Tutti vogliono figli etero? Forse vero, ma la politica serve a contrastare l’umana paura

– “Tutti preferiscono avere figli eterosessuali”, scrivono al Giornale. Sostituendo quel tutti con ‘molti’ o con ‘quasi tutti’, si è detta la verità. Peccato che compito della politica non sia quello di fotografare e stuzzicare le paure e i peggiori istinti della gente, ma di rivolgersi ai migliori spiriti che albergano dentro ogni uomo e ogni donna. Nessuno pensa che questo sia compito di Feltri e compagnia, ovviamente, legittimamente hanno da pensare alle vendite e ai profitti del loro azionista. Ma chi ha scelto per sé una vita nell’agorà, non può non aver chiaro il senso di questo dovere.

Non è questa una filosofia del ‘politically correct’ a buon mercato, ma la consapevolezza che il destino dell’essere umano – uti singuli e soprattutto come animale sociale – è quello di contrastare l’ancestrale paura del nuovo e del diverso con la pratica quotidiana del buon senso e della tolleranza. ‘Non abbiate paura‘, ci raccomandò Giovanni Paolo II durante il suo pontificato: un messaggio profondo e universale, che da laico ricorderò a lungo.

Più che a costruire ponti e redistribuire risorse, la politica e le istituzioni sociali servono anzitutto a questo: difendere l’Uomo dall’animale che è in lui, sfidare l’ignoto e non farsi sopraffare dalla paura. Il resto è banale amministrazione, che quasi sempre il mercato sa fare meglio dello Stato.

Il centrodestra che si candida a rappresentare l’intolleranza verso gli immigrati e l’omofobia da bar dichiara la sua sconfitta culturale, erige una barriera di pietre già sapendo che sarà travolta dalla storia, si fa tribuno della paura e non pescatore di speranza. Anche per questo, soprattutto per questo, è tempo di un centrodestra migliore.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

26 Responses to “Tutti vogliono figli etero? Forse vero, ma la politica serve a contrastare l’umana paura”

  1. iulbrinner scrive:

    “Peccato che compito della politica non sia quello di fotografare e stuzzicare le paure e i peggiori istinti della gente, ma di rivolgersi ai migliori spiriti che albergano dentro ogni uomo e ogni donna.”

    A mio modo di vedere, quando la politica assume su di sé compiti “educativi” si trasforma in censore ed i compiti educativi che vuole svolgere si chiamano “indottrinamento”.
    Il novecento non ha insegnato molto, a quanto sembra.

  2. Piercamillo Falasca scrive:

    @iulbrinner: e chi ha parlato di compiti educativi? Una cosa è saper narrare la realtà, saper spiegare le cose, provare a decodificarle, altra è imporre una visione etica! Proviamo a trovare il senso più antico della politica, lontano mille anni dallo statalismo del Novecento, senza usare (male) le lenti di un liberalismo ideologizzato… che è di per sè un ossimoro.

  3. francesco scrive:

