Quante tasse, per Bacco!

– Durante l’esame della legge di stabilità (nuova denominazione della vecchia finanziaria), il Governo è stato battuto e ha dovuto accettare l’approvazione di tre emendamenti su cui aveva espresso parere contrario. Non è la prima volta che la maggioranza finisce sotto, ma l’incidente assume valore per la coesione creatasi tra gruppi di opposizione e pezzi della coalizione di governo.
Il casus belli stavolta è stato la gestione dei fondi FAS, di cui le regioni del sud rivendicano l’intangibilità dell’intero ammontare promesso loro dal governo centrale. Questione importante, scivolone grave, ma poteva (e potrebbe) andar molto peggio se ad esser approvati contro il volere del Governo fossero (o saranno) altri emendamenti presentati in commissione bilancio, ben più pericolosi non tanto per la stabilità dell’esecutivo, quanto per le tasche dei cittadini.

Pensiamo soprattutto agli emendamenti di ordine etico-fiscale, che propongono un inasprimento della pressione tributaria mediante la persecuzione di vizi comuni – bere, fumare, giocare, far soldi… – e l’individuazione di ‘capri espiatori’ infarciti di una buona dose di retorica contro i presunti cittadini ‘malvagi’. I soldi eticamente estorti ai peccatori sono destinati, nelle intenzioni dei proponenti, nella più felice delle ipotesi, alla compensazione di un altro taglio delle tasse; nella peggiore, al finanziamento di nuova spesa pubblica.
Le proposte avanzate per emendare il bilancio tremontiano quest’anno mirano soprattutto a rimpinguare le casse degli enti locali, straziati dai tagli del Ministro dell’Economia.

Insomma, la legge che traccia il sentiero della finanza pubblica ha cambiato nome ma non le abitudini di chi ha facoltà di orientare il budget pubblico: anche quest’anno – come ogni anno – il dibattito sulla finanziaria è alimentato da numerose proposte che invocano l’aumento delle tasse sull’alcol, sulla birra, sui tabacchi, sui giochi.

Maestri di questo uso paternalistico del fisco sono i parlamentari dell’UDC, ma non mancano gli imitatori. Poco importa se ad esser colpiti sono milioni di persone con l’abitudine di mescere l’acqua al vino per accompagnare i pasti; se le imposte sulle sigarette e sulle slot machine depauperano soprattutto le fasce di reddito già basse, più use al fumo e al gioco. Ciò che sta a cuore al proponente è trovare la copertura finanziaria a misure che fanno del proponente una sorta di agente moralizzatore della società per interposta tassazione. Tassare le cattive abitudini, insomma, sembra un modo con cui un bel pezzo della politica ama mondare la propria coscienza pubblica.

Una seconda categoria di emendamenti a scopo etico-fiscale è poi diretta a punire chi ha un ruolo attivo nella società capitalistica: gli speculatori della finanza, le multinazionali del petrolio e dell’energia, le banche e, in generale, chi pecca per il troppo guadagno.
Quest’ultima gamma di bersagli ha attirato ad esempio l’attenzione dell’onorevole Rubinato (PD), che propone l’introduzione di una quinta aliquota IRPEF, per i redditi che superano i 100.000 euro. La parlamentare dell’opposizione propone di aumentare l’aliquota di un solo punto percentuale rispetto a quella prevista ora per i redditi superiori a 75.000 euro (44% contro l’attuale 43%). Tanto basta per dare a chi percepisce un reddito di 80.000 euro l’impressione che, dopotutto, se guadagnasse di più pagherebbe anche più tasse e non starebbe molto meglio. Lo stesso emendamento non risparmia poi le banche: propone, infatti, un inasprimento della Robin tax del 2008.

Nel girone dei cattivi, già colpiti dalla stessa Robin tax, troviamo anche le grandi imprese dell’energia. Ricordiamo come l’intento di questa misura fosse di tipo perequativo e avesse di mira quei settori che stavano conoscendo significativi extraprofitti. I settori originariamente prescelti erano la finanza e l’energia. Di lì a poco le banche furono spinte sull’orlo del fallimento, i consumi elettrici e il prezzo degli idrocarburi precipitarono. Ma la Robin tax rimase; anzi, fu inasprita. Oggi l‘addizionale Ires per il settore energetico è del 6,5%. Alcuni, come Galletti e Capitanio Santolini (UDC), vorrebbero portarla a 7.5 o 8,5%.

