Il Senato approverà la controriforma forense con lo zampino della minoranza

– Se non fosse che la legislatura sta per sfasciarsi, non avrei quasi più speranza che si blocchi quella pandetta corporativa che al Senato definiscono riforma dell’ordinamento forense.

Il provvedimento è attualmente in discussione presso l’aula della Camera Alta, che lo approverà nel giro di una settimana, facendo un gran favore al Consiglio Nazionale Forense e distruggendo spazi di mercato per un numero considerevole di professionisti e aspiranti tali.

Nella seduta dello scorso tre novembre, per esempio, Palazzo Madama ha respinto una serie di emendamenti presentati dai radicali tendenti a sopprimere o quantomeno a ridimensionare l’esclusiva nelle attività di consulenza stragiudiziale accordata agli iscritti all’ordine dall’articolo 2 del testo di riforma. E a riprova di quanto sia politicamente trasversale il corporativismo, giova ricordare che insieme alla maggioranza (senza Fli che invece ha votato in dissenso) gli emendamenti in questione sono stati respinti con il contributo di diversi senatori dell’opposizione di marca Idv. Se lavorate nel mercato dei servizi legali segnatevi questi nomi, non si sa mai che si presentino alla porta di casa alle prossime elezioni: Giuseppe Caforio, Giuliana Carlino, Gianpiero De Toni,  Aniello Di Nardo, Fabio Giambrone, Elio Lannutti, Luigi Li Gotti,  Alfonso Mascitelli, Stefano Pedica.   

Con questa norma resterà a spasso un variegato mondo di consulenti a partita iva, per lo più composto da quella parte di giuristi più aperti all’innovazione e alla competizione di mercato. Ed è un dato politico di non poco conto. Ricordatevi anche di questo, quando alle prossime elezioni qualche esponente del PdL verrà pomposamente e orgogliosamente a declamare che l’Italia è il paese delle partite iva (sono quasi nove milioni) nonostante quel partito stia facendo di tutto per “ammazzarle”.

Con la complicità del PD, secondo quanto sostiene Gaetano Romano, dell’Unione Giovani Avvocati Italiani:

E’ una controriforma inemendabile nata dall’ indecoroso inciucio Pdl-Pd.Mentre non ci si stupisce più dei provvedimenti illiberali e dirigisti del Popolo delle Libertà, ci si sorprende che il Partito Democratico, da presunta opposizione,  abbia presentato , sia in commissione giustizia della Camera , sia in quella del Senato, Ddl in tema pressoché identitici a quello che sta per essere partorito a Palazzo Madama.Con questa controriforma forense  – che ha “collezionato”  la bocciatura , non solo da parte del Presidente dell’ Autorità della Concorrenza e del Mercato Catricalà e del Governatore della Banca d’Italia Draghi nelle ultime loro relazioni annuali, ma anche di tutte le associazioni imprenditoriali, di associazioni dei consumatori, dei sindacati – gli avvocati  – vessati da nuovi esami, corsi e spese – saranno obbligati ad alzare le  tariffe ai cittadini, banche ed imprese.Confidiamo nel vento liberista di Futuro e Libertà per l’Italia che possa spazzare via quest’abominio normativo bipartisan.

Libertiamo ha appena lanciato una campagna contro gli stage e i praticantati gratuiti,  con l’obiettivo dichiarato di evitare lo sfruttamento di prestazioni professionali qualificate attraverso l’abuso della forma giuridica dello stage.  E’ un segnale di attenzione nei confronti delle giovani generazioni, che restano imbrigliate nelle pastoie di un mercato del lavoro troppo flessibile sul lato dell’ingresso perchè troppo rigido da quello dell’uscita (il moloch da abbattere resta l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori). Ebbene, la riforma dell’ordine forense ha una coda velenosa soprattutto per le nuove leve, costrette a passare dalle forche caudine di un praticantato diviso tra lavoro d’ufficio e corsi obbligatori di formazione, test di selezione per l’iscrizione nel registro dei praticanti, preselezione informatica prima di sostenere l’esame d’abilitazione, esame d’abilitazione e, soprattutto, incompatibilità della pratica forense con qualsiasi altra attività lavorativa, al netto di qualsiasi garanzia di retribuzione da parte del proprio avvocato tutore. E se non bastasse, per quelli che ce la fanno ad entrare nell’ordine sacro dei giurisperiti, non è esclusa una cancellazione ex post dall’albo per mancanza di continuità nell’esercizio della professione inferita da bassi livelli di reddito prodotto. Con sullo sfondo l’obbligatorietà dei minimi tariffari, che scippa dalle mani dei nuovi entrati pure la leva concorrenziale del prezzo.

