Auguri alla Camusso, ma lei scommetta sul futuro

di BENEDETTO DELLA VEDOVA – Faccio i migliori auguri a Susanna Camusso, nuovo segretario generale della CGIL. Non ho mai lesinato la polemica nei confronti dei sindacati italiani, arroccati nella difesa corporativa di un sistema di rappresentanza e di tutela dei lavoratori anacronistico e inefficiente, che non a caso fatica a dar voce ai precari, in nome dei quali pure giustifica la propria intransigenza ideologica, o amplifica le istanze di pensionati, dipendenti pubblici e ‘garantiti’, cioè delle categorie meno esposte alle sfide competitive del mercato del lavoro e alle trappole di un welfare impoverito.

Sono sempre stato contro il sindacato del no “a prescindere” su qualsiasi ipotesi di riforma che riguardasse pensioni, articolo 18 e contratti collettivi. Di più, penso anche che prima o poi si debba superare il modello confederale delle rappresentanze, sia quella dei lavoratori che degli imprenditori: non per tornare al corporativismo delle “categorie”, ma per portare verso il basso – il territorio e l’impresa – il sistema della rappresentanza. Penso sia  necessario conservare una netta distinzione tra responsabilità politiche e sindacali nella conduzione della politica economica e fiscale, laddove per decenni un assetto consociativo duro a morire ha coinvolto insieme alle parti politiche anche quelle sindacali, corresponsabilizzandole in scelte “di governo”, che hanno costretto il sindacato  a fare un altro mestiere.

Ciò detto, la sfida dell’innovazione e della competitività deve vedere tutti coinvolti. Il Governo ha il dovere del coraggio riformatore, ma sarebbe sbagliato perseguire gli obiettivi di cambiamento attraverso una strategia di divisione del mondo del lavoro e delle sue rappresentanze. Isolando la Cgil – anzi, perseguendo il suo isolamento come obiettivo, come a volte traspare dalle dichiarazioni “vendicative” di alcuni esponenti di maggioranza e di governo, non si dipana, ma si ingarbuglia la matassa delle riforme. Nessun politico responsabile può scegliersi gli interlocutori, tutti devono fare i conti con quelli che ci sono. E la Cgil c’è e rappresenta il più grande e influente sindacato italiano. Il mio augurio è che sotto la nuova guida di Susanna Camusso abbandoni definitivamente il ruolo di “veto player” e scommetta sul futuro, perché il passato – anche quello più “glorioso” –  sta alle nostre spalle e appartiene alla storia, se non all’archeologia, delle relazioni sociali.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

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