Arricchitevi. Di carta. Parola di Bernanke

– La Fed ha parlato: parte la fase due dell’easing quantitativo, con acquisti diretti di Treasuries da parte della banca centrale americana per 600 miliardi di dollari, da qui a giugno 2011, a cui si aggiungeranno circa altri 300-350 miliardi del cosiddetto QE Lite, cioè il reinvestimento in titoli di stato di cedole e capitale rimborsato sulle cartolarizzazioni ipotecarie detenute dalla stessa Fed.

Inusuale che Ben Bernanke abbia sentito la necessità di uscire con un commento sul Washington Post online, ieri sera, per spiegare e giustificare la manovra. Scrive Bernanke:

«Questo approccio [l’easing quantitativo] ha alleviato le condizioni finanziarie nel passato e, finora, sembra essere ancora efficace. I prezzi delle azioni sono saliti ed i tassi a lungo termine sono diminuiti quando gli investitori hanno cominciato ad anticipare la più recente azione. Condizioni finanziarie più accomodanti promuoveranno la crescita economica. Ad esempio, minori tassi ipotecari renderanno più conveniente l’acquisto dell’abitazione e consentiranno a più proprietari di rifinanziarsi. Minori tassi sulle obbligazioni aziendali incoraggeranno l’investimento. E prezzi azionari più elevati spingeranno la ricchezza dei consumatori aiutando ad aumentarne la fiducia, cosa che potrà stimolare la spesa. Una accresciuta spesa condurrà a maggiori redditi e profitti che, in un circolo virtuoso, supporteranno ulteriormente l’espansione economica»

Da dove si può cominciare, di fronte a questa magia di una fiat money che crea una fiat wealth che scorre dall’alto verso il basso, il famoso effetto trickle-down? Vediamo. Di fatto, quasi tutto il ragionamento di Bernanke si basa sulla rivitalizzazione dell’effetto-ricchezza, quello che impazzava ai tempi di Alan Greenspan, quando le abitazioni erano un bancomat attraverso il rifinanziamento (si chiamava mortgage equity extraction), e l’andamento del mercato azionario induceva un senso di comfort psicologico tale da spingere l’indebitamento (a fronte di garanzie effimere) ed i consumi.

I rendimenti scendono? Gli investitori si troveranno ad essere disperati nella ricerca di rendimenti superiori a quelli da prefisso telefonico che la manovra della Fed determinerà, e si sposteranno con effetto-gregge su tutto quello che rende di più: mercati emergenti, obbligazioni societarie, azioni. I cui prezzi saliranno, con il rischio che equivale a certezza che questa ascesa sia sganciata dai fondamentali, ed il risultato finale sarà che la Fed avrà insufflato una gigantesca bolla finanziaria che non attende che di esplodere. Per quale motivo, inoltre, a fronte di un ridotto costo del debito, le aziende dovrebbero indebitarsi per investire, dato che in media si trovano con un tasso di utilizzo della capacità produttiva che resta storicamente depresso? Al più potremo vedere un indebitamento aziendale finalizzato a fusioni ed acquisizioni, al riacquisto di azioni proprie o alla distribuzione di maxi-dividendi, che sosterranno artificiosamente le quotazioni azionarie ma non l’economia reale, nel remake di quanto visto negli ultimi due decenni.

Sappiamo che l’obiettivo della Fed è quello di indurre aspettative inflazionistiche, per contrastare una disinflazione che rischia di diventare deflazione. In questo modo si avrebbe anche una riduzione del valore reale dello stock di debito, tale da aiutare l’economia ad uscire prima dalle difficoltà, almeno in astratto. Il problema è che, se il pubblico dovesse percepire una tendenza surrettizia al finanziamento del deficit federale da parte della Fed, le aspettative inflazionistiche finirebbero col disancorarsi, e vedremmo forti aumenti dei rendimenti sulle attività in dollari, che distruggerebbero in prima battuta proprio quel mercato immobiliare che la Fed vorrebbe sostenere. Senza contare, inoltre, che il numero di mutuatari “sott’acqua”, cioè che hanno un valore del debito ipotecario che eccede quello della propria abitazione, strozza già oggi nella culla ogni ipotesi di rifinanziamento del mutuo.

More of the same, potremmo quindi dire. Una scorciatoia molto pericolosa, che mira a perpetuare un modello di “sviluppo” trainato dai consumi, che ha già prodotto devastazioni oltre a squilibri macroeconomici globali, con un enorme deficit americano delle partite correnti che trova contropartita in altrettanti surplus in paesi come Cina e Germania. Questa volta anche con l’esplosione dei flussi finanziari di “denaro caldo” in entrata sui paesi emergenti, che ne saranno destabilizzati e si troveranno costretti ad adottare misure protettive, quali controlli sui capitali.