Ieri  la discussione al Senato si è interrotta proprio sull’articolo 39 del ddl, di disciplina del tirocinio, che riprenderà oggi pomeriggio, senza particolari intoppi per la maggioranza, che però ieri si è spaccata sulla questione delle consulenze del Cnf per la PA. Per avere un minimo di interdizione credibile al testo di legge bisognerà aspettare che arrivi alla Camera Dei Deputati, dove Fli ha i numeri per inciderlo insieme all’opposizione.

A quest’impianto normativo il ministro Alfano non ha mai mancato di tributare il proprio sostegno, manifestando una malintesa concezione del proprio ruolo, che in un ordinamento democratico non è quello di garantire la concordia della corporazione di riferimento, quanto, come spiega Ichino, quello di garantire l’interesse dell’amministrazione della giustizia e la soddisfazione degli utenti. L’andazzo, comunque, questo è ed è assai deprimente. Intanto le law firms anglosassoni si stanno già attrezzando ad invadere il mercato italiano dei servizi legali senza trovare competitors interni in grado di contrastarle. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Dopotutto a vincere sarà il mercato.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

10 Responses to “Il Senato approverà la controriforma forense con lo zampino della minoranza”

  1. Ho l’impressione che l’estensore dell’articolo non sia ben informato sulla riforma, che il ceto forense attende dal 1933. Gli avvocati non sono un orpello, un fastidio o un retaggio di un passato, ma una garanzia fondamentale per il cittadino costituzionalmnte garantita ed un elemento imprescindibile della giurisdizione. Personamente condivido il rilievo che la difesa della tariffa minima sia una battaglia di retroguardia, ma l’autentico liberale deve mirare ad ottenere un servizio di qualità da parte di soggetti qualificati, e per questo personalmente, da liberale, difendo l’esclusiva nella consulenza stragiudiziale e soprattutto l’incompatibilità fra l’attività forense e l’attività lavorativa subordinata (e quindi pure il part time). Occorre invece, a mio parere, trovare una tutela perché ai praticanti sia riconosciuto un compenso dignitoso da parte dei propri domines (oggi esiste solo un obbligo deontologico) e disciplinare il particolare rapporto di collaborazione che avviene all’interno dei grandi studi “all’anglosassone”, che si stanno diffondendo specie al Nord.

  2. Alberto Vigani scrive:

    Ho capito poco di questo articolo se non una diffusa tendenza al compatimento di questi presunti poveri giovani avvocati che, a dire di chi scrive, avrebbero avanti a loro un percorso troppo irto di difficoltà.
    Generico, tiepido, senza concretezza, stucchevole.
    In USA, unico paese occidentale con le stesse proporzioni avvocati abilitati/popolazione dell’Italia, la competizione è molto più sfrenata e gli avvocati hanno molte meno garanzie e più fatiche; le associazioni che lì equivalgono i nostri Ordini hanno poteri molto più impattanti e la disciplina è molto feroce.
    I giovani hanno una selezione darwiniana e chi non ha stoffa va a zappare.
    Forse qui dovremmo pensare anche che 232.000 avvocati sono un pò troppi per 60 milioni di abitanti (di cui 150 mila sotto Roma, dove non c’è business ma solo criminalità diffusa).
    lasciamo perciò perdere i lamenti stile tragedia greca.
    Grazie.
    AV

  3. Simona Bonfante scrive:

    ma quali lamentele. qui si chiede più concorrenza – ‘darwiniana’ come dice lei – e non gli ostacoli posti invece oggi dalla corporazione. e poi in ameica come in Uk esistono libere associazioni professionali che non sono ordini – unici e chiusi come quelli italiani. vede quindi che vogliamo esattamente la stessa più- più e vera competizione. e chi non vale che scompaia pure

