Contro stage e praticantati gratuiti. Sì alla flessibilità, no allo sfruttamento

– Ti laurei, cerchi lavoro e ti offrono uno stage gratuito. Per non restare con le mani in mano, t’iscrivi ad una promettente scuola di specializzazione, il cui prodotto finale è un mirabolante stage gratuito di sei mesi. Sei mesi senza una lira. E magari devi anche pagare l’affitto della stanza dell’appartamento che condividi, se lo stage è in un’altra città (accade in un caso su quattro). Insomma, famiglie che sussidiano aziende, pagando vitto e alloggio di questa classe di lavoratori perduti: gli stagisti.

Sono i nuovi proletari? Peggio, sono ‘genitoritari’: la loro unica ricchezza non è la prole, ma mamma e papà.

Non parliamo – è bene precisare – degli stage effettuati durante il periodo degli studi, che sia università o scuola superiore: come accade in tutto il mondo, quel tipo di percorso ha un valore fortemente formativo per lo studente, è un’occasione a suo favore per ‘annusare’ il mondo del lavoro, prima di tornare tra i libri e concludere il ciclo di studi. Ed è normale che non sia pagato, o meglio che il compenso sia l’esperienza in sé.  Parliamo di quel limbo degradante, in cui molti precipitano finiti gli studi, degli stage post-laurea a zero euro (sono il 50 per cento dei casi) o a pochi spiccioli (un altro 30 per cento non supera i 500 euro mensili). Quel che è peggio è che, in troppi casi, alla gratuità dell’esperienza si accompagna uno svilimento delle capacità professionali. C’è da riordinare l’archivio? Lo faccia lo stagista. Le fotocopie? C’e la stagista. E cosa accade al termine del periodo di stage? Arrivederci, grazie e avanti un altro. Tanto è gratis. Manodopera a costo zero, una manna dal cielo di cui hanno iniziato ad approfittare anche gli enti pubblici!

Non è sempre così, vivaddio, ci sono realtà aziendali dove il tirocinio post-laurea è davvero considerato ciò che dovrebbe essere, un periodo di formazione e prova che precede un’assunzione (è un caso su dieci, dice UnionCamere). E quando le cose stanno così, spesso lo stage è persino retribuito. Ma è ormai evidente che la ‘norma’ è diventata la gratuità: un unicum italiano che non ha eguali nel resto d’Europa e negli Stati Uniti (leggere per credere), realtà che hanno norme che disincentivano fortemente gli stage gratuiti e che hanno una profonda cultura del lavoro, tale da rendere non accettabile la gratuità delle prestazioni professionali. Per etica della responsabilità e per tornaconto: quale motivazione e condivisione della mission aziendale potrà mai avere chi lavora gratis?

La piaga del mercato del lavoro italiano – lo ripetiamo e ripetiamo – è il dualismo drammatico tra garantiti e precari, tra illicenziabili e inassumibili: prima di ‘sposare’ un lavoratore, e cioè di offrire un contratto a tempo indeterminato, le aziende contano fino a cento. E spesso poi desistono, preoccupate dell’estrema severità dello Statuto dei Lavoratori. A queste condizioni, è inevitabile che le imprese preferiscano i cocopro o i contratti a tempo determinato e che – nei momenti di crisi – proprio sui ‘precari’ scarichino i costi delle ristrutturazioni aziendali. All’ombra delle regole vischiose del mercato del lavoro italiano, le imprese provano a ritagliarsi dove possono scampoli di flessibilità. Non è invece accettabile che esse cadano nella tentazione di sfruttare – senza una lira che sia una – tanta bella manovalanza qualificata e a spasso, facendo appunto leva sulla difficoltà dei giovani di entrare nel mercato.

Accanto agli stagisti, ci sono i praticanti, molti dei quali tenuti ‘a stecchetto’ per anni da avvocati, commercialisti ed altri liberi professionisti: perché mai – si chiedono questi ultimi – pagare chi, per accedere all’Ordine, ha bisogno di svolgere il praticantato? Difficile comprendere, per noi estranei del mestiere, come si possa salutare ogni mattina ed ogni sera un proprio collaboratore, sapendo che lo si sta sfruttando. E anche in questo caso, lo segnalavamo la scorsa settimana, gli enti pubblici danno il cattivo esempio.

