizioni su Saviano, semplicemente perché le mie obiezioni non riguardano “Gomorra”(Saviano, invece, bontà sua, ha citato Sciascia e, secondo me, lo ha citato male, come ha mostrato molto bene Annalisa Chirico su queste stesse pagine). Dico di più: “Gomorra” non mi interessa, magari è un capolavoro letterario, magari no, non importa. Questo attiene il Saviano romanziere, quello che interessa me sono le prese di posizione del Saviano, che, in quanto libero pensatore in un paese libero, può benissimo essere sottoposto a critica, non le pare? Potrei criticare Saviano per le sue affermazioni sul rapporto tra liberismo e camorra (si può liberamente dire che la seguente frase è una stronzata? «Non sono gli affari che i camorristi inseguono, sono gli affari che inseguono i camorristi. La logica dell’imprenditoria criminale, il pensiero dei boss coincide col più spinto neo-liberismo»). Potrei dire, come ho accennato, che non ho apprezzato il suo appoggio a “Repubblica” per la campagna contro la legge sulle intercettazioni, legge giusta, utilissima e quanto mai necessaria. Ma se c’è una cosa che mi pare importante sottolineare (e, vorrei che fosse chiaro, non è filosofia, ma puro buon senso), è far riflettere su questa retorica della lotta alla mafia. Lottare contro la mafia è giusto, ci mancherebbe, ma con quali strumenti? Anche il fascismo, nella persona di Cesare Mori, lottò contro la mafia, ma con metodi peggiori di quelli degli stessi mafiosi. Sciascia vedeva lo stesso pericolo nell’antimafia dei suoi tempi, nei personaggi alla Leoluca Orlando, quelli che allo stato di diritto antepongon (a scelta) le manette o i manganelli. Inoltre, come hanno notato molti (da Battista a Pace a Facci) le ricostruzioni storiche fornite da Saviano in televisione erano parziali e, qualche volta, anche sbagliate. Si può dire o bisogna rimanere a battere le mani senza fare domande?

  6. Antonio scrive:

    Ciao Osvaldo
    non entrando nel merito dell’analisi, che come quasi sempre molto probabilmente prevede, per dirla in termini economici e molto in breve, un trade-off non categorico, vorrei semplicemente chiederti se il valore di una vita spesa per combattere la mafia non dovrebbe prevalere alla critica nel momento meno che sembra essere il meno opportuno. Il diritto di critica non può essere leso, ma, visto che spero tu concorderai sulla possibilità di rimandare la critica, che non mi sembra essere in pericolo di esercizio, in un altro momento, non ti sembra sia invece il momento di sostenere con forza un ragazzo che sta mettendo in gioco la propria vita per un fine nobile?
    Se io fossi Saviano, la tua critica probabilmente mi aiuterebbe sul piano culturale, ma non sul piano emozionale: sentirsi intorno delle persone che ti sono vicine può essere importante se vivi in un contesto difficile come quello della camorra, e questo mi sembra vero soprattutto se Dio non ti ha dato il carattere più forte che si possa desiderare.
    In sintesi: per correggere e criticare sono convinto che ci sarà tempo, ora mi sembrerebbe prioritario da parte di tutti manifestare vicinanza d’animo a Saviano.

    Ciao
    Antonio

  7. stefano1776 scrive:

    Veda il telepredicatore antimafioso Saviano di non tirarla troppo per le lunghe. Divenga al più presto deputato nelle file dell’Idv e lasci la telepredicazione a Celentano.

  8. francesco scrive:

    Gentile Osvaldo,
    rispetto ma non condivido le tue (mi permetto di darti del tu) opinioni concernenti l’utilità della legge sulle intercettazioni ed i tuoi giudizi su Saviano.
    Un ragazzo che sceglie di vivere sotto scorta per combattere la mafia o comunque stimolare a combatterla non fa retorica. Si può invece essere d’accordo o meno sul suo metodo, credo sia legittimo criticarlo.
    La cosa importante, però è remare tutti dalla stessa parte, non lo dobbiamo lasciarlo solo, perchè appena finirà nel dimenticatoio sarà ammazzato.
    Anch’io credo che il liberismo come concetto non non c’entri con la mafia (ma credo che anche Saviano non pensi questo), ma allo stesso modo non credo che siano “gli affari ad inseguire i camorristi”. Il loro obiettivo principale sono proprio gli affari, non fanno mafia per la gloria. Ormai la mafia è fatta anche di gente colta capace di fare soldi senza far rumore….
    Considerata la tua cultura e la tua moderazione, mi piacerebbe capire il tuo pensiero su come organizzare una proficua lotta alle Mafie.
    Grazie, Francesco.

  9. vittorio scrive:

    A me sembra che il “povero ragazzo” Saviano abbia trovato un ricco business. Per alcuni le mafie sono fonte di prosperità. Il passaggio alla politica era obbligato. Piatto ricco mi ci ficco.

  10. Antonio scrive:

    Condivido il pensiero di Francesco e vorrei chiedere a Vittorio se la forza dei concetti di Saviano sia nella sua rettitudine morale, che pure non mi sento di mettere in dubbio, non avendo alcun elemento concreto per confutarla, oppure nel valore dell’opera che svolge: se anche avesse il suo tornaconto personale, questo minerebbe anche di poco il valore di ciò di cui parla?
    Nel mio lavoro una mia buona idea vale allo stesso modo, sia che venga regalata dal suo ideatore al mondo senza chiedere nulla in cambio (e succede), sia che che il suo ideatore pretenda un, giusto o sbagliato che sia, guadagno.
    Perchè dobbiamo sminuire il valore, anche MORALE, delle parole di un uomo, perchè questi in potenza potrebbe non essere all’altezza delle idee di cui si fa portavoce?

    Salve
    Antonio

  11. vittorio scrive:

    Vedi Antonio, il fatto è che il tuo presupposto è sbagliato. In sè le parole di Saviano sono fuffa che non vale nulla. L’arte di Saviano è quella di saper trasformare il nulla in denaro sonante. Il passaggio in politica è quasi scontato e l’approdo al FLI o al PD mi pare doveroso.

  12. Antonio scrive:

    Ciao Vittorio
    Non mi sembra che la ‘ndrangheta, anche come l’ha raccontata Saviano, sia lontana dalla realtà comune. La capillarità della sua organizzazione la vedo esprimersi concretamente nei lavori del sottopasso vicino casa, negli hub dell’aeroporto che spesso frequento, nei supermercati in cui ogni settimana faccio la spesa. Le sue potenzialità poi sono ancor più evidenti.
    Per quanto possano valere le mie piccole e non scientifiche esperienze personali, Saviano non parla del nulla.

    Ciao
    Antonio

  13. francesco scrive:

    Quanto vorrei che Vittorio avesse ragione…
    Forse non gli è mai capitato di scontrarsi con la realtà criminale che racconta Saviano, e che ogni meridionale che non fa finta di non vedere si accorge quotidianamente di avere in casa.
    Io la incontro soprattutto nel campo del lavoro e degli affari, in una forma talmente elegante e “normale” che ormai non ci facciamo più caso; ci pieghiamo alle sue regole e ci sembra non esista più…
    Vorrei avere il coraggio di Saviano, ma non ce la faccio a sacrificare la mia vita come fa lui e abbasso la voce. Ma mi affligge pensare che se tutti la alzassimo le cose cambiarebbero….
    Altro che business, anche se guadagnasse milioni di euro, ma che razza di vita fa questo povero scrittore? Chi avrebbe il coraggio di scambiare la propria con lui?
    Sempre nel massimo rispetto di tutte le opinioni,
    Francesco.

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