    Le 10 regole di Chomsky sulla manipolazione dell’informazione
    Noam Chomsky è un linguista. Per molti anni la sua fama, meritata, è stata legata alle sue teorie linguistiche, che si opponevano allo strutturalismo, in voga a mo’ di fede, e che potremmo indicare con due sigle “linguistica trasformazionale”e “grammatica generativo-trasformazionale”.
    Poi Chomsky è diventato ulteriormente famoso. Si è dedicato alla stigmatizzazione dell’imperialismo statunitense ed alla critica, a tratti forsennata, della gestione politica dell’economia e dell’informazione. E’ divenuto una sorta di star del contropensiero, un nemico giurato del mainstream dominante, e con il suo fare, assai dogmatico, è divenuto un guru dell’antisistema.
    In questi giorni siti e blog stanno riprendendo una specie di piccolo teorema che Chomsky ha espresso sulla la manipolazione dell’informazione, nella sue derivazione più temibile: la disinformazione. Le sue sono dieci regole … le regole della disinformazione. I dieci comandamenti del potere mediatico.
    La prima norma è la “strategia della distrazione”. Dice Chomsky: «Consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. E’ anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, dell’economia, della psicologia».
    Seconda norma è quella che potremmo definire “falso problema/risposta demagogica”: «Si crea un problema, una ‘situazione’ prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desidera far accettare. Ad esempio si possono lasciar dilagar la violenza urbana e i disordini sociali, oppure creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici».
    Terza norma è la gradualizzazione delle soluzioni politiche, e quindi «Per far accettare una misura inaccettabile basta applicarla gradualmente, col contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta».
    Quarta norma è quella dello spostamento nel tempo: «Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento».
    Quinta norma è il comunicare ai cittadini come fossero bambini. «La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, questa tenderà, con una certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico: come quella di una persona di 12 anni o meno».
    La sesta norma è quella che definirei “patemica”. «Sfruttare l’emozione – afferma Chomsky – è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti».
    La settima, è la progettazione e gestione di un’ignoranza diffusa. «La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori». E questa norma è legata a doppia mandata con l’ottava. Quella che prevede che il pubblico mediatico si convinca che «è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti. E che questi sono valori positivi e condivisibili».
    La norma numero nove è quella del “senso di colpa”, e quindi: «Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto-svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è ribaltamento né rivoluzione, non c’è nessuna possibilità di cambiamento in senso democratico»
    L’ultima norma, la numero dieci, è quella che possiamo definire del “doppio binario della conoscenza scientifica”. Per Chomsky il vero potere consiste nel conoscere compiutamente i predicati psicobiologici del pubblico (mediante gli assoluti progressi della biologia, della neurobiologia e della psicologia applicata), e poter confidare sul fatto che i cittadini (scientificamente analfabeti) non siano in grado di conoscere sé stessi.
    Da (piccolo e modesto) studioso della comunicazione – testo e società – penso che ogni teorema assoluto, ed ogni semplificazione e riduzione, nel campo della psicologia della comunicazione, sia sì utile – fertile e “simpatico”- ma che lasci sempre un po’ il tempo che trova. Le cose che dice Chomsky, alcune sacrosante e altre relative e discutibili, ci sono già ben note, ma la sua notorietà ha la capacita di metterle assieme e renderle slogan.
    E quindi vorrei lanciare un gioco tra i lettori. Non occorre condividere condividere le tesi del Chomsky politico e apprezzarne il ruolo di guru e di icona dell’anti-imperialismo e della militanza “antagonista”. Anzi, è assai meglio di no. Allora, secondo voi … quante di queste dieci norme di questo teorema … sono riscontrabili nella gestione politica della comunicazione italiana?

  4. iulbrinner scrive:

    @Piercamillo Falasca, che scrive: “Una cosa è saper narrare la realtà, saper spiegare le cose, provare a decodificarle, altra è imporre una visione etica…”

    Non vedo, sinceramente, dove sia la differenza.
    Ogni narrazione della realtà, ogni spiegazione o decodifica delle cose (umane) si fonda su una particolare visione etica piuttosto che su un’altra.
    Sicché anche l’apparente neutralità di un discorso sull’omosessualità rimane una finzione ideologica, in quanto ha la pretesa di “saper narrare e saper spiegare”; affermazione che contiene, implicito, il pregiudizio che altre narrazioni e altre spiegazioni, rispetto alla propria, siano sbagliate.

  5. Parnaso scrive:

    Caro Falasca, non capisco perchè vi stiano a cuore gli omosessuali (gay significa allegri e per me c’è poco da stare allegri)- che tra l’altro da un censimento in Gran Bretagna risultano essere lo 0,85% della popolazione) anche se è intellegente il nuovo approccio alla questione fatta da una parte della Destra che si discosta dai toni machisti di stile maomettano che usano alcuni su queste persone, ma spero che sulla questione non inseguiate la cultura progressista ed il suo linguaggio. Esiste un principio di falsificazione secondo cui il fatto che un solo omosex sia tornato allo stato eterossessuale di natura smentisce tutta la teoria che gay si nasce. Ma io quando nascono i bimbi non riesco a rintracciare dalla sua nascita traccie di omosessualità, in quanto il mio dato sensibile vedono un maschio o una femmina (ergo gay si diventa dopo una certa età, quindi non si può nascere gay). Forse è una devianza non patologica. tutti oggi giudicano berlusconi un ‘malato’ di sesso, perchè solo un vecchio malato si può eccitare con le ragazzine minorenni (che non lo sembrano)ma se si applica la tua teoria dei gay a berlusconi, allora risulta che Berlusconi ha queste tendenze fin dalla nascita e quindi non c’è differenza tra un vecchio 75enne che desidera minorenni, ed un uomo adulto che desidera un altro uomo adulto. Quindi dovreste difendere Berlusconi per le sue tendenze sessuali come fate con gli omosessuali, anche perchè non cè alcun reato nè penale nè civile. Saluti

