– Tra due ore Fini prenderà la parola in una convention in cui tutti aspettano di sapere cosa dirà del premier, dell’esecutivo, degli equilibri instabili di questo centro-destra legato in maniera indissolubile a Berlusconi e non al berlusconismo, che è “meno male che Silvio c’è”, e quindi qualcosa di assai meno politico e intelligente del suo protagonista.

Fini non ha interesse né ragione a giocare al gioco di Berlusconi e non lo farà. Non replicherà agli ultimatum, non staccherà la spina, non dichiarerà fedeltà eterna. Parlerà – penso e spero –per larga parte di altro. Del dopo, in cui scommette di esistere e non solo di resistere, e non è scontato. Di un centro destra, né irriconoscente né nostalgico della stagione berlusconiana, che dopo Berlusconi sarà chiamato a raccogliere la staffetta – in modo diverso: più normale e meno eccezionale – della rappresentanza dell’Italia liberale e moderata.

Anche perché i problemi dell’Italia, tutti quelli che hanno trascinato Berlusconi a Palazzo Chigi quindici anni fa, stanno ancora tutti lì e per buona parte irrisolti. E’ chiaro che lo scenario di oggi non fa il gioco di Berlusconi, ma di Fini, e che il primo e non il secondo ha bisogno di precipitare le cose, facendole rotolare nel disordine verso le urne. Chi spera – Berlusconi e la sinistra – che Fini faccia come Bresci e corra ad ammazzare il re spera troppo e spera male.

Scommettiamo?