– Quante titolazioni ad effetto e commenti estremistici! Fini ha semplicemente detto: il programma votato dagli elettori ci sta bene, occorre realizzarlo al più presto. Ma va aggiornato, perché né l’Italia, né il mondo, né la maggioranza di governo sono quelle di due anni fa. Quindi: troviamoci, definiamo insieme i dettagli e realizziamolo. Cosa ci sia di così sconvolgente faccio fatica a capirlo.

Fini ha anche aggiunto: se facciamo il federalismo e ammoderniamo le istituzioni, dobbiamo fare un Senato federale e dobbiamo cambiare la legge elettorale, che non consente agli elettori di selezionare i candidati, né di scegliere gli eletti (il che non è un’accusa, ma un fatto ammesso anche dalla Lega e dalla maggioranza degli elettori e delle forze politiche).

C’è qualcosa di non condivisibile in quanto Fini chiede? Cosa? Visto che qualcuno nel PdL vuole altro, e non aggiornare il patto di legislatura, cerca di distorcere il senso di quanto Fini ha detto, che non solo è vero, ma necessario all’Italia.

Per far ciò Fini ritiene che la strada di più alto profilo politico passi attraverso le dimissioni del premier, per rifondare il patto di legislatura e migliorare la composizione del governo con qualche ministro più credibile. I cambi di governo, degli uomini e delle politiche, è una prassi di tutte le democrazie avanzate, non una “cosa da Prima Repubblica”. In nessun paese del mondo si pensa che la “stabilità” sia non toccare nulla per cinque anni.

L’importante è accordarsi su quando e come aggiornare e realizzare il programma. Mi auguro che i parlamentari di buona volontà lo capiscano e lo facciano. Se non se ne sono accorti, l’Italia dell’economia, della politica, dell’informazione, ma soprattutto quella del lavoro, di quanti devono tirare fine mese, sta affondando anche moralmente.