  6. Maurizio scrive:

    “Anche per questo, soprattutto per questo, è tempo di un centrodestra migliore.”

    E naturalmente siete voi.
    Ma perchè cucirvi addosso una etichetta così limitativa, centrodestra suvvia, delle menti elette dovrebbero superare questi schematismi, dopotutto il popolo bue attende una guida illuminata che li liberi dall’ ignoranza e dalle paure.
    Niente destra o sinistra, ma in alto, molto in alto.

  7. Piercamillo Falasca scrive:

    @Parnaso: infatti io difendo e incoraggio le tendenze sessuali di Berlusconi, spero che vada avanti ancora per anni. Lo incoraggio meno a farsi abbindolare da una escort 18enne al mese, almeno finchè è a Palazzo Chigi.

  8. Luigi scrive:

    @Parnaso. Non so quanti siano gli omosessuali in Inghilterra o in Italia o nello Zimbabwe. Il sondaggio inglese si limita a riportare che lo 0,85% degli intervistati SI DICHIARA omosessuale, niente altro.
    Riguardo ai bimbi cosa diavolo pretenderebbe, il geniale Parnaso, che i comportamenti di un infante fossero per qualche verso simili a quelli di Alfonso Signorini o di Franco Zeffirelli?

  9. vittorio scrive:

    Al di là del problema su cosa sia l’omosessualità e al di là dei giudizi morali, filosofici o quant’altro, mi sembra che alcuni studi determinino l’incidenza della popolazione gay sul totale ad un valore del 5%. Se questo è vero, è una percentuale piuttosto significativa in termini elettorali. Comunque credo sia una popolazione che vota in modo diversificato e con interessi diversi. Cioè credo che un gay di centro destra difficilmente voterà a sinistra, così come vedo difficile l’inverso. In altre parole alcuni temi possono favorire un interesse per un certo partito, ma non più di tanto.

  10. @iulbrinner,

    non credo che l’intento di Piercamillo fosse ”educativo” o demagogico, vista la sua sensibilità verso la questione dei diritti dei gay. E sarebbe veramente auspicabile un cambiamento culturale in quel centrodestra, per risollevarsi dal ribasso umano e morale al quale certi suoi esponenti l’hanno ridotto.
    Per me non è nemmeno un fatto di buonsenso, ma di sensibilizzazione culturale, sostenuta da scienza e professionalità, che sono le uniche vie attraverso le quali possiamo fare un discorso criteriato e non a vanvera, sull’essere umano nella sua complessità.

    Forse se si spostasse il baricentro dalla dialettica ”giusto-sbagliato” ad altre categorie di giudizio meno primitive, riusciremmo ad avere un dialogo, tanto in politica quanto nella vita quotidiana (tolto che le due cose, oramai, non abbiano più molti punti di incontro).
    Ostinarsi a ricercare le ragioni di un lecito e un non lecito sull’omosessualità, che vantaggio apporta alla nostra società?
    E sarebbe ora, a mio avviso, di abbandonare queste rigide e inflessibili visioni etiche a favore di una sospensione del giudizio, come suggerivano già i Greci. Almeno su faccende così delicate, in cui una verità non può essere trovata sul piano scientifico, tanto è complessa la sua ricerca e la sua stessa essenza.

  11. chivicapisce scrive:

    @iulbrinner ma soprattutto @parnaso:
    “Su quello che non conoscete sarebbe meglio che taceste.”
    (cit. Wittgenstein)

    Ci fareste solo una figura migliore.

    Ps.
    A breve una loro dottissima disquisizione (supponendoli maschi(?) etero(?) sani e di robusta costituzione) sui dolori del parto.