Coniugando il modello giapponese di decennio perduto con il proprio peso globale, l’America si conferma l’elefante nella cristalleria dell’economia mondiale.


Autore: Mario Seminerio

Nato nel 1965 a Milano, laureato alla Bocconi. Ha quasi vent'anni di esperienza presso istituzioni finanziarie italiane ed internazionali, dove ha ricoperto ruoli di portfolio manager ed analista macroeconomico, ed è attualmente portfolio advisor. Ha collaborato con la rivista Ideazione e con l’Istituto Bruno Leoni. Giornalista pubblicista, è stato editorialista di LiberoMercato, diretto da Oscar Giannino. Collabora o ha collaborato con Liberal Quotidiano, Il Foglio, Il Fatto Quotidiano, Il Tempo, Linkiesta.it.

4 Responses to “Arricchitevi. Di carta. Parola di Bernanke”

  1. Marcello Mazzilli scrive:

    Esatto… L’abbiamo già visto e non capisco perché si continua a fare lo stesso errore (o meglio.. lo capisco perché). Se il denaro costa poco la cosa più conveniente da fare non è produrre per guadagnare altro denaro (che vale poco e sempre meno a causa della stampa di nuova moneta). Al contrario conviene investire in “cose”. Oro, argento, terreni.. forse immobili.. confidando che prima o poi il valore delle “cose” tornerà a crescere.

  2. Simone scrive:

    Condivisa la critica. sorge la domanda. che fare?
    perchè poi è evidente, gli investiori cercano aziende che rendano, eprchè questo avvenga è banalmente necessario che ci siano clienti disposti a apgare, ma se siamo sommersi già di beni (3 auto a testa le possiamo avere? e due auto a testa epr ogni cinese?) e così epr scarpe, vestiti, eletrodomestici, pc, anche il temo…scarseggia..e pure i salari…e quindi..la domanda delle domande è. quali bene e servizi possono nei porssimi anni permettere di dare lavoro a così tanti abitanti (anche solo nei apesi sviluppati) del pianeta terra? Possiamo solo attendere che qualcosa succeda o dobbiamo fare La cosa che c’è da fare. ovvero fare in modo ceh aumenti non la competitività, non la produttività ma l’imprenditorialità, cioè la capacità di creare nuovi prodotti/servizi ….che non esistono e che quindi aprano la strada a nuovi emrcati redditizzi? detto in altro modo, quale nuova soceità per tirare una nuova economia?
    domande grandi mi rendo conto. ma ritengo siano le uniche che meritino le energie da investire per cercare delle risposte…avrei qualceh idea in merito ma sarei interessato a sapere che proposte hanno degli esperti.
    grazie
    simone

  3. Hayek vs. Keynes scrive:

    Ecco un video che spiega molto bene la situazione…

    http://www.youtube.com/watch?v=5Y1anc4B7iA&p=5B426120CF0C7148&playnext=1&index=6

    ed ecco cosa pensava Greenspan nel 1966 sull’inflazione

    http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&task=view&id=288&Itemid=51

  4. Un problema per essere tale presuppone che vi sia almeno una soluzione possibile. Diversamente è un dato di fatto. Un problema globale presuppone una soluzione globale. Una soluzione globale ammette uno ed un solo solutore primo (che sia composito non conta purché assolutamente assonante.
    Vi sono forse condizioni che permettano di pensare ad una soluzione ai problemi che la maionese impazzita anglosassone pone, avvelenandole da un bel pezzo, alle economie reali del pianeta?
    Sarà forse necessario un bagno di sangue peggiore del ’29 perché la “politica” si riappropri del suo ruolo e riconduca l’ “economia” nell’alveo della logica generale e del profitto redistribuito a fini generali?
    Un mercato globale non richiede forse strutture di benchmarking globali e globalmente accettate (la parola “regola” mi puzza di socialismo e non mi piace per nulla)dopo “matura e condivisa riflessione”?
    Leopardi avrebbe detto “Musa la lima ov’è?..Hassi a rifar ma’l tempo manca”.
    E’ sempre stimolante leggere Seminerio e con profitto intellettuale. Spero che le vicende in corso non lo deludano come me e tanti altri e non convincano anche lui dell’ineluttabilità di un vero, generale diluvio universale nel corso del quale l’archetta Italia andrebbe da subito in mille frammenti (rissosi ed inconcludenti come solo sanno esserlo i guelfi ed i ghibellini che noi italioti incorregibilmente siamo).
    Ad majora.

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