– Ne abbiamo già scritto, sia Carmelo Palma che il sottoscritto, eppure non riusciamo a non stupirci ogni volta che Berlusconi tira fuori la questione dei Tea Party. Si legge oggi sulle agenzie di stampa che, nel nuovo/ennesimo libro di Bruno Vespa, Silvio Berlusconi avrebbe dichiarato il suo apprezzamento per l’iniziativa americana, al punto da voler replicare anche in Italia. “Noi pensiamo di procedere nella stessa direzione”, ha detto il premier.

Da Palazzo Chigi, insomma, il Cavaliere pensa di organizzare e capeggiare un movimento di piazza (fintamente spontaneo) contro l’eccessiva pressione fiscale. Insomma, anziché lavorare concretamente per tagliare le tasse, preferisce protestare perché esse sono troppo alte. E contro chi protesterebbe a quel punto, contro Tremonti? O magari contro l’opposizione di centrosinistra?

Se vuol ridurre la pressione fiscale, Berlusconi può iniziare dalla prossima settimana, accettando l’emendamento alla manovra finanziaria di Futuro e Libertà, con il quale si chiede l’introduzione dell’imposta sostitutiva al 20 per cento sui redditi da locazione per i nuovi contratti d’affitto. Lo ripeteremo fino alla noia: la cedolare secca fin dal 2011 (in attesa che la misura entri organicamente nella riforma del federalismo fiscale) fornirebbe una decisa spinta al ribasso dei prezzi degli affitti a vantaggio degli inquilini, amplierebbe l’offerta di case (molti proprietari non concedono i loro immobili in locazione per le troppe tasse) e consentirebbe l’emersione di molte locazioni in nero.

Caro Cavaliere, lasci che a organizzare i Tea Party siano i contribuenti italiani: pensi subito alle riforme fiscale, che sono leggi ad multas personas.