  12. Parnaso scrive:

    @chivicapisce
    in base al suo principio (di Wittgenstain) se un tizio non è mai entrato in una Chiesa e non ha mai pregato non ha titoli perr occuparsi di faccende che riguardano la chiesa cattolica oppure io che non sono entrato in una moschea non ho titoli per occuparmi dei rituali islamici. In altre apraole solo gli omosex possono parlare di se stessi? non sapevo fosse un mondo auto-referenziale. spero poi che nessuno esca con la storia che un anti-omosex sia un omosessuale rerpresso perchè altrimenti dovreste pensarlo dei vostri padri e dei vostri nonni, visto che ho assorbito i loro insegnamenti su questo tema. La teoria gay si nasce è solo una teoria perchè priva di verifica empirica. Il numero di gay nel mondo è sopravvallutato: gli studi dicono una stima del 5% ma alla fin fine ne emergono sempre meno quando bisogna dichiararsi (con l’esesmpio delle star del cinema uno dovrebbe essere pure agevolato). Segnalo anche l’articolo che Sgarbi ha fatto oggi sul ‘il Giornale’ che sicuramente è politicamente scorretto. P.S: ad esempio un dato certo sui preti predofili (in Usa, parlo solo di Usa, quindi dati statisticamente attendibili) rivela che essi erano ANCHE omosessuali nel 95% dei casi!!! che cosa ne dovrebbe dedurre un uomo che usa la logica e il ragionamento? D’altronde anche nelle dichiarazioni di Vendola tale aspetto traspare chiaramente. Il mio pensiero finale è che è molto facile fare gli omosessuali con il sedere degli altri. Il vero giudizio morale uno lo esprime se la siuazione riguarda i suoi cari.Ma non cantate vittoria nella futura repubblica islamica d’olanda che è veniente non c’è spazio per questa gente, dato che OGGi se 2 uomoni si tengono mano per mano iniaziano alanciargli le pietre. Nulla di personale contro queste persone, ma se la scelta sessuale è uan scelta privata, perchè deve avere una rilevanza pubblica? Se rimanesse nel privato, come in passato, non me n occuperei, ma quando queste persone reclamano un riconoscimento pubblico allora come cittadino diventa anche un mio problema.

  13. iulbrinner scrive:

    @Luciano Dell’Aglio
    “Ostinarsi a ricercare le ragioni di un lecito e un non lecito sull’omosessualità, che vantaggio apporta alla nostra società?”

    Infatti io non ho fatto alcun riferimento alla liceità/illiceità del fenomeno omosessuale; ho fatto solo riferimento al fatto che, come deve ritenersi legittima ed ammissibile una posizione che difende una presunta “normalità” dell’omosessualità, deve (dovrebbe, in un’ottica di vera tolleranza) ritenersi altrettanto legittima ed ammissibile la posizione diversa che, invece, non riconosce affatto “normale” l’omosessualità e, senza condannarla per questo, lo dice a voce alta.
    Tutto questo, rimarcando il fatto che non esiste, ad oggi, alcuna seria scientificità acclarata intorno al fenomeno in questione.
    Se, poi, il “cambiamento culturale” che lei auspica nel cdx deve intendersi come una rinuncia pura e semplice a seguire le proprie convinzioni etiche in favore delle sue (o di quelle di chiunque altro), allora credo che si ritorna esattamente al punto di partenza delle posizioni politiche con intenti educativi.
    Forse riuscire ad essere più tolleranti con chi non la pensa come vorremmo (o vorreste) sarebbe – quello sì – un vantaggio sociale comune (si veda, al riguardo, l’ultimo commento…).

  14. chivicapisce scrive:

    @parnaso
    Sono indeciso:
    entrare nel merito di ogni singola “leggerezza” scritta da parnaso o lasciarla lì come imperituro monumento all’ignoranza:

    “Guardate bimbi cosa scriveva certa gente tanti e tanti anni fa, poi però ci siamo evoluti….”

    ps.
    o forse era un commento finemente satirico e io non l’ho capito?

