Università: anzichè liberalizzare le rette, il Governo taglia le borse di studio

– Tra elezioni di medio termine americane e vicende private del premier, è passata sotto silenzio una notizia: con la legge di stabilità (la vecchia finanziaria, attualmente in discussione alla Camera) il governo ha tagliato i fondi destinati alle borse di studio. Vediamo un po’ di dati. Nel 2009 il fondo ministeriale per le borse di studio ammontava a 246 milioni, scesi nel 2010 a 99 milioni; per il 2011 sono previsti poco più di 25 milioni, per il 2013 meno di 13 milioni. Si tratta di un taglio del 90 per cento in due anni, del 95 per cento se si considera il periodo 2009/2013. Dal Ministero smentiscono i tagli, ma le tabelle della legge di stabilità parlano chiaro.

Qualcuno potrà obiettare che non si tratta di una tragedia: secondo dati Bankitalia del 2006, infatti, il 25 per cento degli studenti universitari proviene dal 20 per cento più ricco delle famiglia, e solo 8 studenti su 100 provengono dal 20 per cento più povero. Insomma, l’università è frequentata prevalentemente dai figli delle famiglie più abbienti, che possono tranquillamente permettersi di pagare rette universitarie che raramente superano i 3mila euro l’anno.
Ma, come scrive anche Francesco Giavazzi su lavoce.info, a fronte di uno Stato che sopporta un costo di 7mila euro l’anno per studente, si tratta di prezzi eccessivamente bassi per poter incentivare uno studente a studiare, completando in regola il corso di studi e pretendendo qualità del servizio. Questo differenziale tra il costo per lo Stato e quello per gli studenti, inoltre, implica che gli studi dei più ricchi sono pagati con le tasse di tutti, compresi i più poveri. Insomma, se si vogliono risparmiare soldi, il sistema migliore non è tagliare le borse di studio, ma semmai liberalizzare le rette universitarie.

In Italia, purtroppo, gli atenei non sono liberi di determinare le proprie rette, perché l’articolo 5 del DPR 306 del 1997 stabilisce che la contribuzione studentesca non può superare il 20% dei trasferimenti statali ordinari. Concedendo più autonomia agli atenei nella determinazione delle rette, invece, si risparmieranno risorse normalmente destinate ai fondi di finanziamento ordinari. Con tali risparmi, si potranno migliorare la qualità del servizio e l’accesso dei meno abbienti all’istruzione terziaria. Se la formula delle borse di studio è ritenuta troppo dispendiosa, Roberto Perotti ci fornisce un rimedio nel suo “L’università truccata ” (Einaudi, 2008): prestiti d’onore condizionati al reddito e sostegno alle spese di vitto e alloggio per i meno abbienti.

Il primo strumento garantisce la restituzione di almeno una parte dei soldi. Le borse di studio, infatti, sono erogate a fondo perduto, mentre con i prestiti d’onore chi ha raggiunto una certa soglia di reddito dopo la laurea restituisce la somma ricevuta.  Tra l’altro, introduce un ulteriore elemento di equità rispetto alle classiche borse di studio: se non è equo regalare una laurea a chi può permettersela perché ricco di famiglia, perché bisognerebbe regalarla a chi è diventato ricco grazie alla laurea stessa? Il secondo strumento, inoltre, immette più concorrenza nel sistema universitario: la bassa mobilità, infatti, rende gli studenti prigionieri delle università più vicine. Gli studenti, al contrario, devono essere messi nelle condizioni di potersi recare negli atenei migliori.

Insomma, il governo va esattamente dalla parte opposta rispetto a quanto sarebbe doveroso fare: è arrivato il momento di correggere la rotta. Nei prossimi giorni, il ministro Tremonti dovrebbe presentare un decreto-legge per lo sviluppo, nel quale sarebbero previsti investimenti per l’università di 1 miliardo di euro. Ci saranno fondi anche per le borse di studio?


Autore: Francesco La Medica

Nato a Catania nel 1987, studia Economia e Commercio all'Università di Pisa. Membro di Tea Party Italia, co-responsabile Tea Party Catania, è executive member di Italian Students for Individual Liberty (ISFIL).

10 Responses to “Università: anzichè liberalizzare le rette, il Governo taglia le borse di studio”

  1. Claudio Saragozza scrive:

    Purtroppo fino a quando dentro questo governo ci sarà la destra missina di Fini che si fonda sulla cultura “sociale” piuttosto che sulla cultura liberale ,intendo quella della storica destra liberale che non c’entra nulla con il compagno Fini,credo che sarà davvero dura fare qualche riforma Liberale.

