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Le insostenibili leggerezze (logiche) dell’essere Presidente

 – Sul “caso-Ruby”, per chi voglia riflettere sulla sua genesi e sulla sua evoluzione, c’è sicuramente di che sbizzarrirsi.

La prima cosa che risulta evidente a chiunque, non solo in Italia, è il fatto che molti dei media italiani, su questa scia, si sono trasformati in improbabili succursali di “Novella 2000”- o forse, direbbero i maligni, hanno trovato semplicemente l’occasione di esplicitare una vena scandalistica che, in altri momenti e su altri temi, hanno dovuto tenere accuratamente nascosta.

Ad altri, invece, questa vicenda è servita per ricordare quanto possano essere sgradevoli i “processi mediatici” e gli attacchi a mezzo stampa (o character assassination, che fa più figo) nei confronti di importanti personaggi politici; l’augurio è che non lo dimentichino di nuovo alla prossima cucina Scavolini minore di diciotto anni che trovano sul loro cammino.

Berlusconi, in risposta alle accuse provenienti sia dal mondo politico che da quello della stampa, ha dichiarato che il suo stile di vita è una sua scelta, una scelta di cui va orgoglioso e che non intende cambiare.

Lasciamo da parte le argomentazioni, che pure hanno una loro fondatezza, secondo cui il Presidente del Consiglio, sia per la sicurezza del Paese che governa (e per la propria), sia per motivi di opportunità legati al suo ruolo istituzionale, dovrebbe porre maggiore attenzione nella scelta delle sue frequentazioni: altri le hanno sviluppate e continueranno a svilupparle sicuramente meglio di noi.

Quello su cui preferiamo porre l’attenzione è un cortocircuito logico, uno dei tanti che il carrozzone politico-mediatico italiano propone quotidianamente e che passano spesso inosservati, impegnati come sono (siamo) tutti, appena escono le notizie, a prendere posizione pro o contro, senza riuscire, nell’ammuìna generale, a coglierne bene la sostanza.

Il premier difende il proprio stile di vita, e su questo, pur senza pretendere di rappresentare nessuno, personalmente siamo d’accordo: una società in cui Berlusconi non fosse libero di vivere – fintanto che non infrange le leggi – come meglio crede sarebbe secondo noi una società moralista in cui, in sostanza, la stessa libertà potrebbe essere negata a chiunque, con i più vari pretesti.

Ma (e qui sta il busillis) come ha scelto, Berlusconi, di difendersi dagli attacchi di merito, dai giudizi, dall’ostentato disprezzo sul suo stile di vita? Non ha ribadito la libertà per tutti di impostare le proprie relazioni, le proprie frequentazioni e le proprie preferenze come si vuole. Non ha detto “nessuno ha il diritto di giudicarmi per il mio stile di vita, poiché tutti gli stili di vita sono leciti finché non si commettono reati”.

Non ha, insomma, parlato e agito all’altezza di quel paladino della Libertà che ritiene di essere.
No, Berlusconi si è difeso attaccando a sua volta nel merito, facendo gerarchie, ponendosi, sia pur con una battuta, come giudice di cosa sia “meglio” tra “essere appassionati di belle ragazze” e “essere gay”. Non conduce quello stile di vita perché a lui piace così, no: se vive così è perché, aprioristicamente, apoditticamente, vivere così è meglio.

E’ entrato, insomma, in pieno nel moralistico gioco delle parti che una parte della stampa (capeggiata, orrore, da quei giornali e programmi “comunisti” che tanto disprezza) ha scelto di giocare. D’altronde l’ha anche detto, “sono una persona giocosa”.

Giocando giocando, però, non si è fermato neanche un attimo a pensare che, finché qualcuno si crederà in diritto di stabilire cosa sia “meglio” o “peggio” (non per sé, ma in generale, quindi anche per gli altri) fra due cose entrambe ugualmente lecite, ci sarà sempre chi, dalla parte opposta, rovescerà i termini della questione.

Fra tutti i moralisti che Berlusconi si ritrova “in casa”, che col suo beneplacito pretendono (talvolta riuscendoci) di moraleggiare sulle scelte di vita degli altri, spesso anche per via legislativa, prima o poi qualcuno potrebbe anche lasciarsi scappare che insomma, se per i gay è meglio non sposarsi fra loro (anzi, sarebbe proprio meglio appassionarsi alle belle ragazze, e si vergognino se non ci riescono), se per le donne è meglio non abortire MAI e in nessun caso, e quanto alla fecondazione assistita è meglio che non ci pensino proprio, se per chi vuole divorziare è meglio metterci più tempo possibile, beh, insomma, forse per il Presidente del Consiglio sarebbe meglio, nel contesto attuale, tanto per invitare il Paese alla morigeratezza, un bel voto di castità e non ci pensiamo più.

Improbabile, certo, ma non impossibile: una volta che si comincia a stabilire la superiorità della propria morale su quella altrui, i giochi, Presidente, sono finiti.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

2 Responses to “Le insostenibili leggerezze (logiche) dell’essere Presidente”

  1. Joe scrive:

    Notizia: applaudo un pezzo di Libertiamo. Quando si vola alti si vola come un tempo.

  2. Vittorio scrive:

    In effetti anch’io ho detto, ok difendi il tuo stile di vita libertino. Però dopo poco arriva un decreto che trasforma in reato la prostituzione. Beh, la rivoluzione liberale di Berlusconi è “di Berlusconi” nel senso che lui può fare quello che gli pare, gli altri devono sottostare all’agenda dei moralizzatori.

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