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Nella campagna di Pisapia c’è una Milano vera, complessa e contradditoria

– Giuliano Pisapia, il primo a scendere in campo per le primarie del centrosinistra con cui il 14 novembre sarà scelto il candidato sindaco, non ha l’appoggio del Pd che gli ha preferito l’architetto Stefano Boeri, ma una solida squadra di comunicazione che sta lavorando molto bene.

I suoi manifesti sono molto vendoliani, ma efficaci perché si contraddicono volontariamente. La contraddizione è la chiave di lettura più indicata per semplificare il concetto di metropoli, e un politico che anziché smussare le contraddizioni le affronta a viso aperto, le mette in piazza, non è un politico banale.

I comunicatori che stanno dietro a Pisapia stanno facendo molto bene qualcosa di rischioso. Mettono insieme aspetti contraddittori della metropoli per trovare una linea rossa di unione, di condivisione, che dia un ampio respiro a una visione di città.

Vediamo qualche esempio. “Da anni si parla di sicurezza. Senza una sola idea sicura”. Sembra uno slogan ma i sottotitoli evidenziano quanto stiamo dicendo: “Sicurezza ambientale e degli edifici pubblici. Più sicurezza con luce e più vita nelle strade. Più mezzi pubblici e orari prolungati. Più verde pubblico”.

Al di là del contenuto (si potrebbe replicare che l’assessore Bruno Simini sta facendo un lavoro enorme per modificare l’illuminazione serale di interi quartieri di periferia, e che Milano è una delle città europee con più verde pubblico per abitante), il messaggio di Pisapia coglie nel segno: individua cioè molteplici significati della parola “sicurezza”, che vanno ben al di là dell’uso leghista del termine, e dà risposte che i cittadini capiscono bene. La sicurezza ambientale in particolare ci sembra un’affermazione azzeccata, visto che è ormai patrimonio del comun sentire il fatto che un ambiente pulito e sano renda la vita quotidiana in città più apprezzabile.

Altro esempio. “Le periferie. Smettiamo di trattarle come periferie”. E poi: “Restituzione ai quartieri delle aree dismesse. Un centro in ogni quartieri. Più sicurezza con luce e più vita nelle strade. Spazi di comunità per giovani e anziani”.

L’avete notato? Periferie e sicurezza hanno una frase in comune. Sarebbe ovvio, ma non lo è quando i problemi sono affrontati per compartimenti stagni. I comunicatori di Pisapia hanno azzeccato l’idea di integrare i problemi tra loro per vederli come parte di un tutto. La periferia è bisogno di sicurezza, ma anche bisogno di socialità, di condivisione degli spazi, di pratica del territorio.

Ancora. “Per una Milano più giovane diamo più spazio agli anziani”. Altro ossimoro, che viene così precisato: “Nuovi spazi di aggregazione per giovani e anziani. Più sicurezza con più luce e più vita nelle strade. Aumento del verde pubblico. Più mezzi pubblici e orari prolungati”.

I messaggi s’intrecciano sempre più. La luce e la vita nelle strade sono argomento anche di tutela degli anziani, oltre che far parte dei “calderoni” periferia e sicurezza. Perché una strada mortificata dal deserto dei negozi serrati (o trasferiti) è una strada pericolosa, e di solito è una strada periferica, e di solito ci vivono mediamente più anziani che altrove. I mezzi pubblici funzionano come difesa dai pericoli delle periferie che alla sera diventano dormitori, per tutti ma soprattutto per giovani e anziani. Come si vede, la visione d’insieme è facile da cogliere.

Per ultimo: “si pensa poco al traffico. E troppo ai traffici”. E i sottotitoli: “bilanci trasparenti per le società comunali. Più mezzi pubblici e orari prolungati. Biglietto unico per l’area urbana ed extraurbana. Piste ciclabili e biciclette, dalle periferie al centro”.

Due piccioni con una fava: la trasparenza dei bilanci (e – ma credo sia una dimenticanza irrilevante – delle amministrazioni) e il traffico, annoso cruccio non di Milano ma di ogni città medio-grande del mondo occidentale.

Terminata la carrellata di esempi, possiamo affermare quale sia il “quid in più” che Pisapia mostra di avere rispetto anche all’agguerrito avversario interno Boeri, che da architetto conosce bene, in teoria, le città contemporanee.

