Uk, Studenti contro Governo. Clegg nei guai

di SIMONA BONFANTE – Non è un nuovo 68, l’onda contestataria dilagata nel Regno Unito. La posta politica in gioco però non è da poco. Studenti e professori non manifestano contro i tagli: dicono no ad una riforma del sistema di finanziamento delle Università che minaccia di colpire non i poveri, ma la più numericamente sostanziosa classe media. Questa almeno è la percezione.

Il progetto allo studio della coalizione Libdem-Tory si fonda su due pilastri: la liberalizzazione delle rette fino ad un tetto massimo di 9000 sterline l’anno (tre volte tanto il limite attuale), ed il finanziamento diretto agli studenti – attraverso il potenziamento delle borse di studio per i più poveri, e condizioni più favorevoli ai giovani laureati con redditi medio-bassi, per la restituzione del debito. Triplicare le rette vuol dire però triplicare anche il debito che lo studente dovrà onorare, una volta occupato. E questo scoraggia chi sostanzialmente crede meno in sé. Cioè quei medi che fanno maggioranza.

C’è poi un problema politico. In campagna elettorale, i Libdem avevano promesso l’abolizione dei tuition fee. Il taglio delle rette accademiche introdotte dal Labour era stato anzi il cavallo in groppa al quale Clegg si era guadagnato l’accesso nelle stanze del potere. E invece oggi il leader Libdem è costretto non solo ad appoggiare la riforma, ma anche a difenderla a cospetto degli elettori traditi e degli studenti incazzati. Ed a cospetto del Parlamento dove il Vicepremier mercoledì si è trovato solo (Cameron era in Cina) ad affrontare un Question Time particolarmente imbarazzante, che infatti alla fine lo ha costretto a capitolare. “È vero – ha ammesso Clegg – ho tradito una promessa elettorale. Ma le condizioni economiche non lasciavano alternative”.

Il governo non cederà sull’Università, perché su questa, come sulla riforma del Welfare, la coalizione si è giocata la credibilità presso i mercati internazionali che hanno in mano l’enorme debito pubblico del paese.
Il sindacato degli studenti, però, minaccia di battere constituency per constituency tutti i seggi del paese che hanno eletto un parlamentare libdem, e di incoraggiare gli elettori a chiederne le dimissioni. Magari ricorrendo al recall – ovvero, certificando con una petizione sottoscritta da almeno il 10% degli elettori, la sfiducia per ‘indegnità’ del MP traditore. Il recall non fa ancora parte dell’ordinamento britannico, ma potrebbe entrarvi presto, visto che proprio i Libdem ne hanno promesso l’introduzione. Magari in tempo per le prossime by-election.

Clegg ha ragione nel dire di non essere il solo ad aver cambiato idea. Quand’erano all’opposizione i Tory dicevano lo stesso delle rette introdotte da quel Labour che in campagna elettorale prometteva Oxford gratis per tutti. Ma la gente queste cose le dimentica. La gente è più interessata a capire se potrà ancora permettersi di mandare i figli all’Università, ed ha bisogno di sentirsi rassicurata sul fatto che l’investimento si rivelerà redditizio. Confidiamo nella forza persuasiva dei numeri (e nella capacità della classe dirigente britannica di assumersi la responsabilità di decisioni motivate da un’idea precisa di cosa intendere per ‘interesse generale’).


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

2 Responses to “Uk, Studenti contro Governo. Clegg nei guai”

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  1. […] di sei mesi fa. Poi però c’è stato il governo di coalizione, la crisi, i conti da sanare eClegg ha cambiato idea. Il suo partito però no. E così oggi il Vicepremier e i ministri libdem della coalizione […]