Governi di fine repubblica: il Berlusconi 2010 è come l’Amato 1992, un ottimo esecutivo

– Solo gli sciocchi si stupiscano di svegliarsi ed alzarsi al mattino, uguali a come si erano coricati alla sera. E’ pertanto ovvio constatare che, dopo la sciagurata crisi della maggioranza di fine luglio, il Governo non abbia più – ammesso che lo abbia avuto in misura adeguata – lo smalto delle prime ore. La situazione politica si è fatta pesante. Ne ha subìto le conseguenze il disegno di legge sulla riforma universitaria che, alla Camera, è slittato a dopo il varo della legge di stabilità, a causa della tentata introduzione, alla Camera, di una norma – riguardante i concorsi dei ricercatori – priva di copertura finanziaria.

E’ stato un errore, causato dalle turbolenze scoppiate nella maggioranza. Sarebbe stato meglio tirare diritto votando senza modifiche il testo di Palazzo Madama. Se ci fossero state le condizioni politiche per seguire questa linea ora la riorganizzazione del sistema universitario sarebbe legge dello Stato. Invece, ha vinto il solito andazzo all’italiana, per cui, quando si parla di sviluppare la ricerca, si pensa che il problema si risolva riconoscendo un posto fisso ai ricercatori.

Ma ben più gravi problemi si stanno profilando all’orizzonte. Stiamo assistendo alla fine della Seconda Repubblica. Il quadro politico si sta rapidamente logorando: la maggioranza stenta a rimanere unita, ma non riesce neppure a dividersi; l’opposizione è incapace di proporre un’alternativa credibile. Eppure, in tanto squallore della politica, la linea di condotta dell’esecutivo merita una valutazione assai più generosa di quella espressa da Emma Marcegaglia a Capri e subito rimbalzata tra i luoghi comuni del dibattito politico. I tanti critici dovrebbero interrogarsi, prima di ogni altra considerazione, su quali sarebbero le condizioni di questo sventurato Paese (di cui le anime belle come Mario Monti ogni tanto ammettono di “provare vergogna”) se, durante la fase più acuta della crisi, si fossero seguite le proposte del  Pd.

Per avere una risposta basterebbe andare a rileggere i programmi. Vi sarebbe stata certamente una maggiore spesa pubblica, col pretesto di “sostenere” l’economia e la domanda interna. Così, oggi avremmo un deficit “scappato di mano” (è il caso di prendere nota di quanto sta succedendo nel Regno Unito), ma non una crescita più intensa ed un tasso di disoccupazione più contenuto. Solo l’economia, infatti, è in grado di restituire ciò che tolto. Non sono mai state le norme a promuovere la ripresa.  Non crediamo nell’onnipotenza della politica. Siamo più propensi, sul piano culturale, a vederne i limiti.

Ma qualche merito andrà pur riconosciuto al Governo se dopo un crollo violentissimo (e una crisi non ancora conclusa) l’economia torna a crescere grazie alle esportazioni; se la disoccupazione rimane in linea con i trend degli altri Paesi europei; se l’apparato industriale mantiene il quinto posto nel mondo (mentre quello di nazioni  più blasonate è scivolato verso il basso); se, dopo l’accordo quadro del 2009, sono stati rinnovati una sessantina di contratti nazionali praticamente senza scioperi; se le misure di riforma del sistema pensionistico hanno stabilizzato ulteriormente la spesa in un clima di pace sociale (Oltralpe le cose sono andate molto peggio).

Tutto ciò è avvenuto in coerenza con la “messa in sicurezza” dei conti pubblici. Questa è la legislatura della riforma delle leggi di bilancio, dell’introduzione del federalismo fiscale nonché del riordino del pubblico impiego e della riorganizzazione della scuola. E’ stato garantito il finanziamento degli ammortizzatori sociali, ha avuto applicazione la detassazione delle voci retributive legate alla produttività (ciò significa, ad esempio, che i dipendenti di Pomigliano riceveranno un incremento retributivo di 250 euro mensili tassati al 10%). Anche, nelle settimane del “nostro scontento” il Governo e la maggioranza non sono rimasti paralizzati.

Di recente, è stato approvato il “collegato lavoro”, un provvedimento ricco di contenuti tanto importanti da qualificare un’intera legislatura. Tra di essi ricordiamo: la tutela dei lavoratori esposti a mansioni usuranti; la riforma degli ammortizzatori sociali; diversi interventi di riorganizzazione della pubblica amministrazione e del pubblico impiego; l’introduzione dell’arbitrato secondo equità nelle controversie di lavoro; la regolazione di taluni aspetti del licenziamento.

Tra poche settimane arriverà in Aula, alla Camera insieme allo Statuto dei lavori, anche lo Statuto delle imprese: un segnale di grande attenzione per i diritti delle aziende. L’attuale Governo ha superato, ogniqualvolta si sia posto il problema, l’esame degli organismi europei e degli investitori internazionali; i titoli di Stato hanno mantenuto uno spread sostenibile rispetto a quelli tedeschi. Le critiche della Confindustria all’esecutivo somigliano a quelle che un paziente rivolgere al chirurgo che gli ha trapiantato cuore, polmoni e fegato, dimenticando di operare l’unghia incarnita.

Insomma, il Governo (sempre meno) Berlusconi e (sempre più) Tremonti ha ben operato. Anzi ne ricorda un altro: la compagine presieduta da Giuliano Amato nel 1992, che, mentre imperversava Tangentopoli, riuscì ad evitare la bancarotta e ad aprire la stagione delle grandi riforme. Nessun Plutarco redivivo scriverà mai le “vite parallele” di due esecutivi che hanno agito  in condizioni e tempi diversi. Ma molte caratteristiche le hanno in comune. Ambedue hanno operato mentre il loro mondo giungeva alla fine. E lo hanno fatto con impegno e dignità, incuranti del discredito ingannatore dei loro nemici (quegli stessi che adesso elogiano le iniziative di quel Governo Amato che allora osteggiarono con arroganza e determinazione).