Di questo mondo di stagisti e praticanti i sindacati e la politica non si occupano e non si preoccupano, impegnati come sono a difendere interessi corporativi e antistorici diritti ‘acquisiti’. Di questo mondo abbiamo pensato di occuparci un po’ noi, insieme a chi – come La Repubblica degli Stagisti – da anni ha scelto di dare voce a questi nuovi esclusi. Oggi e domani, a Perugia, in occasione della convention nazionale di Futuro e Libertà, Libertiamo inaugura la campagna Facebook “No agli stage gratuiti – Sì alla flessibilità, no allo sfruttamento di stagisti e praticanti”. E’ innanzitutto un’operazione culturale, ma proverà anche ad essere un tentativo di elaborazione di una proposta politica concreta.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

20 Responses to “Contro stage e praticantati gratuiti. Sì alla flessibilità, no allo sfruttamento”

  1. Maralai scrive:

    finalmente qualcosa di concreto su cui concordare. la “tragedia” politica è che io almeno “puntavo” su Benedetto Della Vedova come leader nazionale dei veri liberali-riformatori, da articolare cellule operative in tutta l’Italia, all’interno e non al di fuori del Pdl. e che mi ritrovo? che Della Vedova fa il gregario, il mediano di Fini se non di Bocchino. Della Vedova deve prendere le distanze dai vari Granata, Briguglio, Bocchino, Barbareschi etc, poichè le sue qualità di pragmatismo, di concretezza politica e di garbo relazionale sono diverse spanne più su degli attuali compagni di viaggio. Non so se mi sono spiegato; se vengo qui a scrivere (avendo il mio blog su cui sfogarmi), non è per rompere le scatole e basta, ma perchè sono rimasto molto deluso nel constatare che gli auspici di avere una vera forza liberale, bipartitica con della Vedova leader nazionale sono state pesantemente deluse.
    mn

  2. enzo51 scrive:

    Bravo Piercamillo! Avanti così! Siete degli “illuminati”!!!

  3. Walter scrive:

    Veramente un sacrosanto intervento

  4. Carmelo scrive:

    Ho svolto un praticantato “gratuito” per 2 anni. Considero assolutamente sacrosanta questa vostra iniziativa. Bravissimi.
    Saluti libertari

  5. filipporiccio scrive:

    Finché ci sarà gente disposta a lavorare gratis, queste cose continueranno ad accadere. D’altra parte in Italia l’idea che chi lavora deve essere pagato è ben poco diffusa anche tra i lavoratori stessi.

  6. Matteo scrive:

    In materia di praticantato forense, ricordo l’art. 25 del Codice deontologico:
    ART. 25 – Rapporti con i collaboratori dello studio.
    L’avvocato deve consentire ai propri collaboratori di migliorare la preparazione professionale, compensandone la collaborazione in proporzione all’apporto ricevuto.”
    Dunque la mancata retribuzione del praticante è contraria persino alle regole che gli stessi avvocati hanno fissato!

  7. Anche noi come te speriamo che i nostri figli riescano a vedere un’Italia diversa dove finiti gli studi ci sia certezza e solidità.Bravo Piercamillo!

  8. FB scrive:

    Il problema per chi come me deve gestire un’impresa non è la questione dello stage gratuito; semmai la questione del matrimonio indissolubile verso il dipendente.

    Io vorrei assumere ma non ci sto a dover mantenere qualcuno a vita, che magari poi non lavora bene o non è cosi capace come credevo. Di moglie da mantenere me ne basta 1 visto che sulla lista dei mantenuti ho anche lo stato a cui pensare.

    Sapete cosa fanno molte aziende, la mia compresa? Quando il lavoro è troppo e il personale non basta più, si preferisce prima tagliare i rami secchi piuttosto che assumere ulteriore personale.

    Certo, riduciamo di qualcosa i fatturati, ma meglio guadagnare il 2-3% in meno che doversi trovare a mantenere qualcuno che poi, vedendo che non è cosi bravo come speravi, nemmeno dio in persona potrebbe licenziare.

    I confronti che fate verso altri paesi ci stanno ma sono strumentali: in Usa lo stage gratuito non esiste, è vero, ma li le aziende assumono tranquillamente perchè altrettanto tranquillamente possono licenziare.

    Il problema in Italia per come la vedo io è questo:
    Per lasciare extra diritti ai lavoratori di Serie A (pubblici), bisogna poi contenere quelli di Serie B (privati) e scaricare tutti i problemi sui lavoratori di Serie C (stagisti), che non avranno mai diritti, pensione o altro.

    Se ci fate caso, i contratti atipici nascono per “momentanee esigenze aziendali”. Chiunque ha gestito un’azienda in vita sua, sa bene che per queste momentanee esigenze saremmo disposti anche a pagare maggiori oneri sociali a vantaggio del lavoratore precario o stagista.

    Perchè non viene fatto?

    Perchè il sistema è disequilibrato; bisognerebbe togliere i privilegi ai lavoratori pubblici per poterne dare ai precari.

    Secondo voi in Italia sarà mai possibile?

    Altro problema italiano i sindacati.
    In Italia i sindacati lavorano per loro torna conto e non per un reale desiderio di difendere il lavoro. Se un’azienda ha problemi e non gli viene consentito di tagliare un 10-20% di manodopera, si rischia solo che la stessa azienda dopo 1 anno fallisce o peggio ancora scappa all’estero e tanti saluti a tutti i posti di lavoro, indotto compreso.

  9. bene. io andrei anche oltre: il lavoro precario alle aziene deve costare di più (ed il lavoratore deve guadagnare di più) come riconmpensa al rischio/precarietà che il lavoratore sopporta.