  15. chivicapisce scrive:

    “Tutto questo, rimarcando il fatto che non esiste, ad oggi, alcuna seria scientificità acclarata intorno al fenomeno in questione.”

    eh già… basta che un porporato o un Zichichi della Papuasia dica che uno studio scientifico non è serio… e a iulbrinner vengono un sacco di dubbi…
    Per la serie: “è scientifico solo se mi dà ragione, tutto il resto non è serio”.

    ps.
    ah.. ci sono convegni in America (quelli del Disegno Intelligente, per capirci) che stanno rilanciando il modello tolemaico in astronomia (non è uno scherzo, posso fornire link).
    Chi lo sa.. magari hanno ragione loro. Chi può mai dirlo?

  16. @iulbrinner

    ma io proprio con capisco: a Lei che glie frega se l’omosessualità è normale o anormale? Cosa c’è che la lega così animatamente a questa questione? Forse la tange in qualche modo?
    Quello che non si sforza di capire è che la sua è un’ostinata lotta per esprimere un’opinione DENIGRATORIA. Dire o pensare che una persona sia anormale, malata o peggio, deviata solo per il suo orientamento sessuale è innanzitutto una discriminazione e in secondo luogo non è quello che PERSONALMENTE e modestamente reputo un’espressione di rispetto e tolleranza.
    Se mai le capitasse di avere una figlia o un figlio omosessuale, un parente, un caro amico si porrebbe veramente in questo modo critico e scriteriato?
    E guardi, un’altra importantissima cosa: ognuno nella vita dovrebbe occuparsi di quello che gli compete e non entrare a sindacare cose di cui non ha la minima conoscenza. L’omosessaulità è stata esclusa dal listino delle malattie mentali, per il semplice motivo che non esistono evidenze scientifiche che possano collocarla entro il concetto di malattia. Che sia una patologia è insostenibile, proprio per amore della conoscenza e onestà intellettuale. Lei dovrebbe avere maggiore cognizione di causa se desidera fare certe affermazioni, perchè prima della libertà vengono le regole, viene la dignità. Poi certo, se vogliamo fare commentini degni di talk-show pomeridiani possiamo straparlare a vanvera, dire la ”nostra” su tutto e tutti, sparare cavolate, ergerci a giudici de’ noantri. Si può, vivadio, ma tant’è! Quale considerazione si può mai avere di chi si comporta in questo modo? Per me, alcuna.
    Per quel che riguarda il ”cdx”, l’elevazione culturale che auspico è proprio spicciola e materiale: mi auguro che vi entrino persono con uno spessore intellettivo e un grado di acculutrazione più vasto, perchè al momento vedo tanti ignoranti.

  17. @Parnaso:

    a parte l’eclatante caso delle Star del Cinema (!!!),
    potrebbe fornire il link dello studio americano
    a cui ha tortuosamente accennato?

    Grazie.

  18. bill scrive:

    Il problema è, aldilà delle polemicuzze cretine alla Bersani che sono robetta: Berlusconi è omofobo?
    Beh, a vedere da come si è sempre comportato, direi proprio di no: le sue aziende sono piene di gay dichiarati, che occupano posizioni importanti e che certo non nascondono le loro preferenze sessuali.
    Berlusconi è uno che dell’omosessualità se ne è sempre fregato, come fanno in genere tutti gli etero non omofobi.
    L’errore, semmai, lo commette chi crede che l’omosessualità coincida con una concezione alternativa e, fra le righe, migliore della vita e del vivere insieme. Ovvero, la condizione omosessuale diviene una specie di “modello”. Il che, scusate la perifrasi, è solo una cazzata.
    Tornando al Cav, non mi pare che questo governo attui alcun tipo di discriminazione verso i gay, e chi lo afferma dice sciocchezze.
    L’essere poi contrario a matrimonio e adozione gay non significa affatto essere omofobi: significa sapere cogliere le differenze. E io rimango convinto che la maggioranza dei gay sia molto più indifferente a queste richieste rispetto alle varie associazioni (in realtà strumenti dei partiti politici, che perseguono interessi politici e non di rappresentanza) che dovrebbero appunto rappresentarli. E’ probabilmente assai più intelligentemente interessata a risolvere problemi di assistenza ai malati, piuttosto che di contratti e di eredità: tutte cose che infatti non si risolvono, per le richieste otuttooniente di cui sopra.

  19. chivicapisce scrive:

    “Quello che non si sforza di capire è che la sua è un’ostinata lotta per esprimere un’opinione DENIGRATORIA.”

