di CARMELO PALMA – Durante la seconda Conferenza nazionale sulla famiglia, Sacconi ha chiarito in uno dei suoi interventi “divinamente” ispirati che gli aiuti alla famiglia dovrebbe essere riservati alle coppie sposate con figli. Il  che tradotto significa che le politiche pro-family non dovrebbero dunque servire a beneficiare genitori e figli, ma a promuovere l’istituto del matrimonio, e a rimettere ordine in una società che si è troppo allontanata dal suo modello “costituzionale”.

“Le politiche pubbliche che si realizzano con benefici fiscali sono tarate sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio e orientata alla procreazione” ha detto il Ministro annunciando la formazione di un (sinistro, a partire dal nome) “casellario delle famiglie”. Poiché Sacconi non parla dell’oggi –  la magra spesa per la famiglia non distingue i genitori tra sposati e no – parla del domani, e del modo in cui vorrà ripartire i benefici quando le provvidenze pubbliche saranno (campa cavallo) più ricche.

Non è troppo chiaro cosa “meriterebbero” le coppie con figli non sposate, o le donne (o gli  uomini) soli con figli, o le coppie conviventi con uno o più figli, nati da un precedente matrimonio, o i figli affidati e i genitori di una famiglia non “procreativa”, ma affidataria. Sacconi non lo dice, ma lo lascia intendere: niente. O probabilmente meno. Tra poche ore il socialista devoto ovviamente smentirà le malevole interpretazioni, secondo la nota tecnica del sasso lanciato e della mano nascosta.

L’idea che la crisi demografica e familiare di un paese in cui le donne lavorano meno e fanno meno figli di quelle del resto d’Europa dipenda da una crisi di “valori” è un falso, una patacca, una sorta di “Protocolli dei Savi di Sion” dell’anti-relativismo, che da anni alimenta un moralismo querulo contro le famiglie irregolari e oggi – in non casuale concomitanza con l’ennesimo infortunio privato del premier – anche le prime proposte larvatamente discriminatorie.

In qualunque Paese europeo, la destra “normale” – cioè quella popolare e moderata – inorridirebbe di fronte all’idea che un genitore possa avere meno aiuti, a seconda che sia sposato o no, e un figlio meno garanzie, a seconda dello stato civile dei genitori. In Italia questa idea può rappresentare la “posizione del governo”. Con una ipocrisia che non è neppure più il tributo che il vizio rende alla virtù, ma che la cattiva coscienza rende al pregiudizio.

Nelle parole di Sacconi non c’è l’eco della Costituzione, ma quella di quella “famiglia tradizionale” – che abbiamo fortunatamente alle nostre spalle – che riconosceva i figli legittimi e disconosceva quelli bastardi. Che bei tempi, che bella famiglia.