Che dire, poi, delle rendite finanziarie? L’Italia dei Valori e l’UDC si contendono la battaglia per una tassazione più severa dei redditi da capitale e di natura finanziaria. In nome forse di una storica (e retorica) antitesi tra capitale e lavoro, tra sfruttatore e sfruttato. I milioni di italiani che lavorano sodo per lasciare qualche risparmio in banca, o fare qualche investimento azionario o obbligazionario, sarebbero vittime del fuoco amico. Al di là della retorica egalitarista, è evidente come la tassazione dei redditi da capitale sia una doppia imposizione fiscale. Il capitale investito altro non è, nella più parte dei casi, che reddito da lavoro (già tassato) non consumato, ma risparmiato. E’ una fortuna che più d’uno, dentro FLI, abbia indotto Fini a più miti consigli, tanto che il gruppo parlamentare dei finiani si è ben guardato dal presentare emendamenti anti-risparmio.

Significativa la differenza della proposta dell’Italia dei Valori: esentare dalla tassazione al 20% delle rendite finanziarie la remunerazione dei buoni ordinari del tesoro. Lo Stato deve avere un vantaggio rispetto ai suoi competitor nel mercato dei capitali. Il messaggio è chiaro: o presti i soldi allo stato (sottoscrivendo BOT) o lo Stato se li prende ugualmente lui (con le tasse).

Infine, tra i malvagi sono compresi anche i manager che vengono retribuiti con le stock option o bonus di vario tipo. L’Italia dei Valori propone di eliminare l’imposta sostitutiva che si applica a questi compensi e di assoggettarli alle aliquote ordinarie dell’IRPEF (più alte dell’aliquota fissata dall’imposta sostitutiva). Ad essere interessati da questa misura i dirigenti e i lavoratori con contratto di collaborazione coordinata continuativa. E poi dicono che vogliono salvare i precari!


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

12 Responses to “Quante tasse, per Bacco!”

  1. vittorio scrive:

    La tassazione delle rendite è solo una grande stupidaggine. E’ solo una categoria impositiva che grava sul risparmio delle persone. I patrimoni hanno diverse modalità per evitare queste tasse. Chi paga queste tasse sono i piccoli risparmiatori dei ceti medio bassi. La cosa più paradossale per la sinistra stessa è che una tassazione come questa allarga il divario sociale fra ricchi e poveri. E questo non è l’unico danno. Paesi come la Svizzera e Singapore (che non tassano il risparmio personale) traggono vantaggio dall’ottusità fiscale dei paesi vicini per attrarre capitali e persone di alto profilo all’interno dei loro confini. Nonostante tutto questo la sinistra continua nella sua retorica che vuole vedere piangere i ricchi ma che nella realtà fa piangere quelli che ricchi non sono. Invece quelli che sicuramente ridono (e che tifano) per queste iniziative fiscali sono proprio i nostri vicini elvetici.

  2. Sveglia, ragazzi! scrive:

    Il risparmio, frutto del lavoro (sul quale, ricordo per gli smemorati, si fonda la Repubblica Democratica Italiana, art. 1 cost.) è già tassato alla fonte e siamo d’accordo.
    Le rendite finanziarie no, però! Non facciamo confusione per poi parlare a vanvera di retorica egualitarista…
    In parole povere se con i soldi guadagnati (e tassati) investo e faccio altri soldi, non si capisce bene secondo quale ragionamento questo NUOVO redddito (ottenuto peraltro senza lavorare, quindi sostanzialmente una rendita) non debba essere tassato ALMENO quanto quello da lavoro. Senza contare che non sempre (anzi) chi ora vive di rendita prima ha vissuto del proprio lavoro. Molto spesso i patrimoni si ereditano (senza alcun merito o fatica).
    Altro che retorica, questa è una serissima questione di giustizia. Ma d’altra parte voi avete da difendere, altrettanto seriamente, ben precisi interessi e privilegi.
    SR

