di SIMONA BONFANTE – “I continui attacchi a Berlusconi, e che tendono ad archiviare gli ultimi 15 anni di storia del Paese, hanno un effetto ricostituente e vitaminico sul presidente del Consiglio”. Meglio del Viagra. Ecco il potere che, secondo il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, l’arena elettorale di cui si annuncia l’imminente riapertura esercita sul nostro Capo del Governo – cui, rassicuriamo il Ministro, riconosciamo eccome il monopolio assoluto degli ultimi tre gloriosi lustri di storia patria.

Per il sempre accompagnatissimo uomo solo al comando, le elezioni sono come una specie di rave che, per gli amanti del genere, funzionano come una schizzata di adrenalina, una gratificante fuga dalla realtà – che, in fondo, è sempre la solita gran rottura di palle.
Vi pare si possa davvero dedicare il proprio tempo, ogni giorno che dio mandi in terra, ad occuparsi di crisi e spread, e di quei secchioni dei tedeschi che continuano a crescere, e di quei pallosissimi inglesi che non smettono di riformare, e di cinesi e americani che non smettono di litigare – per cosa poi? Ah sì, le valute. Figurarsi quanto gliene frega al popolo italiano!

E poi, quando stai al governo ti tocca pure sentirti dire da un qualunque governatore della Banca d’Italia che le cose non vanno affatto bene come ti ostini invece a ripetere tu, a cospetto del popolo, nelle sue multiformi articolazioni. E pure agli industriali, ai sindacati, alla Corte dei Conti, alle Authority, al Quirinale, alla Chiesa… a tutti costoro devi dare conto. E non è che fili sempre liscio come una cena tra amici, ché quelli non fanno invece che lamentare sciagure. Ma che vorranno mai, poi, lor signori? Sono Berlusconi, io, l’uomo dei sogni. Il genio dell’iper-realtà.

“Se questo governo cade – si lancia estasiata la già citata titolare della migliore tra le riforme non realizzate dal Governo Berlusconi – l’unica alternativa è il voto, è tornare dagli elettori”.
Siamo curiosi di vedere quale ragione costituzionalmente e democraticamente fondata offrirà la compatta squadra di Silvio-Presidente al Capo dello Stato per convincerlo a riconvocare sì gli elettori, ma per chiedere loro di pronunciarsi solo su metà di questo altrimenti produttivissimo Parlamento.

Nel suo intervento milanese di ieri, Berlusconi ha riservato attenzione anche ai mezzi di informazione. “È una cosa indegna avere una tv pubblica di questo tipo” – ha affermato il Presidente del Consiglio, dimentico forse di essere lui medesimo ad esercitare il controllo di quell’indegno servizio pubblico. E di essere lui, l’ormai quasi ex Capo del Governo, il tycoon, l’uomo della libertà, dal quale ci si sarebbe attesi nel corso della lunga marcia verso l’emancipazione liberale nella quale ci ha tutti imbarcato, un’iniziativa anche solo simbolica sulla Rai. Un piccolo segnale, mica roba rivoluzionaria, dacché onestamente la privatizzazione sarebbe stata troppo onerosa, per Mediaset.

“La maggioranza degli italiani – ha comunque assicurato il premier – non si lascia turlupinare dai programmi Tv offensivi che paghiamo tutti noi”. Perché – ha spiegato – gli italiani “sono per il 60% con Silvio Berlusconi”.
Beh, se ne dedurrebbe che quel 60% di italiani siano con lui nonostante la Tv e nonostante i giornali che, oltretutto – ha ricordato sempre il Premier – non vanno letti perché “fanno pubblicità a una politica partitocratica che ragiona o sragiona come se gli elettori non esistessero”.
Ma santiddio, Presidente, siamo già sulla buona strada per fare nostro il modello Russia (o preferisce il lodo Gheddafi, in materia di libera informazione?). Via, non precipitiamo troppo le cose…

È un (brutto) film già visto – oddio, già così tante volte. S’intitola Il Berlusconi elettorale. E mettetegli pure il sottotitolo che più vi aggrada (la vendetta, la rivincita, il rilancio, l’ostinazione…), attendetevi sicuro una deflagrazione nucleare tipo l’aboliremo l’Ici paraculato, un paio di elezioni orsono, in diretta Tv, beh, non lo si renderà – quel film – meno scadente, meno effimero, meno inconcludentemente berlusconiano.

Evviva – si esaltano nel Pdl – ri-inizia lo show. E chi più di loro ha interesse che stavolta sia roba tosta davvero – da tenerci incollati alle news, col fiato sospeso. Vedrete, andrà anche a Sanremo – sempre che se ne verificherà la compatibilità morale. E ci convincerà tutti che il televoto esprime la fedele volontà del popolo assai più di una scheda elettorale, così che se gli elettori veri dovessero esprimere un’indicazione discorde alle certezze del nostro professionista della vittoria, beh il medesimo potrà sempre minacciare la rivoluzione dell’abbonato Rai contro le anti-democratiche pretese costituzionali di quella roba televisiamente inutile che sono i partiti.