  10. Giuseppe Rollo scrive:

    Caro FB, comprendo le sue motivazioni ma ci sono tutti gli strumenti legislativi per evitare di caricarsi sulle spalle i lavoratori che non rispondo alle esigenze aziendali (leggi fannulloni o non adatti).
    Esistono i contratti a tempo determinato, i contratti a progetto, lo stesso contratto a tempo indeterminato prevede che per i primi 6 mesi si possa rescindere il contratto unilateralmente senza conseguenze.
    Il problema è delle aziende che non sanno realmente valutare le qualità delle persone, valorizzarne le competenze, definire obiettivi valutabili. La verità è che non si vuole pagare il lavoro altrui, spesso con atteggiamento arrogante e presuntuoso! Che ci siano troppi diritti per i lavoratori di prima rispetto ai giovani è vero, andrebbero riequilibrati, che i sindacati siano un peso per i lavoratori e non un vantaggio è vero, ma farsi un’analisi di coscienza sul proprio operato nella propria azienda è un dovere prima di scaricare tutte le colpe sul sistema (pessimo) che abbiamo in Italia.
    Ai ragazzi dico solo di non fermarsi, se qualcuno non paga mandatelo al diavolo e cercate ancora, lavorare gratis non porta nessun vantaggio, anche professionalmente si hanno migliori risultati se si hanno delle soddisfazioni, soprattutto economiche.

  11. Non se ne esce. Diplomati e neolaureati escono dagli studi che sono praticamente inservibili in azienda. Gli stage sono un costosissimo modo che hanno (soprattutto) le piccole aziende per cercare di capire se la persona alla quale si accingono a dover garantire uno stipendio ha i numeri per diventare anceh una risorsa e non un solo costo.

    Proviamo a smettere di raccontarci storie stereotipate e proviamo a negoziare un vero patto tra chi vuole entrare nel mondo del lavoro e chi ha bisogno di persone serie, valide e motivate sulle quali scommettere per garantire un futuro alla propria azienda ed ai propri collaboratori.

  12. filipporiccio scrive:

    Se trova qualcuno disposto a lavorare gratis, un’azienda può sicuramente sfruttarlo, per quanto si tratti di un atto immorale. Mi sembra invece assurdo che ci sia gente disposta a lavorare gratis; ma visto che c’è, proviamo a chiederci il motivo. Innanzitutto, in Italia nessuno pensa che lo stipendio debba essere commisurato al lavoro fatto. Piuttosto, sottomettersi oggi è visto come il lasciapassare per ottenere (ereditare) privilegi domani. Questo modo di pensare è trasmesso dai genitori ai figli, incoraggiato dal sistema scolastico e trova continue conferme nella realtà del mondo del lavoro. Non si lavora gratis per vivere ma per “entrare nel giro”.

  13. LibDan scrive:

    Caro FB hai fotografato perfettamente la realta’ del 99% delle imprese italiane. Se potessi stamperei il tuo intervento e lo inchioderei sulla scrivania dei ministri dello Sviluppo economico e di quello del Welfare. Si vede che vivi nel mondo reale e non in quello degli eterei intellettuali o dei paperon de paperoni che si dicono “imprenditori” quando invece sono concessionari di pubbliche licenze (siano frequenze televisive o servizi di pubblica utilita’). Il Pb degli stagisti non pagati c’e’ e va risolto ma temo che senza incidere sul nodo dell’art. 18 (siamo sempre li da decenni) non si potra’ mai convincere gli imprenditori a farsi carico impropriamente di tutte le persone che intendono assumere.. Scrivi ancora quando puoi che i “bagni di realta’” fanno sempre bene a tutti. Un saluto

  14. Tudap scrive:

    Era ora che qualcuno si accorgesse di noi!!! Ve lo dice un praticante avvocato che in quasi due anni di pratica non ha ancora visto un euro e lavora una media di 10 ore al giorno! Viva l’Italia!!!

  15. Luke scrive:

    Finalmente! complimenti per l’articolo, 5 ore al giorno per 3 anni, compenso zero! Tutto questo per poter sostenere l’esame di stato come dottore commercialista, titolo inutile dal momento che con la crisi economica non si trovano clienti nemmeno se li paghi te! Cambio strada, niente più professione, cerco di diventare dipendente di azienda sfruttando le capacità acquisite ma “l’azienda” anziché assumerti ti chiede un ulteriore tirocinio di 6 mesi GRATIS! Così tutte le aziende a cui mi rivolgo, mi rifiuto di sottostare a questa logica! Cerco di superare i concorsi pubblici ma vengo superato da chi ha svolto lo stage negli enti pubblici o da chi ha le giuste conoscenze. Sono attualmente disoccupato, cosa dovrei fare? non ditemi uno stage!

  16. kell scrive:

    io frequento un’università privata in svizzera…
    peccato che sia chiaramente di stampo italiano…
    il mio corso prevede 22 mesi di tirocinio gratuito = 22 mesi di lavoro gratuito
    e la beffa è che durante questi mesi devo pure pagare un’onerosa retta
    PAGO PER LAVORARE!!!

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