– Quella dei democratici è stata indubbiamente una sconfitta, non una disfatta. Il confine simbolico tra l’arretramento elettorale e il clamoroso fallimento è ben  rappresentato dall’avamposto senatoriale del Nevada, dove il leader dei senatori democratici Harry Reid ha respinto l’assalto Sharron Angle, espressione più primitiva, quasi cavernicola, del Tea Party (o del Tea Party più primitivo, quasi cavernicolo).

La figlia del coltivatore di patate – poi veterano della seconda guerra mondiale, poi riservista in Corea – una che gioca a spararla sempre più grossa, ha sfidato il figlio del minatore, uno che sembra uscito dai romanzi di Dickens. La parvenue all’attacco del professionista della politica (quale sfida vi ricorda?). Troppo banale? Forse, ma rende l’idea del background dei due contendenti.

Provincialotta 61enne, madre di due figli, insegnante precaria, un curriculum piuttosto povero, Sharron Angle ha aggredito (politicamente, si intende) il vulnerabile simbolo del muro di gomma democratico al grido di “guns up, Christians”. L’opportunità era ghiotta: spodestare uno dei leader di maggioranza più impopolari della storia del Senato iuessei, in uno Stato (il Nevada) desertificato dalla disoccupazione ormai strutturale post crisi finanziaria. In meno di due mesi la “candidata più pazza” (e forse più razzista) d’America si è fumata oltre dieci punti di vantaggio nei sondaggi, grazie a una sarabanda di gaffe e battute infelici da fare invidia al più becero dei leghisti nostrani.

Elencarle tutte sarebbe una litania estenuante. Ci limitiamo a riportare quella più raccapricciante, pronunciata il 15 Ottobre nel corso di un incontro pubblico a Las Vegas, presso il Rancho High School Hispanic Student Union. Uno studente latino prende la parola per chiedere spiegazioni alla Angle riguardo al suo spot xenofobo avente come protagonisti tre immigrati definiti “illegal aliens”, che allude in modo esplicito alla tesi secondo cui i clandestini godrebbero di sussidi finanziati dagli onesti (e bianchi) contribuenti. Il ragazzo chiede: “Perché i suoi spot ritraggono sempre i latini con la didascalia di “alieni” illegali? La Angle, per niente turbata, replica: “Lei dice che sono latini, potrebbero essere anche asiatici. Vede, anche in questa sala, io non so’ se siete tutti realmente di etnia ispanica. Molti di voi sembrano asiatici. Io stessa giorni fa sono stata confusa con un’asiatica da un giornalista americano”.

Una risposta che sembra tratta da un romanzo hard boiled di Elmore Leonard. Niente a che vedere con una delle linee guida della sua campagna elettorale, copiata di sana pianta dal romanzo-mondo Infinite Jest di David Foster Wallace, capolavoro della letteratura post-moderna. La Angle è favorevole al progetto Yucca Mountain, temporaneamente accantonato da Obama, di trasformare il Nevada nella discarica delle scorie nucleari più pericolose degli Stati Uniti, che verrebbero immagazzinate in un sito all’interno di una montagna situata nel deserto, a circa 150 km da Las Vegas. Quando si dice che la realtà supera la fiction.

La campagna elettorale conclusasi il 1° Novembre, che passerà alla storia per l’affermazione (a metà) dei Tea Party e per essere stata la più costosa nella storia delle elezioni di metà mandato (con oltre 4 miliardi di dollari spesi), ha puntato i riflettori sulle radici profonde del malessere americano. La terra del Grande Sogno si sta trasformando in garage buio e vuoto, una specie di capannone di cemento pieno di bidoni di ferro arrugginito e mucchi di linoleum mezzo marcio.

I Repubblicani farebbero bene a mettere i piedi per terra, a non rilassarsi, a non cedere alle tentazioni della sbornia post-elettorale, a mettersi subito al lavoro per:  scegliere un leader in grado di capitalizzare l’anti-statalismo dilagante in un Paese fin troppo europeizzato, nel senso di sommerso dai debiti; ridurre il peso dello Stato nell’economia, usare efficacemente la leva fiscale e ripensare le misure cicliche di politica economica. Se questo non accadrà, il rischio è quello di un “decennio perduto”, in cui la disoccupazione (e con essa l’erosione di molte delle competenze nel mercato del lavoro) sarà l’angelo della morte che gironzolerà intorno all’economia americana.