Il “quid in più” è la visione integrata delle soluzioni. Spesso i programmi elettorali sono fatti per capitoli i cui titoli sono i problemi. Ad ogni capitolo (ad ogni tema) corrisponde l’elenco di possibili soluzioni, naturalmente in forma di slogan. C’è sempre la sensazione che, voltando pagina, ci si stia occupando di qualcosa di totalmente scisso dalla pagina precedente.

Con Pisapia è diverso. Voltando pagina, si ritrovano le soluzioni che erano state indicate nella pagina precedente per risolvere qualcos’altro. E non è un errore di stampa, ma una consapevolezza che non soltanto a un singolo problema corrispondono diversi interventi risolutori, ma anche che il singolo intervento risolutore va a migliorare più di un tema-chiave di una metropoli.

Si tratta di un patrimonio comune a chiunque si occupi di città. La vera novità è avere avuto l’idea di utilizzare questo meccanismo (per ora solo comunicativo) in funzione della candidatura a sindaco. Più in parole povere, Giuliano Pisapia sta dando l’impressione di conoscere molto bene la città contemporanea, le sue dinamiche contraddittorie, la sua irrinunciabile complessità.

Anche se i milanesi lo conoscono meglio di Boeri, è improbabile che un Pisapia vincente alle primarie di centro-sinistra possa poi battere il centro-destra, perché è pur sempre un uomo saldamente legato alla sinistra, sostenuto ufficialmente da SeL, ufficiosamente da Rifondazione (che lo preferisce all’archistar), per il quale è scesa in campo quella parte del Pd che guarda a sinistra.

Inoltre, come si sarà notato, Pisapia rinuncia completamente ad affrontare il tema della sicurezza nei modi che stanno più a cuore all’elettorato più giacobino, che non vuole niggers, zingari e pushers in circolazione e crede, così, di risolvere tutte le ansie, le paure del vivere in città. Questo elettorato, tra cui s’annidano anche molti astensionisti, non sceglierà mai un Pisapia del genere.

Ma va anche detto che a questo elettorato il centro-destra attuale di Milano non parla chiaro. Tutto è affidato alla Lega Nord e a Riccardo De Corato, che pur distinguendosi tra loro di tanto in tanto, ragionano in termini di rastrellamenti e denunce. E di coprifuochi, anche se ora la Lega ha deciso di non sostenerli più, ma non tanto perché non servono allo scopo, quanto perché hanno l’effetto collaterale di dar fastidio ai commercianti. Che finché erano arabi, sudamericani e cinesi (via Padova), andava bene; quando cominciano ad essere anche, in larga misura, italiani (Comasina), non va più bene.

Cavalcarla a vita, questa paura, non funziona se non nel breve termine. Prima o poi occorre che si diano delle risposte serie, vere, concludenti. Prima o poi occorre che qualcuno nel centro-destra incominci a lavorare per combatterla, anziché cavalcarla. Non criminalizzando chi ha paura ma incontrando le sue esigenze reali, non quelle fantasiose o inconcludenti.

Da questo punto di vista, Futuro e Libertà per l’Italia avrebbe tutte le carte in regola. Il concetto di coesione, per esempio, è molto importante da applicare alla metropoli, proprio per affrontare di petto le contraddizioni con soluzioni innovative e in grado, ciascuna, di rispondere ad esigenze diverse. Milano può essere, dal 2011, un prezioso laboratorio per tentare questa strada. Di fronte alle paure e alla crisi d’identità serve un’idea nuova di città, mentre il centro-destra attualmente fa fatica a proporla. Tolto l’Expo, su cui si dice spesso che potrà essere un “volano” di rilancio, senza specificare bene in che senso, non c’è niente di nuovo nel linguaggio della giunta. In verità De Corato era stato molto sincero qualche mese fa, in occasione della restituzione ai residenti del palazzo di via Lomellina scoppiato anni addietro, quando aveva detto: “ormai mancano pochi mesi alla fine del mandato, non è possibile lanciarsi adesso in grandi progetti”. Grandi progetti magari no, ma grandi idee sì, anche perché dopo la fine del mandato occorrerebbe lottare per la riconferma.


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

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