Giovanardi contro il biotech è contro il progresso del Paese

– Le recenti dichiarazioni del Sottosegretario Giovanardi, pronunciate alla Conferenza della Famiglia, lasciano intravedere un clericalismo profondo radicato all’interno della nostra classe dirigente. La condanna delle biotecnologie è sintomo di una concezione oscurantista riguardo la funzione sociale che la scienza ha assunto all’interno della nostra società tramite la capacità di pervenire ad esaustivi rimedi in una miriade sconfinata di campi di applicazione.

Le biotecnologie consentono infatti di proteggere in maniera più efficace la nostra salute, grazie ai nuovi farmaci sviluppati: vaccini più sicuri, medicinali contro disfunzioni metaboliche a base genetica prima incurabili, trattamenti contro diverse forme di epatite, antitumorali più efficaci e meno dannosi per l’organismo, stimolatori delle difese immunitarie in caso di loro abbassamento e regolatori delle stesse in caso di funzionamento eccessivo. Solo per citare un’importante tappa raggiunta, basti pensare che tali trattamenti hanno migliorato sostanzialmente le aspettative dei malati di Hiv/Aids.

Altre importanti innovazioni sono la mappatura del genoma umano (ovvero del nostro intero patrimonio genetico), nuovi test diagnostici (ad esempio il prenatale, praticato sull’embrione per svelare anomalie genetiche) e l’insulina umana (essenziale per la cura del diabete).

Inoltre, il primo studio sullo stato delle Biotecnologie nel nostro Paese in comparazione con gli altri Paesi europei, realizzato tramite una serie di interviste ad aziende italiane e presentato durante un convegno promosso da  Assobiotec, dimostra quanto il biotech italiano sia ancora giovane e in fase di sviluppo: nonostante l’Italia sia il 6° mercato farmaceutico mondiale infatti, il nostro Paese si colloca solo al 13° posto nel mondo per numero di aziende biotecnologiche con un tasso di crescita che, pur allineato a quello di altri grandi Paesi industrializzati (intorno al 10% annuo), rimane distante da nazioni come Canada e U.K. che hanno implementato modelli di sviluppo particolarmente efficaci. Lo studio dimostra in ogni caso che, nonostante la difficile congiuntura internazionale, l’industria biotecnologica italiana è in continua crescita, e a fine 2009 in Italia si contano 319 imprese impegnate nella ricerca & sviluppo in ambito biotech.

Nascondersi dietro un’ottica retrograda per non tener conto di questi fattori, che confermano peraltro la necessità di riconoscere l’utilità delle biotecnologie all’interno della scienza medica, oltre che sbagliato sul piano scientifico e delle policy è altamente nocivo per l’economia del nostro Paese: rinnegare le biotecnologie equivale a gettare un ingente discredito sulle industrie nostrane di tale settore che, nel loro piccolo, contribuiscono alla crescita economica dell’Italia.


Autore: Raffaele Mancino

Nato a Cetraro (Cs) nel 1989, attualmente vive a Roma, dove frequenta la facoltà di Scienze Politiche presso la Luiss Guido Carli. Collabora anche con il magazine on line di Generazione Italia ed è responsabile editoria del Circolo Territoriale GI di Roma "Giovanni Falcone e Paolo Borsellino". Ha molto a cuore i temi della democrazia, della laicità, dei diritti civili e del pluralismo.

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