  4. Lucio Scudiero scrive:

    “da liberale, difendo l’esclusiva nella consulenza stragiudiziale e soprattutto l’incompatibilità fra l’attività forense e l’attività lavorativa subordinata”. Sicuro che sia “da liberale”? “Da liberale” ha così tanto bisogno che l’esclusiva gliela assegni la legge? O è capace di ottenerla con le sue proprie capacità, nel mercato aperto, senza riserve legali, e chi è più bravo vinca? Poi, per cortesia, mi risparmi questi discorsi pomposi sull’imprescindibilità dell’avvocatura per il funzonamente della giustizia. Per me gli avvocati, e lo dico da quasi aspirante tale, sono come gli idraulici, nè più nè meno: devono e possono vivere come gli altri “artigiani” nel mercato, seguendone le regole e attivandone tutte le leve, tra cui l’innovazione, il prezzo, le economie di scala ecc.

    Quanto ad Alberto, qui non si compatisce nessuno. E anzi, se questa controriforma passa, gli avvocati italiani si accorgeranno a loro spese cosa vuol dire chiudersi al merito e alla competizione vera.

  5. Guido scrive:

    Sono un avvocato di cassazione e mi sento assolutamente identico ad un idraulico, come dice Scudero, sono un artigiano del diritto, fornisco un servizio al cittadino, e chi si rivolge a me vuole che io gli risolva il problema, così come quando mi rivolgo all’idraulico. Noi diciamo che la nostra non è una prestazione di scopo, ma di mezzi, ma questa distinzione poteva andare bene 30 anni fa, non oggi. Ho provato a difendere Bersani e le sue giuste liberalizzazioni in una assemblea di avvocati, e mi hanno impedito di parlare. Anche noi, come i politici, non stiamo capendo che l’Italia è cambiata, e ci arrocchiamo in difesa di una “corporazione” di epoca fascista. Come si fa a dire che siamo “liberi” professionisti e poi chiedere tutele e leggi protezionistiche? La coerenza non è più di moda!
    Spero che alla camera riusciate a modificare la legge.

  6. ANDREA scrive:

    Salve,
    il nocciolo della questione e’ la troppa concorrenza e la crisi galoppante…… pero’ non capisco come si possa porre l’esclisivita’ delle trattative stragiudiziali agli avvocati togliendola di fatto a migliaia di professionisti con competenze acclarate …non e’ per caso che gli avvocati soffrono la mancanza di lavoro? …la trovata del governo e’ quantomeno geniale!! leviamo il lavoro alle migliaia di professionisti anche affermati e competenti e diamolo agli avvocati…complimenti davvero …al governo e agli avvocati …..complimenti

  7. Alfonso scrive:

    Pensieri sparsi.
    La concorrenza! Il Mercato! la capacità di autoregolamentarsi!
    Queste le parole, questa la realtà:in Italia sono iscritti agli Ordini oltre 220.000 Avvocati ed il numero continuerà ad aumentare nei prossimi anni.
    Pertanto i numeri e non le chiacchiere attestano che l’offerta di servizi legali è più che idonea a garantire la concorrenza!
    Anzi l’offerta è superiore alla domanda, tant’è che, come attestano gli ultimi dati statistici, un grandissimo numero di avvocati ha generato nel 2009 un reddito netto di circa 1.000 euro mese (non garantito che si ripeta e senza casse integrazioni, senza tutele della malattia e degli infortuni, etc.).
    Lavoratori dipendenti ed Avvocati: non pare che la concorrenza sia un tantino imperfetta tra il lavoratore dipendente/Avvocato, che può avere la certezza di un reddito mensile (retribuzione dipendente)che può anche consentirgli di ridurre i compensi professionali ed un lavoratore Avvocato/Libero Professionista per il quale i compensi professionali lordi(da nettare delle spese per la produzione del reddito) sono l’unico sostentamento?
    C’è disparità di reddito tra Grandi Studi, Anziani Professionisti e giovani professionisti: ma non è una regola di mercato che le “start up” normalmente abbiano per anni bassi ricavi con perdite di esercizio. Secondo alcuni gli Avvocati sono Imprese e, quindi, anche per loro valgono le regole di “start up”.
    Molte altre cose ci sarebbero da dire, ma mi fermo qui.

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