  3. vittorio scrive:

    Il risparmio remunera il risparmiatore anche perchè c’è quell’erosione del potere di acquisto che si chiama inflazione reale. Tassare la remunerazione significa erodere il potere d’acquisto del piccolo risparmiatore. Un qualsiasi De Benedetti invece non paga nulla. Ma anche patrimoni molto ma molto più piccoli in tutta facilità possono ricorrere ad efficaci scudi fiscali. In questo modo il povero vede il suo risparmio colpito da tasse, il ricco con l’appartamento a Montecarlo invece sorride. Questo è quello che succede con la tassazione delle rendite. Non è demagogia. Demogogia invece è quella propria della sinistra che all’atto pratico favorisce e fa aumentare le disuguaglianze fra ceti sociali. E che fa arricchire le banche svizzere e monegasche. Le tasse sul risparmio (la cosiddetta tassazione delle rendite) è fonte di iniquità molto maggiori di quanto non lo sia la tassazione sul reddito. Se la sinistra fosse veramente dalla parte dei ceti più deboli ne chiederebbe l’abolizione. Invece la vediamo chiedere più tasse per i cittadini e maggiori favori fiscali per confindustria in perfetto accordo con personaggi quali Montezemolo.

  4. Sveglia, ragazzi! scrive:

    Caro Vittorio, se fosse solo questo il problema basterebbe introdurre meccanismi correttivi che da una parte tutelino i piccoli risparmiatori, e dall’altra colpiscano l’elusione fiscale dei possessori di patrimoni rilevanti, senza mettere in discussione il principio stesso, cioè che i redditi e, a maggior ragione, le rendite vanno ovviamente tassati.
    Il punto evidentemente è un altro e la tutela dei ceti medio-bassi è solo una foglia di fico per tutelare altri interessi. E non credo che siano quelli dei lavoratori, tanto per intenderci, ma di qualche categoria che non dal lavoro trae il proprio sostenamento.
    Beh, noi lavoratori ci siamo proprio stufati di essere gli unici a pagare. Ti è chiaro, adesso il concetto?
    SR

  5. vittorio scrive:

    Non è tanto semplice, cara vedetta proletaria. Per evitare di pagare queste tasse basta per esempio spostare la propria residenza in Svizzera o a Montecarlo. Gli Agnelli, Marchionne e vari altri per esempio si sono trasferiti da tempo in qualche bel cantone elvetico. Infatti basta semplicemente trasferire la propria residenza fiscale. Per impedire tutto ciò dovresti limitare la libera circolazione dei capitali e delle persone. In Unione Sovietica si poteva fare. In uno stato che voglia mantenere la parvenza di stato liberale non credo proprio. Gli stessi problemi insorgono se vuoi impedire le vie societarie all’elusione. Quindi? Semplicemente queste tasse le pagano i piccoli risparmiatori dei ceti medio bassi, mentre i possessori di patrimoni se la ridono: non ci potete fare nulla sempre che non vogliate ripetere la rivoluzione bolscevica. Scusa, cara vedetta proletaria, ma perchè credi che Montezemolo sia ben felice di aumentare le tasse sulle rendite? Perchè, caro mio, queste si traducono in un maggior carico fiscale sui cittadini comuni, carico fiscale che si traduce poi in un possibile alleggerimento fiscale per confindustria: il copione con cui recitano D’alema e Bersani. Montezemolo non pagherà nulla di queste tasse, mentre incasserà il ricavato. Quanto ai lavoratori, non so quali intendi tu, ma io ne conosco alcuni che sono più che stufi del PD, dei compagni e delle loro ridicole proposte che si traducono sempre e soltanto in maggiore spesa pubblica e maggiori tasse per i soliti che le pagano, siano esse sui loro risparmi o sui loro redditi.