    Esatto.

    E cmq non c’è nessuna “seria scientificità acclarata” che dimostri che alcuni commentatori omofobi di blog liberali siano normali.

  20. iulbrinner scrive:

    @Luciano Dell’Aglio

    A me interessa il tema dell’omosessualità esattamente come, a quanto sembra, interessa a lei.
    Ora, lei sta dicendo di avere tutto il diritto di parlarne, senza spiegarne il titolo preferenziale, mentre io no.
    Quanto ad intolleranza, insomma, siamo ai vertici assoluti dell’illiberalità.
    Spiego, allora, che a me interessa la questione omosessuale esattamente nel momento che se ne vuole fare una questione politica; ossia, una questione che interessa tutti, visto che il termine politica dovrebbe avere, più o meno, questa estensione di significato.
    Dal momento che se ne volesse fare una questione di semplici gusti personali, senza ricadute politiche, mi asterrei da qualunque commento perché sarebbe materia totalmente priva, per me, di qualche interesse.
    Ancora di più, mi interessa nel momento che si sostiene, come si è sostenuto nell’articolo, che compito della politica sarebbe quello, in buona sostanza, di “educare” a certi valori piuttosto che ad altri.
    Mi dispiace, ma gli indottrina-menti non fanno parte del mio orizzonte e non voglio ritrovarmeli, ad un bel momento, legittimati in nome di chissà quale correttezza politica che non riconosco.
    Lei continui a fare il tifo per le sue idee, io per le mie.

  21. @iulbrinner

    Io me ne interesso per due motivi:
    1)nel momento in cui leggo affermazioni improprie come le sue, se non altro in nome della scienza che studio, conosco e vorrei rappresentare nel mio piccolo: la psicologia.
    2)E soprattutto me ne interesso in quanto l’assenza del diritto delle persone gay di formare una famiglia in questo paese, non solo è una questione politica ed etica gravissima, ma che riguarda TUTTI. Perchè se lei è libero di sposarsi, mio caro iulbrinner e se è vero che godiamo di pari diritti senza discriminazione di orientamento sessuale, lei dovrebbe sentirsi solidale con chi non può godere dello stesso beneficio per una non meglio identificata questione morale.
    Non si può far finta che questo problrma appartenga ad una sfera privata, visto che viola i diritti di una minoranza nemmeno così esigua; è un problema che investe tutti e se Lei fosse animato da uno spirito realmente democratico e quindi tollerante, si renderebbe conto che tante opposizioni sono futili oltre che vane nella loro inconsistenza.
    A buon rendere!

  22. ”E cmq non c’è nessuna “seria scientificità acclarata” che dimostri che alcuni commentatori omofobi di blog liberali siano normali.”

    @chivicapisce,
    bella battuta, ma io non so se si tratti di persone realmente ”spaventate”, come suggerisce la parola che hai usato o di commentatori difinformati, che non si sentono per qualche ragione motivati ad approfondire la questione in modo umano e sensibile. E questo spaventa un po’ me, a dire il vero!

    Ad esempio vorrei capire se l’utente @bill abbia fatto un rilevamento statistico per affermare che la ”maggioranza” dei gay è indifferente alla richiesta di diritti civili. Sarei curioso di sapere quanti gay conosce e frequenta, con quanti di loro ha parlato per capire le difficoltà che hanno nell’accettare un’identità sociale che è a loro riconosciuta con estrema difficoltà, ostacolando anche il nascere di un senso di partecipazione politica costante…ma non vorrei trascendere, per carità, le cose sono così semplici per loro.
    E mi chiedo anche cosa significhi questa perla:

    ”L’essere poi contrario a matrimonio e adozione gay non significa affatto essere omofobi: significa sapere cogliere le differenze.”

    Perchè qui a quanto pare c’è una verità condivisa ( una specie di vulgata) sulla omosessualità che ad alcuni di noi sfugge, ma che tra certi commentatori di intuibile appartenenza politica, è ben nota.
    Povera Italia.

  23. iulbrinner scrive:

    @Luciano Dell’Aglio
    “…se è vero che godiamo di pari diritti senza discriminazione di orientamento sessuale, lei dovrebbe sentirsi solidale con chi non può godere dello stesso beneficio per una non meglio identificata questione morale.”