Ambedue hanno gestito il Paese durante una crisi tremenda, riuscendo ad evitare il peggio. Entrambi i Governi hanno affrontato un’offensiva giudiziaria condotta senza tregua ed esclusione di colpi. Nel 1992, il Paese assistette ammutolito ad un’ecatombe di ministri che, raggiunti da comunicazioni giudiziarie, si dimettevano.  Oggi, Silvio Berlusconi – novello San Sebastiano – sta raccogliendo su di sé tutte le frecce degli avversari. Per certi versi ricorda un po’ Bettino Craxi. Speriamo che gli eventi non lo costringano a cercare rifugio – notte tempo – nell’esilio ad Hammamet.


Autore: Giuliano Cazzola

Nato a Bologna nel 1941. Laureato in Giurisprudenza, esperto di questioni relative a diritto del lavoro, welfare e previdenza, è stato dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Insegna Diritto della Sicurezza Sociale presso l’Università di Bologna. Ha scritto, tra l’altro, per Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Quotidiano Nazionale e Avvenire e collaborato con le riviste Economy, Il Mulino e Liberal. È stato deputato per il Pdl nella XVI Legislatura. Per le elezioni 2013, ha aderito alla piattaforma di Scelta Civica - Con Monti per l'Italia.

6 Responses to “Governi di fine repubblica: il Berlusconi 2010 è come l’Amato 1992, un ottimo esecutivo”

  1. Piercamillo Falasca scrive:

    Diciamo la verità, caro prof. Cazzola: ad assomigliare al Governo Amato e alle sue scelte di finanza pubblica è forse l’approccio rigorista che Tremonti ha adottato. Ma se il governo Amato aveva anche aperto una stagione di grandi riforme, queste appaiono assenti dal tavolo del governo Berlusconi. E invece sarebbero vitali, come lei sa meglio di chiunque altro.

  2. LibDan scrive:

    L’attuale governo sarebbe un ottimo esecutivo che ha ben governato e quali sono le motivazioni ? Perche’ non ha dato soldi alle banche?(ci mancherebbe altro data la situazione di oggettivo privilegio di cui godono le banche in Italia), perche’ non ha aumentato la spesa pubblica? (aumentarla più di cosi e’ umanamente impossibile caro prof.). Lo statuto delle imprese in fase di finalizzazione che Lei cita e’ uno bel bicchiere d’acqua rispetto alla situazione attuale delle nostre attivita’ produttive, serve ben altro e Lei lo sa.. E se ha dubbi lo chieda al Rettore Mario Monti, che Lei definisce “anima bella”, mentre e’unanimente ritenuto una delle menti piu’ brillanti e capaci di tutta Europa. Proprio da tutti, destra centro e sinistra. Saluti

  3. vittorio scrive:

    Chi? Quel Monti che dalla Grueber si è messo a declamare quanto belle sono le tasse al pari di Padoa Schioppa? Per carità.

  4. diego scrive:

    Egregio Prof. Cazzola, a me sembra che il governo Berlusconi-Tremonti abbia fatto ben poco, a parte una politica di rigore finanziario, rimandando continuamente un progetto di riforme strutturali utili per il rilancio dell’economia del paese. E francamente non mi sembra che questo sia più l’esecutivo ideale per affrontare una stagione all’insegna del rilancio economico e del rinnovamento politico. Quanto al paragone di Berlusconi con Craxi, suvvia, siamo seri. Craxi incarnava doti politiche (lungimiranza, senso dello stato, ecc) che il primo manco si sogna. Poi è finita com’è finita. Ma questo è altro discorso.

  5. vittorio scrive:

    Il governo Berlusconi a me sembra tutto sommato un buon governo. Sicuramente è infinitamente meglio dell’ultimo governo Prodi. Questo era anche piuttosto evidente prima che Fini iniziasse con la sua guerriglia. Adesso il governo ha diverse difficoltà: i finiani creano instabilità e indeboliscono l’esecutivo in parlamento. Non so fino a quando Fini vorrà tirare avanti col teatrino. Però gli conviene decidersi perchè la cosa comincia a diventare alquanto ridicola. Se trova i numeri al senato, si metta pure assieme al PD per governare l’economia e il “rinnovamento politico”. Sarà per lo meno curioso vedere un’esecutivo non eletto dai cittadini che alza le tasse per aumentare la spesa pubblica, riforma la legge elettorale per i suoi comodi e che nel contempo sprofonda nel caos.

  6. gianpaolo@liberista scrive:

    Ma se Fini e i finiani avessero rimandato le polemiche a nuove elezioni (ossia tra tre anni) e adesso avessere lavorato , e non logorato , il governo?Forse sarebbe stato un tantino meglio!!!Potranno avere tutte le motivazioni che vogliono, vuoi che il il governo non ha abolito le provincie, non ha abbassato le tasse, non ha privatizzato la rai , non ha ridotto la burocrazia che permette alle piccole e mediimprese di crescere e competere…tutte cose giuste , ma se cade questo governo, chi le farà??Vendola , Bersani , Casini?Fini senza i numeri in parlamento?il problema è che dietro la politica attuale ci sia un grande manovratore che noi neanche ci rendiamo conto (Confindustria docet).
    Saluti a tutti e complimenti a CAzzola per l’articolo , uno dei pochi che lavora, nel PDL.

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