  6. Sveglia, ragazzi! scrive:

    Vaglielo a raccontare a quelli che stanno sulla gru a Brescia che in Italia, siccome siamo in uno stato liberale, bla, bla, non si può impedire la libera circolazione delle persone!
    Questo per quanto riguarda la panzana sulla libera circolazione delle persone.
    Quanto alla libera circolazione dei capitali non mi sembra che allo stato attuale non esistano regole in tal senso. Ciò nonostatnte la disinvoltura con cui si maneggiano i capitali sui mercati finanziari ha provocato disastri economici immani. Forse qualche vincolo in più bisognerebbe anche pensare di metterlo, no?! O va bene così?
    SR

  7. vittorio scrive:

    Cara vedetta proletaria, se io volessi trasferirmi a Montecarlo o in Svizzera basta che acquisti un immobile, che una banca del luogo certifichi la mia capacità di sussistenza e il gioco è fatto. La stessa cosa che ha fatto il cognato di Fini per interderci. Dopo di che trasferisco la mia residenza fiscale e di tasse allo stato italiano non sono più tenuto a pagarne, salvo quelle dei redditi che genero con la mia attività entro i confini italiani: ma per quanto riguarda il mio patrimonio finanziario sarei completamente al riparo. Questo lo posso fare perchè i capitali possono circolare liberamente e perchè lo possono fare le persone fisiche (che ne abbiano i mezzi, ovviamente). Certo questo non lo può certo fare un piccolo risparmiatore italiano, padre di famiglia. Costui è costretto a pagare sui propri risparmi tasse che i detentori di patrimoni stile Agnelli e Montezemolo non pagano minimamente. E tutto questo per la soddisfazione di una sinistra demagogica e di sindacalisti il cui unico scopo è alzare le tasse per poter creare spesa pubblica. Poi c’è naturalmente la via societaria all’elusione che offre possibilità ancora più ampie e comode per gli industriali e i detentori di società.
    Quindi, cara vedetta, la libera circolazione esiste per chi se la può permettere ed esiste pure la libera circolazione dei capitali. Non ci sono limitazioni a riguardo. Al massimo obblighi di comunicazione se la tua residenza fiscale rimane in Italia.
    Comunque, caro rivoluzionario, se vuoi mettere dei vincoli alla libera circolazione di cose e persone, prego accomodatiti. Che la sinistra presenti un programma in tal senso e su questo vinca le elezioni. Mi risulta però che il PD sia leggermente succube agli interessi di confindustria, no?

  8. Sveglia, ragazzi! scrive:

    Chiarissimo il tuo pensiero.
    Quello che pensa di fare il PD bisognerà che lo chiedi a loro.
    Per quanto riguarda FLI, invece, avete intenzione di fare qualcosa per limitare lo sconcio che descrivi?
    NB non occorre che rispondi, la domanda è puramente retorica.
    E’ chiaro, come dicevo, il tuo pensiero: molto liberista e assai poco libertario.
    SR

  9. vittorio scrive:

    Io non parlo per FLI (anzi sono molto scettico a riguardo), ma la soluzione in teoria è semplice: basta eliminare le tasse che gravano sul risparmio delle persone. Basta mutuare la stessa fiscalità che c’è nella civile (e furba) Svizzera. Solo in questo modo si può superare l’assurdo che un semplice cittadino sia costretto a pagare tasse sui suoi risparmi, mentre un qualsiasi Agnelli non paga nulla sui propri patrimoni. Altre soluzioni reali non ci sono. A meno di non considerare una rinnovata dittatura del proletariato.

  10. Sveglia, ragazzi! scrive:

    Ehi, era una domanda retorica…vabbè volevi avere l’ultima parola…accontentato!
    Alla prossima
    SR

  11. Gianni Elia scrive:

    Roba da pazzi!
    In partica visto che le tasse sono da confisca perchè non portarle allo stesso livello anche sui risparmi già tartassati peraltro dalla tassa dell’inflazione, della manipolazione la ribasso dei tassi orchestrata dalla BCE e dal regime di recupero delle eventuali perdite in conto capitale. Eì’ senza contare le conseguenze: meno risprmio disponibile equivalgono a minori investimenti, quindi minore produttività e infime salari piu’ bassi

    E questa sarebbe roba da “Sveglia ragazzi!”? Ma si svegliasse chi è stato completamente imbonito dai nostri politici che di quelle tasse tanto belle e portatrici di equità vivono da nababbi. Vedi Fini per esempio

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