    Lei continua ad avere l’erronea pretesa di dettare agli altri “come si devono sentire” (sottolineo l’utilizzo imperativo del verbo dovere di cui lei, con tutta la sua scienza psicologica che studia e che asserisce di conoscere, non riesce ad avvedersi).
    Se ancora, nonostante tutto, non è riuscito a capire lo spirito intollerante ed illiberale con il quale lei vorrebbe risolvere la questione – sotto l’aspetto politico non privato che non interessa a nessuno – ciò non significa che chi la legge non abbia, ora, tutti gli elementi per formarsi un’opinione personale (tifosi a parte).
    Qui di fobico, a ben vedere, c’è ben altro che l’omofobia.

  24. Parnaso scrive:

    Scusate sono ancora al lavoro, spero di potervi fornire al più presto la fonte dello studio americano che diceva che il 95% dei preti pedofili era omosessuali.
    Ricordo a luciano dell’aglio (gli faccio i miei complimenti perchè come me non si nasconde dietro un nickname) che così come non esistono statistiche ufficiali (al massimo solo sondagggi)che provano che non tutti i gay vogliono diritti civili, così non esistono statistiche ufficiali sul numero di gay che risiedono in Italia.
    Inoltre ricordo che la suprema corte proprio un mese fa ha bocciato la richiesta dei matrimoni omosessuali perchè non è in linea con la nozione di matrimonio che c’è nella nostra Costituzione! (rimandando la questione al legislatore).

  25. Parnaso scrive:

    Probabilmente molti di voi se lo ricorderanno.
    Nell’aprile 2010 il card. Bertone, mentre si trovava in sudamerica, ha affermato: “Numerosi psichiatri e psicologi hanno dimostrato che non esiste relazione tra celibato e pedofilia, ma molti altri – e mi è stato confermato anche recentemente – hanno dimostrato che esiste un legame tra omosessualità e pedofilia. Questa è la verità e là sta il problema”.
    L’affermazione è stata ritenuta infondata e/o attaccata come omofoba da giornalisti, politici, attivisti gay e psicologi, alcuni dei quali cattolici.
    Non so se tale affermazione possa valere per tutto il mondo omosessuale o LBGT.
    Pochi giorni dopo è stata fatta la seguente precisione (che non è rettifica).
    Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, ha in seguito precisato che Bertone si riferiva “alla problematica degli abusi all’interno della Chiesa e non nella popolazione mondiale”.
    Il Card. Bertone nella sua citazione si riferiva infatti al JOHN JAY REPORT, secondo cui esiste una correlazione tra omosessualità e pedofilia è riscontrabile infatti nelle accuse riportate nel Rapporto John Jay
    L’unica cosa in cui mi sono sbagliato che la percentuali dei preti omosessuali e parimenti pedofili non è il 95%, ma ‘solamente’ l’81%.
    I link che hanno trattao argomento sono tanti pertanto chi vuole approfondire il rapporto John Jay bata inserirlo nei motori di ricerca.
    Io mi limito ad indicare solo questi:
    http://en.wikipedia.org/wiki/John_Jay_Report

    http://www.documentazione.info/article.php?idsez=9&id=405

  26. chivicapisce scrive:

    @Luciano Dell’Aglio:
    C’è gente qui che è ignorante (nel senso che proprio non sa di che sta parlando, come io sono ignorante in fisica quantistica) e rivendica il diritto di rimanere tale. Secondo loro è illiberale chi cerca di spiegargli che 2+2=4.
    Dire loro che gli asini non volano è una forma di totalitarismo.

    Frase tipo:
    “Lei continui a fare il tifo per le sue idee, io per le mie.”
    :D

    A proposito di 2+2=5, se ha il gusto dell’orrido c’è un bell’articolo sul Giornale di Melania Rizzoli, medico(?) e parlamentare Pdl, grondante tutti i luoghi comuni che mente umana abbia mai partorito sulla omosessualità:
    qui viene preso giustamente a randellate (l’articolo non il medico)
    http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2010/11/03/gay-che-si-estinguono-e-scienziati-berlusconiani/

    Tutto qui.

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