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Aridatece Minghetti, il ministro del pareggio di bilancio

– L’Istituto Bruno Leoni ha organizzato il 26 ottobre scorso a Roma la Lectio Marco Minghetti 2010, dedicata all’artefice di un evento più unico che raro nella storia di questo paese: il pareggio del bilancio pubblico. Correva l’anno 1876.
Altissimo il livello dei relatori. Leszek Balcerowicz, già Ministro del Tesoro, Vice Primo Ministro e Presidente della Banca Centrale Polacca, ha presentato uno studio sui fallimenti degli stati sovrani nell’Unione Europea. Con Balcerowicz il Senatore del Pd, Nicola Rossi, nel ruolo di coordinatore dei lavori, mentre come discussant il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e il Direttore del Dipartimento per gli Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale, Carlo Cottarelli.

Perché una Lectio Magistralis dedicata ad una figura del secolo scorso come Minghetti? Semplice: perché la sua lezione è in realtà ancora attuale. I conti pubblici di tutto il mondo occidentale sono allo sbando e di recente diversi paesi si sono trovati vicini a crisi del debito, a cominciare dalla Grecia. Il debito pubblico tende a salire enormemente dopo le crisi bancarie. È probabile quindi che i problemi strutturali dei sistemi finanziari occidentali non possano considerarsi ancora risolti. Se a questo sommiamo i problemi demografici che porteranno i paesi occidentali ad aver bisogno di quantità enormi di fondi per finanziare la spesa pubblica nelle prossime decadi, la situazione può ragionevolmente definirsi tragica.

Come reagire? Secondo Balcerowicz occorre distinguere l’incapacità di pagare il debito dalla mancanza di volontà politica nel farlo: il primo caso è rarissimo, il secondo è la norma.
Va inoltre tenuto conto del fatto che lo stato dei conti pubblici è un indicatore poco affidabile di sostenibilità finanziaria quando l’economia mostra bolle speculative potenzialmente in grado di creare un buco nella contabilità dello Stato, visto che i governi avranno la tentazione di soccorrere le banche e questo porta ad esiti – anche ridicoli – come il deficit del 32% che si stima avrà l’Irlanda quest’anno.

Balcerowicz sostiene inoltre che non c’è motivo di credere che la Grecia possa affossare l’euro più di quanto una crisi del Vermont possa affossare il dollaro, e che il “Meccanismo Europeo di Stabilizzazione”, creato per salvare la Grecia a spese dell’Unione Europea e dei singoli paesi europei, dimostra che l’Unione Europea non prende sul serio i propri impegni di serietà fiscale, come dimostrato del resto dalle vicende del Trattato di Maastricht, proclamato e mai rispettato.

Quello che manca all’Europa non è un governo comune in grado di elargire a man bassa fondi ai paesi meno credibili sul piano finanziario, ma politiche di competitività, efficienza microeconomica, adattabilità e credibilità fiscale che rendano meno probabili le crisi, e meno durevoli gli effetti di eventuali shock economici.

Cottarelli ha invece fatto notare come solo l’Unione Europea, nonostante sia finanziariamente in condizioni migliori di USA e Giappone, abbia rischiato la crisi. Il problema dunque non sarebbe il debito in sé quanto il rischio di contagio tra paesi dell’eurozona, al contrario di quanto affermato da Balcerowicz.
Come detto dallo stesso Cottarelli, tuttavia, se si viene puniti dal mercato è perché si è in condizioni critiche.
È inoltre probabile che dietro il problema ci sia anche il fatto che in Grecia si è rischiata la guerra civile, cosa che a Washington non sarebbe mai successa, ma che potrebbe succedere benissimo a Roma o a Parigi.
Tutto sommato, un Cameron che taglia la spesa per salvare i conti è verosimile in Gran Bretagna, ma lo è molto meno in Italia. Perché i mercati dovrebbero punire paesi che, pur attualmente in situazioni finanziarie penose, hanno già dimostrato qualche capacità di autocorrezione, senza rischiare guerre civili?

Visco ha da parte sua fatto notare come sia importante che i paesi dell’Unione vengano controllati di più sul piano fiscale, sia da meccanismi di mercato che dalla stessa Ue, esprimendo però preoccupazione per il fatto che i mercati siano troppo rapidi nel reagire alle crisi, creando inutili sofferenze aggiuntive. L’ideale, secondo Visco, sarebbe cioè mantenere il normale funzionamento dei mercati monetari e finanziari, prestando attenzione a non generare distorsioni tramite l’azzardo morale.

La cosa sarebbe sicuramente auspicabile, se solo non fosse pressoché impossibile: non esiste infatti un modo certo per eliminare gli eccessi dei boom senza passare per crisi economiche e finanziarie. Quasi un secolo fa Ludwig von Mises diceva che il momento giusto per intervenire per evitare la crisi è durante il boom, cioé con un intervento preventivo.

Risolvere questi problemi richiede politiche economiche lungimiranti e, nel breve termine, impopolari. Da un’Unione Europea che si è dimostrata incapace di applicare le regole su debito e deficit pubblici che essa stessa si era data, risulta tuttavia francamente difficile aspettarsi tanto. Quello che manca all’Europa di oggi infatti è la lucida severità di una figura tanto rara quanto preziosa come Minghetti.


Autore: Pietro Monsurrò

Nato a Roma nel 1979, ha un Dottorato in Ingegneria Elettronica e ha studiato economia alla London School of Economics. Ha scritto per l’Istituto Bruno Leoni, per Liberal, per Chicago-Blog e per Liber@mente.

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