di CARMELO PALMA – Ernesto Galli Della Loggia oggi auspica una sorta di 24 luglio dentro il PdL, come se il PdL, ormai, non fosse che una della tante company berlusconiane, come la Medusa o la Endemol, e di tutte la più personale e familiare, al punto da aver sede nella sua casa romana, a Palazzo Grazioli.

Ci sono ben poche possibilità che un one man party costruito e difeso come tale, fino ad espellere l’unico leader che, senza intralciarne l’azione, ne contestava la natura e la missione “berlusconiana”, possa chiamare a rispondere Berlusconi dei suoi errori. E’ escluso che – tra le prime e seconde fila del partito – qualcuno possa chiedere a Berlusconi un passo indietro, se non da Palazzo Chigi, dall’abitudine all’azzardo e alla confusione tra il suo Ego politico e il suo Es impolitico. Il PdL è intendenza, non coscienza.

Più che un passo indietro, c’è da aspettarsi un pericoloso passo avanti, un’ulteriore “personalizzazione” dello scontro politico. A Berlusconi, a questo punto, non interessa difende l’esecutivo, la legislatura, il rapporto con la Lega e l’azione di governo. Interessa difendere la propria idea di sé e del ruolo “rivoluzionario” del berlusconismo. Non rinnegando niente, ma rivendicando orgogliosamente tutto: l’ipocrisia personale e l’esibizionismo politico, i vizi privati e le pubbliche virtù, e perfino la storia di Ruby – una povera ragazzina sbandata finita nel gorgo degli sbandamenti politici e personali del premier – e ora chiamata a testimoniare del suo buon cuore e della sua carità umana.