  2. Luca Di Risio scrive:

    Giusto liberalizzare le rette, ma alle borse di studio vi si deve accedere solo inizialmente per parametri reddituali, successivamente esse devono essere erogate solo ed esclusivamente per merito. Il che vuol dire in parole povere meno borse di studio ma molto più cospicue. Invece come al solito in questo paese si privilegia la costituzionale visione ecumenica catto-comunista che fa in modo che le borse di studio siano di piccola entità e distribuite anche a chi meritocraticamente non se la merita. Per non parlare dei casi, molto poco politically correct, come quello della principale Università di Roma Capitale dove la stragrande maggioranza delle borse di studio e dei posti alloggio sono riservati a studenti (e non) albanesi, molti dei quali provenienti da classi agiate, alla faccia di quell’80% di ragazzi italiani che provengono dagli strati sociali più deboli.

  3. Simone82 scrive:

    Ma adesso noi aspettiamo Fini che sarà il nostro nuovo Messia come lo è stato Obama per gli USA… Inutile dire come sta finendo Obama negli USA però…

    Le borse di studio dovrebbero essere in capo agli atenei, che dovrebbero deciderne quantità e qualità: gli atenei migliori avrebbero più alunni, quelli peggiori perché mal gestito verrebbero pian piano esautorati per mancanza di iscritti, procedendo dunque a quella selezione naturale di merito che salverà la nostra istruzione di alto livello.
    Lo Stato dovrebbe preoccuparsi soltanto di garantire la mobilità degli studenti, permettendo così a chiunque di frequentare realmente l’istituto che ritiene più opportuno, non per forza quello sotto casa, dove mangiano i baroni ed i figli di papà…

  4. Roberto A scrive:

    Facciamo un po’ di chiarezza:1)per prima cosa,questo che riguarda le borse di studio,è un fondo integrativo,che integra le risorse che le singole regioni devolvono alle borse di studio,essendo il diritto allo studio una competenza regionale:nulla vieta alle regioni,di aumentare la loro quota,tagliando su spese meno importanti e sprechi.
    2)Lo stanziamento per il 2009 stabilito nella legge finanziaira era di 111 milioni di euro;questo finanziamento fu poi integrato con il decreto 180 del 2008 di altri 135 milioni,per dare qualcosa a chi protestava per i tagli.Ed era un finanziamento una tantum sul 2009.Quindi,gli stanziamenti sono passati dal 111 del 2009 ai 99 del 2010.Il taglio di questo fondo,non é stato fatto dalla legge di stabilità,ma dal decreto 78 del maggio 2010,la cosiddetta manovra triennale,che ha deciso il taglio dei trasferimenti alle regioni per 4 miliardi nel 2011 e nel 2012 e di 4,5 miliardi nel 2013,da attuare tramite il taglio dei trasferimenti a qualunque titolo (nel decreto,prima della conversione,era previsto questo taglio solo su determinati trasferimenti,principalmente sul trasporto pubblico locale e altre voci).Il ministero dice che il taglio non c’é,perchè,come sanno tutti,stasera il ministro Tremonti con emendamenti alla legge di stabilità,determinerà 1 miliardo di fondi in piu’ per l’università,che avrebbe altrimenti inserito in un decreto (o il milleproroghe o un decreto per lo sviluppo).Le ricostruzione cerchiamo di farle per bene,capisco che la signorina é giovane pero’ studia economia e avrebbe dovuto magari informarsi un po’ meglio:con internet,diventa anche facile,cosi’ come ho fatto io.

  5. Roberto A scrive:

    errata corrige:il signorino,non la signorina.

  6. Piercamillo Falasca scrive:

    Roberto A: il taglio é stato disposto con la manovra estiva, ma é la legge di stabilitá (alla Tabella C; la vedo informato, dovrebbe sapere di cosa si tratta) che ha ‘fotografato’ il ridotto finanziamento. Non é affatto sbagliato, quindi, quel che é scritto nell’articolo. Ció detto, perché mai avremmo dovuto attendere il milleproroghe o simili? Le dico cosa é successo: venuti a sapere da La Medica della vicenda borse, ieri abbiamo chiesto a FLI di inserirla nelle condizioni per accettare il maxi-emendamento. Quel miliardo in piú all’università serviva a tutto, ma non alle borse di studio: abbiamo preteso che 100 milioni fossero espressamente destinatI alle borse di studio. Oggi verificheremo il testo, ma dovremmo averla avuta vinta.

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